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27/03/2026 ore 08.06
Ambiente

San Sosti, progetto contro il rischio idrogeologico: parte la procedura ambientale

Pubblicata la procedura di incidenza appropriata per il consolidamento del pendio instabile nell’area urbana nord del paese

di Redazione

A San Sosti entra in una nuova fase il progetto per il consolidamento del pendio instabile nell’area urbana nord del paese, intervento pensato per mitigare il rischio idrogeologico in una zona considerata critica per la presenza di abitazioni, infrastrutture e servizi. È stata infatti pubblicata la procedura di incidenza appropriata relativa all’opera inserita nel programma degli interventi di mitigazione del rischio idrogeologico della Regione Calabria.

La pubblicazione reca come oggetto il progetto denominato “Consolidamento di un pendio instabile per la mitigazione del rischio idrogeologico nell’area urbana nord del Comune di San Sosti”. Il proponente è il Commissario Straordinario Delegato, per il tramite dell’ente avvalso Comune di San Sosti. La procedura risulta pubblicata il 25 marzo 2026 con scadenza fissata al 24 aprile 2026.

L’intervento si inserisce nell’attuazione delle misure previste dall’Accordo di Programma del 25 novembre 2010, dal Primo Atto Integrativo del 9 gennaio 2018 e dal Patto per lo Sviluppo della Regione Calabria. 

La relazione tecnica spiega che il progetto nasce per affrontare le criticità emerse dopo gli eventi alluvionali del gennaio 2015, che avevano evidenziato problemi a carico di un tratto della viabilità della ex Ss105 e la necessità di intervenire sulle opere di scolo nell’area nord del centro abitato, con particolare riferimento al Fosso San Leonardo. Proprio quelle condizioni avevano portato all’inserimento dell’intervento nella banca dati Rendis e al successivo finanziamento disposto con deliberazione della Giunta regionale della Calabria n. 355 del 31 luglio 2017, per un importo complessivo di 1.306.854,17 euro.

Secondo il progetto, gli obiettivi principali sono tre: la riduzione della vulnerabilità dell’assetto urbano e delle infrastrutture, la realizzazione di opere di protezione e difesa dai fenomeni franosi e la manutenzione delle infrastrutture presenti nell’area del Fosso San Leonardo, in prossimità della Sp263, ex Ss105.

Per raggiungere questi risultati, il piano prevede una serie di opere tra loro complementari. L’intervento principale consiste nella costruzione di una paratia di pali sul declivio in prossimità del bordo di frana a margine della strada. La struttura, lunga 67 metri, sarà composta da 67 pali del diametro di 80 centimetri e della lunghezza di 18 metri, collegati in testa da una trave di irrigidimento in calcestruzzo armato.

Accanto a questa opera, il progetto prevede anche il drenaggio superficiale con trincee drenanti a valle della sede stradale, per favorire lo smaltimento delle acque infiltrate e ridurre le pressioni sul terreno. Sono inoltre programmati la realizzazione di griglie di raccolta nei tratti intermedi della cunetta stradale, la ricostituzione del fondo e del piano viario, con interventi sulle cunette e sui cordoli, e la manutenzione dei canali e dei manufatti di scolo esistenti.

Dal punto di vista urbanistico, l’area di intervento ricade, secondo il vigente Programma di fabbricazione del Comune di San Sosti, in zona E agricola. Le opere interessano una porzione del territorio collocata nella parte settentrionale dell’abitato, a ridosso della ex Ss105 e in prossimità di edifici residenziali e di una struttura socio-assistenziale. Il progetto specifica che le opere insistono in parte sul foglio catastale 8 e in parte sul foglio 9.

La relazione ambientale segnala inoltre che le aree interessate ricadono in zona R2 della perimetrazione Pai – rischio frana. Per questo, gli interventi vengono considerati attuabili in quanto finalizzati alla riduzione o eliminazione del rischio. Nella stessa documentazione si precisa anche che l’area è compresa nella perimetrazione del Pgra “Aree a rischio alluvione”, con la presenza nelle vicinanze di aree classificate a rischio R1 e R4, ma che le opere previste non dovrebbero modificare il regime idraulico esistente, trattandosi in parte di manutenzioni ordinarie e in parte di interventi di consolidamento.

Un altro passaggio rilevante riguarda i vincoli presenti sul territorio. La relazione evidenzia che le aree ricadono all’interno del vincolo idrogeologico ai sensi del R.D.L. 3267/23, e risultano inoltre soggette a vincolo ambientale per effetto dell’articolo 142 del Codice dei beni culturali e del paesaggio, in quanto comprese nella zona D della perimetrazione del Parco Nazionale del Pollino. Proprio per questo il progetto prevede la richiesta di nulla osta all’ente Parco.

Lo stesso studio sottolinea poi che le aree di intervento ricadono in Zps, motivo per cui il progetto è soggetto a Valutazione di incidenza. Sul piano archeologico viene precisato che il sito non risulta sottoposto a specifici vincoli, pur essendo prevista la richiesta di parere alla Soprintendenza nelle successive fasi.

Quanto agli impatti ambientali, il documento esclude effetti significativi in fase di esercizio dell’opera e concentra l’attenzione soprattutto sulla fase di cantiere. I principali effetti temporanei individuati riguardano le emissioni dei mezzi d’opera, la produzione di polveri, il rumore e l’occupazione provvisoria del suolo. Per questi aspetti sono previste misure di mitigazione come la bagnatura periodica delle aree di lavoro, la copertura dei materiali polverulenti, l’utilizzo di mezzi a bassa rumorosità e la regolazione dei percorsi di cantiere.

Nel documento si afferma anche che le opere non dovrebbero produrre effetti rilevanti sulla biodiversità e che, una volta ultimate, avranno un impatto visivo limitato, poiché gran parte degli interventi sarà collocata nel sottosuolo o a piano campagna. La fase di esercizio, secondo la relazione, non comporterà emissioni atmosferiche, produzione di rifiuti, rumore o consumi significativi di risorse.