Crati, Legambiente lancia l’allarme: «Nella Sibaritide servono interventi su tutta l’asta fluviale»
Dopo le esondazioni che hanno colpito la Piana di Sibari, l’associazione chiede prevenzione, governance unica e azioni concrete contro il rischio idrogeologico
Dopo le ultime esondazioni che hanno colpito la Sibaritide, Legambiente torna a chiedere un cambio di passo nella gestione del territorio e del rischio idrogeologico lungo il Crati. L’associazione ambientalista parla apertamente della necessità di azioni sinergiche su tutta l’asta fluviale, indicando nella prevenzione, nella manutenzione e in una governance unica gli strumenti indispensabili per rispondere agli eventi meteorologici estremi che, secondo l’organizzazione, sono sempre più frequenti e intensi a causa della crisi climatica.
Il richiamo arriva a poche settimane dagli episodi di maltempo che hanno investito duramente la Piana di Sibari e la provincia di Cosenza, provocando l’esondazione del fiume Crati, in seguito alla rottura degli argini in più punti su entrambe le sponde, e coinvolgendo anche altri corsi d’acqua come il Busento e il Campagnano. Il bilancio è stato pesante: danni a case, edifici, infrastrutture e terreni agricoli, con centinaia di persone costrette a lasciare le proprie abitazioni in diversi comuni, tra cui Corigliano-Rossano, Cassano allo Ionio, l’area dei Laghi di Sibari, il Parco Archeologico di Sibari, la contrada Lattughelle e la pianura di Tarsia.
In questo quadro, la Regione Calabria ha chiesto lo stato di emergenza nazionale e lo stato di calamità in agricoltura. Ma per Legambiente l’emergenza non può essere affrontata soltanto nella fase successiva ai disastri. L’associazione insiste da tempo sul valore della prevenzione e della mitigazione in un territorio che considera particolarmente fragile, segnato da rischio idrogeologico elevato, abusivismo edilizio, consumo di suolo e carenza di controlli e manutenzione adeguata dei corsi d’acqua.
La Piana di Sibari, ricordano le presidenti di Legambiente Calabria, Anna Parretta, e del circolo di Corigliano Rossano, Evelina Viola, è un’area con caratteristiche morfologiche che la rendono naturalmente esposta agli allagamenti in caso di esondazione. Un territorio un tempo paludoso, poi bonificato e reso coltivabile, che richiede quindi pianificazione accurata e manutenzione costante.
Nel documento viene richiamato anche il precedente dell’alluvione del gennaio 2013, quando il Crati fuoriuscì dagli argini riversando oltre 200 milioni di litri d’acqua nell’area degli Scavi Archeologici di Sibari, nel Parco del Cavallo, mettendo a rischio persone e beni. Un episodio che, secondo Legambiente, offre ancora oggi elementi utili per comprendere il presente.
L’associazione cita infatti le indagini penali e le perizie redatte all’epoca, tra cui quelle del geologo Carlo Tansi, che avrebbero individuato concause quasi esclusivamente di origine antropica. Tra queste vengono indicati lo stato di quasi totale abbandono dell’alveo e degli argini, la presenza di agrumeti abusivi e gli sbarramenti creati da alberi divelti e accumulati. Una situazione descritta come particolarmente grave anche perché riferita a un’area a rischio di inondazione R4 e sottoposta a diversi vincoli di tutela ambientale, paesaggistica e archeologica.
Secondo Legambiente, a tredici anni di distanza da quel precedente, il quadro non sarebbe cambiato in modo sostanziale. Da qui il riferimento anche al nuovo fascicolo aperto dalla Procura di Castrovillari sull’alluvione che nelle scorse settimane ha colpito la Sibaritide, con l’obiettivo di verificare la correttezza delle procedure adottate durante l’emergenza e di chiarire eventuali responsabilità nella fase di prevenzione e messa in sicurezza del territorio.