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14/06/2026 ore 11.15
Ambiente

Sveglia alle 4:30 per le tartarughe: l’estate speciale dei volontari WWF

Con il progetto TartAmar si reclutano volontari per monitorare i nidi di Caretta caretta: il racconto di Gregorio, tra albe in spiaggia, tracce sulla sabbia e conservazione della biodiversità

di Ilaria Barbalace

Con l’arrivo della bella stagione, le coste della Calabria tornano a essere il palcoscenico di uno dei miracoli più emozionanti della natura: la nidificazione della tartaruga Caretta caretta. Il progetto TartAmar, promosso dalle sezioni locali del WWF, anche quest’anno ha riaperto ufficialmente le porte a chiunque voglia trasformare l’estate in un’esperienza di cittadinanza attiva e amore per l’ambiente, partecipandovi come tirocinante, stagista o semplice volontario. Per capire a fondo come funziona questa «macchina organizzativa», ci siamo fatti raccontare l’esperienza sul campo da Gregorio Cianflone, membro del direttivo del WWF Cosenza Sila Pollino, giunto ormai alla sua quarta estate come volontario sul campo.

Come ci spiega Gregorio, TartAmar è un progetto capillare sotto la guida della biologa Jasmine De Marco, gestito a livello regionale da diverse organizzazioni aggregate (OA) del WWF Calabria: Cosenza Sila Pollino, Vibo Vallata dello Stilaro, Reggio Calabria e Crotone.

Una rete strutturata, indipendente ed Europea

«Quest’anno abbiamo reso ancora più strutturata questa organizzazione gerarchica per gestire al meglio i volontari per ogni sezione - evidenzia -. Abbiamo lanciato un form di reclutamento proprio per garantire una migliore copertura delle spiagge». Inoltre, i dati raccolti sul campo, come ogni anno a fine progetto, vengono rendicontati e trasmessi all’ISPRA (Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale) per confluire negli archivi ministeriali nazionali.

La Caretta caretta è infatti protetta dalle direttive europee sulle specie minacciate e il progetto TartAmar è parzialmente inserito all’interno del progetto Life Adapts, che si occupa specificamente della tutela di tartarughe marine e foche monache, dando ai dati calabresi una valenza di respiro internazionale. L’impegno del WWF sul territorio, tra l’altro, non si ferma alle spiagge.

Le sezioni sono attive tutto l’anno su fronti globali e locali: da eventi internazionali come Earth Hour (l’ora di buio per il risparmio energetico) a iniziative nazionali come Nature Day e Urban Nature, fino a monitoraggi sul campo di cruciale importanza, come quello sul lupo, conclusosi recentemente nei boschi di Fagnano, in provincia di Cosenza.

Dalla «scintilla» all’autorizzazione del Ministero dell’ambiente

La storia di Gregorio è l’esempio perfetto di come il volontariato possa trasformarsi in un percorso di crescita straordinario. Entrato nel WWF nel maggio 2023, al suo primo anno di università presso l’Unical, proprio per il progetto TartAmar, spinto da una passione innata che lo ha portato a studiare Scienze Naturali, non se n’è più andato.

«I primi anni sono stato un volontario come gli altri - racconta -ma dall’anno scorso ho ricevuto l’autorizzazione dall’ISPRA e dal Ministero dell’ambiente per poter prendere dati e misurazioni sulle camere nido e sui piccoli». Una testimonianza che sottolinea come TartAmar sappia accogliere tutti, offrendo la possibilità di acquisire competenze di altissimo livello sul campo.

Cosa spinge un ragazzo a trascorrere le notti aspettando l’alba e le mattine in spiaggia invece di godersi una normale vacanza estiva? Per Gregorio è il richiamo di qualcosa di più grande, contribuire concretamente alla tutela della natura: «Sapere di fare qualcosa di utile per la conservazione delle tartarughe marine e di partecipare a una causa che mi sta a cuore è un’emozione che poche altre esperienze possono dare».

La giornata tipo di un volontario inizia molto presto, spesso tra non poche difficoltà logistiche. Gregorio si vede costretto a svegliarsi alle 04:30 del mattino per riuscire a incastrare i turni con i mezzi pubblici, prendendo un treno che lo porta sulla spiaggia di Paola alle 05:30 precise. Un orario fondamentale poiché il sole ancora basso sull’orizzonte crea una luce radente che mette in evidenza le tracce lasciate sulla spiaggia.

«Non cerchiamo cose a caso - racconta Gregorio -. Le tracce delle tartarughe sembrano quelle lasciate da un mezzo meccanico con una sola ruota che esce dal mare e poi vi rientra. Quando individuiamo una traccia e sono presenti delle buche, significa che la tartaruga potrebbe aver tentato la deposizione». A quel punto solo il personale autorizzato dal Ministero può effettuare una verifica per individuare l’eventuale camera nido. Se le uova sono presenti, l’area viene delimitata e protetta; in caso contrario, il tentativo viene registrato e il monitoraggio continua.

