Maxi agrivoltaico nella Sibaritide: 20 ettari, 15mila pannelli e valutazioni sul rischio archeologico
Il progetto entra nella fase documentale con una mole di elaborati che intrecciano energia, paesaggio, archeologia e pianificazione urbanistica
Un maxi impianto agrivoltaico da quasi 10 megawatt, oltre 14mila pannelli e una superficie superiore ai 19 ettari. Il progetto “Calabria 2”, previsto nelle campagne di Cassano all’Ionio, entra nella fase documentale con una mole di elaborati che intrecciano energia, paesaggio, archeologia e pianificazione urbanistica.
L’intervento è incardinato sul sistema Calabria SUAP – Sportello Energia e riguarda un impianto da 9,99 MWp da realizzare in località Cucchiarara, a circa 12 chilometri dal centro abitato.
L’area individuata è pianeggiante, tra 8 e 11 metri sul livello del mare, in un contesto a prevalenza agricola vicino alla fascia ionica e alla Statale 106 Jonica.
Il perimetro complessivo supera i 19 ettari, con circa 15 ettari ritenuti idonei all’installazione, distribuiti su numerose particelle catastali del foglio 26.
Numeri e tecnologia del progetto
Secondo la documentazione tecnica, l’impianto sarà composto da:
- 14.924 moduli fotovoltaici bifacciali da 670 Wp
- Potenza in immissione stimata: 9,20 MWac
- Produzione annua: circa 18,6 milioni di kWh
- Previsti tracker solari, strutture in acciaio zincato e tre cabine di conversione, oltre a recinzioni rialzate per consentire il passaggio della fauna e viabilità interna su massicciata.
Collegamento alla rete elettrica
Il nodo principale è la connessione alla cabina primaria Sibari di e-distribuzione. Il tracciato dell’antenna elettrica, indicato tra i 5,9 e i 6 km, sarà interrato lungo strade pubbliche e collegato alla linea MT esistente con ulteriori opere di sezionamento e cabine di consegna.
Agrivoltaico e attività agricola
La documentazione insiste sulla natura “integrata” del progetto: produzione energetica e coltivazione agricola dovrebbero convivere sullo stesso fondo, con gestione agronomica indicata in capo a una realtà locale.
È il modello tipico dell’agrivoltaico, che punta a mantenere l’uso agricolo dei terreni affiancandolo alla produzione elettrica.
Il nodo archeologico: rischio medio-alto
Tra gli elementi più sensibili emerge la verifica preventiva dell’interesse archeologico. La ricognizione di superficie non ha individuato nuove evidenze, ma il contesto della Sibaritide, storicamente stratificato, porta a una valutazione complessiva di rischio medio-alto.
Un passaggio chiave: la relazione precisa che la decisione finale spetta alla Soprintendenza, che potrà imporre prescrizioni o ulteriori indagini.
Vincoli paesaggistici e ambientali
L’area è sottoposta a diversi livelli di tutela: vincolo paesaggistico ai sensi del Codice dei beni culturali; aree PGRA legate al rischio alluvioni; vincolo sismico
Secondo la relazione, le superfici operative sarebbero state ridotte proprio per evitare le porzioni più vincolate. Il progetto punta su schermature vegetali e piantumazioni per ridurre l’impatto visivo delle superfici pannellate. La compatibilità paesaggistica, tuttavia, viene legata alla reale efficacia delle mitigazioni nel tempo, soprattutto in un contesto agricolo costiero. Il procedimento si muove nel perimetro SUAP e nelle autorizzazioni previste dal Codice dei beni culturali.