Cetraro, via alla verifica ambientale per gli interventi sul fiume Aron
Pubblicato l’avviso sulla procedura di assoggettabilità a Via per il progetto che punta a mettere in sicurezza il tratto del ponte in località Ciciarello
Si apre una nuova fase amministrativa per gli interventi previsti sul fiume Aron a Cetraro. È stata infatti pubblicata la procedura di verifica di assoggettabilità a Valutazione di impatto ambientale, ai sensi dell’articolo 19 del decreto legislativo 152 del 2006, relativa al progetto che interessa il tratto terminale del corso d’acqua, in particolare nell’area del ponte in località Ciciarello. La pratica è la numero 796 CS Calabria SUAP “Sportello Ambiente”.
L’avviso risulta pubblicato dal 24 marzo 2026 e resterà aperto fino al 23 aprile 2026. Proponente dell’intervento è Giuseppe Nardi, commissario di Governo per il contrasto del dissesto idrogeologico nel territorio della Regione Calabria. Il Comune interessato è Cetraro, mentre l’ufficio competente è il Settore n. 1 “Valutazioni ed Autorizzazioni Ambientali”. Responsabile del procedimento è l’ingegnere Fabrizio Bruno Galli e dirigente responsabile l’ingegnere Salvatore Siviglia.
Secondo la documentazione tecnica, il progetto riguarda un primo lotto funzionale di un intervento più ampio destinato a interessare successivamente ulteriori aree della stessa asta fluviale. L’obiettivo dichiarato è quello di ripristinare l’officiosità idraulica del fiume e ridurre i fenomeni erosivi che stanno compromettendo il tratto in prossimità del ponte.
Lo studio allegato al progetto definitivo chiarisce che l’intervento non rientra tra quelli da sottoporre a Via nazionale, ma appartiene alla categoria dei progetti da assoggettare a verifica preventiva. Nel testo si specifica che lo studio di fattibilità ambientale serve a indicare le misure necessarie alla riqualificazione ambientale e territoriale dell’area dopo la realizzazione dell’opera, escludendo invece gli aspetti legati alla sicurezza dei lavori, che saranno oggetto di documenti separati.
Nel dettaglio, il progetto prevede la realizzazione di un sistema integrato composto da due briglie in calcestruzzo armato, collocate in serie, e da una soglia terminale con funzione di stabilizzazione del fondo alveo. A queste opere si aggiunge la protezione antierosiva in massi delle pile del ponte, oggi esposte a marcati fenomeni di erosione. Le strutture sono state progettate per dissipare l’energia del flusso, contenere l’incisione del fondo e proteggere le infrastrutture esistenti.
La prima briglia, posta circa 30 metri a valle del ponte, viene indicata come l’elemento principale del sistema, con una lunghezza complessiva in sommità di 117 metri, un’altezza massima del paramento di circa 8 metri e un salto idraulico fissato in 5 metri dopo il rinterro a valle. La seconda, collocata circa 30 metri più a valle, avrà invece una lunghezza di 113 metri, un’altezza massima di circa 6 metri e anch’essa un salto idraulico di 5 metri.
A completare il quadro c’è la soglia terminale, pensata come elemento di chiusura idraulica del tratto di intervento, oltre alla protezione delle pile del ponte mediante una corona perimetrale in massi di prima categoria, posati su letto regolarizzato e intasati con malta cementizia ad alta resistenza. È inoltre prevista la riprofilatura del fondo alveo e la realizzazione della savanella per un tratto di circa 550 metri a monte del ponte, così da raccordare le nuove opere con l’andamento naturale del corso d’acqua.
Nel documento ambientale si sottolinea che l’area presenta una forte fragilità, dovuta soprattutto all’erosione spondale e alla carenza, in alcuni tratti, di vegetazione ripariale consolidata. Il fiume Aron viene descritto come un corso d’acqua a regime torrentizio, caratterizzato da portate molto variabili e da fenomeni di piena improvvisa. L’alveo, inoltre, svolge una funzione di corridoio ecologico naturale tra le aree interne e la fascia costiera.
Lo studio prende in esame anche le componenti ambientali interessate, dal suolo alle acque, fino a flora e fauna. Viene evidenziato che lungo il fiume sono presenti specie tipiche della vegetazione ripariale, come Salix alba, Alnus glutinosa, Populus nigra, Tamarix e Phragmites australis, oltre a querceti misti, macchia mediterranea e alcune specie invasive. Sul fronte faunistico, si segnala la presenza potenziale di pesci autoctoni, anfibi, rettili, mammiferi e avifauna.
Quanto agli impatti, la relazione parla di effetti limitati e prevalentemente temporanei, soprattutto nella fase di cantiere. Gli impatti più evidenti riguarderebbero il territorio, il suolo, l’acqua e in parte la vegetazione presente in alveo, che in alcuni casi dovrà essere estirpata o abbattuta per consentire il corretto deflusso e la realizzazione delle opere. Per la popolazione, invece, non vengono previsti effetti negativi rilevanti, mentre in fase di esercizio si sottolinea il beneficio atteso in termini di protezione del ponte e riduzione del rischio idraulico.
Lo studio elenca anche le misure di mitigazione previste, tra cui la gestione controllata del materiale di scavo, l’adozione di sistemi per evitare l’intorbidimento delle acque, il rifornimento dei mezzi su superfici impermeabili, i controlli sui circuiti oleodinamici e una serie di azioni per limitare polveri ed emissioni durante il cantiere.
Nelle conclusioni, il documento afferma che gli interventi garantiscono la coerenza con il sistema ambientale dell’area sia in fase di costruzione sia in fase di esercizio, pur comportando alterazioni ritenute di bassa entità. La relazione sottolinea che le opere vengono considerate indispensabili per favorire il ripristino del corretto deflusso della corrente, ridurre i fenomeni di incisione del fondo e mettere in sicurezza il ponte, le cui pile risultano attualmente scalzate al piede.