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01/05/2026 ore 19.00
Ambiente

Antenne 5G a Marano Marchesato, Laghi: «Nessuna forzatura su territorio e cittadini»

Il consigliere regionale presenta un’interrogazione alla Giunta sulla prevista installazione di una torre alta 35 metri: «Innovazione sì, ma senza sacrificare sicurezza e salute»

di Redazione

L’installazione prevista di una torre 5G a Marano Marchesato approda in Consiglio regionale, dove il consigliere Ferdinando Laghi ha depositato un’interrogazione rivolta alla Giunta per chiedere chiarimenti e un confronto istituzionale sul progetto. Al centro dell’iniziativa politica ci sono la tutela della salute pubblica, la sicurezza del territorio e la necessità, rivendicata da Laghi, di evitare che la transizione tecnologica si traduca in una forzatura ai danni della comunità locale.

Per il consigliere regionale e segretario questore, la questione non può essere ridotta a un semplice iter amministrativo. «La politica ha il compito di farsi interprete non solo delle necessità di ammodernamento dei servizi, ma soprattutto della custodia dell’integrità dei luoghi e della salute di chi li vive», afferma Laghi, spiegando che proprio da questo equilibrio tra innovazione e sicurezza nasce l’atto di sindacato ispettivo presentato alla Regione.

La torre 5G al centro dell’interrogazione regionale

Nel mirino dell’interrogazione c’è la prevista realizzazione di una infrastruttura di telefonia mobile alta 35 metri nel cuore urbano di Marano Marchesato, in provincia di Cosenza. Una localizzazione che, secondo Laghi, presenta elementi di forte criticità, tanto sul piano urbanistico quanto su quello ambientale e sanitario.

«La vicenda, che vede il progetto di una torre 5G alta 35 metri in un’area densamente popolata, non può essere derubricata a mera pratica amministrativa», sostiene il consigliere. La sua lettura è quella di una criticità “multilivello”, in cui si intrecciano la vicinanza dell’impianto alle abitazioni e la fragilità geologica del sito individuato.

Il nodo della vicinanza alle case e del rischio idrogeologico

Uno dei punti più sensibili della contestazione riguarda la distanza tra l’impianto e le abitazioni. Secondo Laghi, la torre sorgerebbe a pochi metri dalle case, in un contesto urbano densamente abitato, circostanza che richiede verifiche puntuali e un supplemento di prudenza.

A questo si aggiunge il profilo del rischio idrogeologico. L’area individuata ricadrebbe infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di Assetto Idrogeologico, cioè zone classificate a rischio medio ed elevato. Per Laghi questo elemento rende la questione ancora più delicata. «L’area individuata ricade infatti nelle classi R2 e R3 del Piano di Assetto Idrogeologico (PAI), zone a rischio medio ed elevato dove la prudenza non è un’opzione, ma un obbligo morale e normativo», sottolinea.

È su questo doppio fronte, abitativo e geologico, che il consigliere costruisce la sua richiesta di approfondimento.

«Il Comune ha proposto siti alternativi»

Nel suo intervento, Laghi richiama anche il comportamento dell’amministrazione comunale di Marano Marchesato, sostenendo che il Comune abbia affrontato la vicenda con senso di responsabilità, senza assumere una posizione pregiudiziale contro l’innovazione tecnologica.

«Il Comune di Marano Marchesato ha agito con estrema responsabilità, non opponendo un diniego ideologico, ma proponendo soluzioni alternative e siti idonei che permettano la connettività senza sacrificare la sicurezza», evidenzia il consigliere.

Per questo, nella sua lettura, ignorare le osservazioni del Comune e il dissenso manifestato da un comitato di cittadini significherebbe rinunciare a una gestione equilibrata e condivisa del territorio.

Il richiamo alla legge regionale del 2023

Laghi lega la propria iniziativa anche alla legge regionale n. 44 dell’ottobre 2023, da lui stesso proposta. Secondo il consigliere, quella norma è chiara nel fissare il principio della minimizzazione delle esposizioni e nel riconoscere ai Comuni un ruolo attivo nell’indirizzare la localizzazione degli impianti, sempre nel rispetto degli standard urbanistici e sanitari.

«Ci troviamo dinnanzi al rischio di un’imposizione in dissonanza anche con la Legge Regionale n. 44 dell’ottobre 2023», afferma Laghi, sostenendo che il progetto in discussione dovrebbe essere valutato anche alla luce di quel quadro normativo.

Il richiamo alla legge serve così a rafforzare il messaggio politico dell’interrogazione: il tema non è bloccare la connettività, ma governarla in modo compatibile con i diritti dei cittadini e con le caratteristiche del territorio.

La richiesta alla Giunta: confronto con azienda, Comune e cittadini

Con l’atto depositato in Consiglio regionale, Laghi chiede alla Giunta regionale di svolgere un ruolo attivo di mediazione e coordinamento. L’obiettivo, secondo quanto dichiara, è aprire un confronto che coinvolga la società Inwit, le autorità locali, i cittadini e anche la Protezione Civile.

«È fondamentale verificare la reale distanza strutturale dell’impianto dalle abitazioni e, soprattutto, avviare una mediazione che tenga pienamente conto degli interessi e dei diritti anche della popolazione e non soltanto dell’azienda», afferma il consigliere regionale.

La richiesta, dunque, è quella di non lasciare la vicenda chiusa dentro il solo rapporto tra soggetto proponente e iter amministrativo, ma di trasformarla in un confronto più ampio e trasparente.

«La transizione digitale non può avvenire contro i residenti»

Nella parte finale della sua presa di posizione, Laghi allarga il discorso al rapporto tra innovazione tecnologica e territorio calabrese. Il consigliere non mette in discussione la necessità di dotare la regione di infrastrutture moderne, ma insiste sulla necessità che tali opere siano armonizzate con la fragilità del paesaggio e con la serenità delle comunità locali.

«Non possiamo permettere che la transizione digitale avvenga a scapito della serenità dei residenti e dell’incolumità del territorio», dichiara. E ancora: «La Calabria ha bisogno di infrastrutture moderne, ma devono essere armonizzate con la bellezza e la fragilità del nostro paesaggio».

L’ultimo passaggio è un richiamo diretto al metodo. Per Laghi, il coinvolgimento di cittadini e istituzioni locali non è un ostacolo, ma una condizione essenziale di buona amministrazione. «L’ascolto dei cittadini e delle istituzioni locali non è un intralcio burocratico, ma la linfa vitale di una democrazia che voglia dirsi davvero evoluta», conclude.