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25/01/2026 ore 16.45
Cosenza Calcio

Guarascio non impara: Cosenza svuotato e senza idee (un anno dopo)

Zero vittorie nel 2026, la squadra ha perso identità e gioco (Buscè non è esente da colpe). Dal mercato non è arrivato quello che ci si attendeva

di Redazione

Un anno fa, complice anche la penalizzazione di quattro punti in classifica, si acuivano i problemi del Cosenza Calcio che, a fine stagione, retrocedeva in Serie C. A distanza di 365 giorni, la fotografia è inquietantemente simile. Se si guarda al cammino del 2026, i Lupi della Sila non hanno ancora vinto una partita, perdendo terreno rispetto alle posizioni di vertice. Tre sconfitte e un pareggio nelle prime quattro giornate del girone di ritorno del girone C: un bilancio che parla da solo.

Squadra usurata per la scarsa profondità della rosa? È senza dubbio uno dei nodi principali. Ed è anche una responsabilità precisa, che ricade ancora una volta sul presidente Guarascio, che come ogni anno si è fatto trovare impreparato nel momento decisivo del calciomercato. La Serie B diretta, diciamolo chiaramente, è un’utopia. Probabilmente lo era anche prima, quando ci siamo lasciati cullare da un sogno durato troppo poco.

Il Cosenza di oggi è la brutta copia di quello visto appena due mesi fa. Una squadra svuotata, anche nell’anima, priva di mordente e di identità. La manovra fluida è scomparsa, gli errori individuali si sono moltiplicati e le prestazioni dei singoli ne sono la conseguenza diretta. I nuovi acquisti non incidono. Senza Mazzocchi, Cimino e Florenzi, questa squadra perde qualità, esperienza e personalità.

Ma Buscè può fare di più? La domanda è legittima. Al netto delle dichiarazioni sull’ottimo girone d’andata, viene spontaneo chiedersi se esistano altre ragioni dietro questo crollo evidente. Perché di crisi, ormai, bisogna parlare senza giri di parole.

L’obiettivo del Cosenza sono i playoff? Bene, lo accettiamo tutti. Ma allora una domanda è inevitabile: come pensa di arrivarci questa squadra? Con prestazioni opache? Con una compattezza che oggi semplicemente non esiste? Con quale spirito? Le risposte devono arrivare dal campo, ma anche dalle scelte tecniche e dalla gestione del gruppo. Perché continuando così, anche i playoff rischiano di diventare un miraggio.

E non si prenda a riferimento il 2018 di Braglia, a meno che il direttore sportivo Roma non riesca a pescare, dal nulla, nuovi Tutino e Okereke. Ma quella, oggi, sembra più una favola che una strategia.