Il giallo delle quindici buche: un aneddoto indimenticabile

Alla domanda su quale sia stata l’emozione più forte, Gregorio ricorda una mattina dell’estate scorsa ad Amantea. Dopo settimane in cui nessuno dello staff riusciva a trovare nulla, lui e un altro volontario si sono imbattuti prima in una traccia piccola e vecchia, poi in una seconda di circa venti metri. Ma il vero spettacolo li attendeva alla fine del percorso prestabilito.

«A un certo punto - racconta - abbiamo visto una traccia enorme, freschissima, che attraversava la spiaggia facendo curve e giri su sé stessa. Sembrava quasi disegnata sulla sabbia. Seguendola abbiamo capito che la tartaruga aveva camminato tantissimo tempo alla ricerca del punto giusto dove deporre». La traccia superava i duecento metri e lungo il percorso erano presenti numerosi tentativi di scavo. Alla fine, però la tartaruga non ha deposto le uova ed è tornata in mare. «Nonostante non ci fosse il nido, vedere una traccia così perfetta, lasciata durante la notte e ancora intatta all’alba, con i segni delle pinne ben visibili sulla sabbia, è stata un’emozione indescrivibile».

Dietro le quinte: tra la fatica logistica e «lato oscuro»

La vita del volontario non è però priva di ostacoli. Se la fatica della sveglia presto viene attenuata dallo spirito di gruppo, dalla reciproca compagnia e dalla curiosità quotidiana, la vera sfida invisibile è l’organizzazione dei turni. Coprire le spiagge ogni giorno come da protocollo, è difficilissimo. L’attività non è retribuita e si basa solo sulla motivazione personale, tanto che spesso i veterani come Gregorio devono fare gli straordinari per non lasciare scoperti i litorali.

«Più si è, meglio è – confessa. Invito tutti a dare una mano». Un altro elemento complesso è il fattore umano. Gregorio ammette che inizialmente temeva una totale mancanza di sensibilità da parte delle persone, ma la Caretta caretta è un animale estremamente carismatico, capace di fare breccia nel cuore di residenti e turisti storici che ormai riconoscono le magliette del WWF e collaborano attivamente.

Vivere questa avventura cambia radicalmente il modo di guardare il mondo. Gregorio ammette che prima di TartAmar considerava la spiaggia come tutti: un semplice luogo di vacanza in cui piazzare liberamente un ombrellone e fare il bagno. «In realtà, la spiaggia è un habitat a tutti gli effetti, esattamente come un bosco o un lago - riflette -. È un luogo che gli animali usano per cacciare, crescere e deporre le uova. Come tale, ha bisogno di essere protetto e salvaguardato dal continuo disturbo umano estivo».

A livello personale, questa esperienza insegna soprattutto a non arrendersi. «Può essere demoralizzante uscire molti giorni di fila e non trovare mezza traccia, ma poi arriva quel giorno in cui trovi un segnale, o ti chiamano per una schiusa in corso, e capisci che ogni sforzo è ripagato». La macchina di TartAmar si muove seguendo i ritmi biologici della specie. Sebbene non ci sia ancora una data d’inizio fissa, i primi nidi sono già stati confermati in Grecia e a breve si registreranno le prime ovodeposizioni in Italia, storicamente a partire dalla Sicilia.

Per questo i volontari devono farsi trovare pronti. Il form per le iscrizioni è ancora aperto per raccogliere le ultime adesioni: il periodo clou delle attività si svilupperà da giugno fino a settembre, mese in cui schiudono gli ultimi nidi. Le forze in campo stanno crescendo. La sezione di Cosenza Sila Pollino ha già registrato diversi nuovi partecipanti al progetto per l’estate 2026, ma il movimento è imponente in tutta la regione.

Il vademecum per il cittadino: 6 regole d’oro

Proprio perché il mediterraneo si sta riscaldando rapidamente e le tartarughe stanno spostando le loro rotte sempre più a ovest - tanto che l’anno scorso in Calabria è stata confermata l’emersione di una rara Chelonia mydas (tartaruga verde), specie tipica del Mediterraneo orientale - è fondamentale che ogni cittadino sappia come comportarsi in caso di avvistamento accidentale di un animale o di una traccia. Il WWF Calabria ricorda sei passaggi vitali da seguire:

Ricomincia TartAmar, e per proteggere questo immenso tesoro serve l’aiuto di tutti. (Fai uno screen a queste regole e tienile strette), la tua prossima passeggiata al mare potrebbe salvare una vita.