Cosenza, 34 anni senza Massimiliano Catena: quell’ultima corsa rimasta sospesa nel tempo
Il 1° ottobre 1992 moriva a soli 23 anni il centrocampista rossoblù. Quattro giorni prima aveva segnato alla Ternana, poi il viaggio a Roma per stare accanto al padre malato e il tragico ritorno verso Cosenza
Sono trascorsi 34 anni dalla morte di Massimiliano Catena, ma il suo nome continua a occupare un posto preciso nella memoria rossoblù. Aveva appena 23 anni quando un incidente stradale, nei pressi dello svincolo di Tarsia Nord, interruppe una carriera che sembrava ancora tutta da scrivere. Era il 1° ottobre 1992. Catena stava tornando verso Cosenza dopo essere stato a Roma accanto al padre Monaldo, gravemente malato.
Dal Torino a Cosenza
Romano, classe 1969, Catena era cresciuto nel settore giovanile del Torino, arrivando fino all’esordio in Serie A. Dopo l’esperienza con la Reggiana, nel 1990 approdò a Cosenza. Lo volle Gianni Di Marzio, poi con Edy Reja diventò uno degli elementi più utilizzati della squadra. Era un calciatore di corsa, duttilità, sacrificio. Reja lo impiegò praticamente ovunque: terzino, centrocampista, mezzala, esterno. Un giocatore capace di adattarsi a più ruoli e di diventare un punto fermo di quelle stagioni. Catena fu protagonista della soffertissima stagione 1990-91, culminata con lo spareggio salvezza di Pescara contro la Salernitana, e poi del campionato successivo, quello in cui il Cosenza arrivò fino all’ultima giornata con il sogno della Serie A ancora vivo. Era diventato uno di quei calciatori nei quali una piazza finisce per riconoscersi senza bisogno di grandi proclami.
Quel gol alla Ternana
La parte più dolorosa della sua storia è racchiusa negli ultimi quattro giorni. Il 27 settembre 1992 al San Vito si giocava Cosenza-Ternana. I rossoblù erano sotto nel punteggio quando, a una decina di minuti dalla fine, Catena trovò il pareggio con una conclusione dalla distanza. Sarebbe stato l’ultimo gol della sua vita e l’ultima partita giocata con la maglia del Cosenza. Dopo quella rete corse lungo il campo verso la curva. Oggi, conoscendo ciò che sarebbe accaduto pochi giorni più tardi, quelle immagini hanno inevitabilmente un valore simbolico diverso. Ma forse il modo migliore per ricordarle è per quello che furono davvero in quel momento: la gioia spontanea di un ragazzo di 23 anni che aveva appena segnato davanti alla sua gente. Dopo la partita partì per Roma. Suo padre stava combattendo contro una grave malattia e Massimiliano voleva trascorrere qualche giorno con lui. L’allenatore Fausto Silipo gli aveva concesso di raggiungere successivamente la squadra, impegnata nel ritiro in vista della trasferta di Taranto. Catena, però, decise di tornare prima a Cosenza per riprendere gli allenamenti. Non arrivò mai. La sua automobile finì contro il guard rail nei pressi di Tarsia Nord. Aveva 23 anni. Per Cosenza fu un altro lutto difficilissimo da assorbire, a meno di tre anni dalla morte di Denis Bergamini.
Una curva con il suo nome
Il primo Cosenza tornato in campo dopo la tragedia lo fece in un San Vito segnato dal dolore. In occasione di Cosenza-Cesena, il pubblico rossoblù osservò i primi dieci minuti della partita in silenzio per onorare la memoria di Catena. Da allora il suo nome non è più uscito dalla storia del club. La Curva Nord del San Vito-Marulla è intitolata a Massimiliano Catena, mentre negli anni la società e i tifosi hanno continuato a ricordarlo con striscioni, maglie e iniziative. Catena, 34 anni dopo, appartiene ormai anche a generazioni di tifosi che non lo hanno mai visto giocare. Ne conoscono il nome perché lo hanno letto entrando allo stadio, perché lo hanno sentito raccontare dai propri padri. E dentro la storia resta un’immagine su tutte le altre: un ragazzo che corre dopo un gol alla Ternana, ignaro che quella sarebbe stata l’ultima volta. Massimiliano Catena aveva soltanto 23 anni. Cosenza, da quel 1° ottobre 1992, non lo ha più dimenticato.