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11/02/2026 ore 09.39
Cosenza Calcio

Cosenza, Buscè lancia l’allarme: «Sono 20 giorni che non ci alleniamo: il Sanvitino è una palude»

Il tecnico dopo Cosenza-Siracusa: campi impraticabili, lavoro a singhiozzo e rischio infortuni: «Così non riusciamo a dare intensità»

di Alessandro Storino

Non è il freddo il problema. È l’impossibilità di allenarsi come una squadra professionistica dovrebbe. Nel finale della conferenza stampa dopo Cosenza-Siracusa, mister Antonio Buscè apre uno squarcio su una criticità che, a suo dire, “forse nessuno sa” e che sta condizionando pesantemente il lavoro quotidiano dei rossoblù.

«Non ci possiamo allenare come vogliamo»

Buscè è netto: «La problematica è che noi non ci possiamo allenare come vogliamo». E la ripetizione non è casuale, perché il dato che porta è pesante: «Sono 20 giorni che non ci alleniamo, 20 giorni che non ci alleniamo». Una situazione che il tecnico collega alle piogge continue e alle condizioni dei terreni disponibili. Il campo del Sanvitino viene descritto senza mezzi termini: «È impraticabile, è una palude». Per evitare guai fisici, lo staff è costretto a limitare il lavoro o trovare soluzioni di fortuna: «Noi siamo costretti a lavorare quasi mai, arrangiarsi». E l'alternativa principale non è percorribile: «Al Marulla non ci possiamo andare perché lo spacchiamo».

Più sforzo, meno intensità

Il tecnico aggiunge un dettaglio tecnico, citando lo staff sanitario e il preparatore Gemignani: su un terreno del genere i calciatori «fanno il 20 per cento di forza in più». Il risultato è un allenamento poco efficace e potenzialmente rischioso: quando poi si prova a “aprire” il lavoro, a dare intensità, qualcuno finisce «sotto sforzo» anche perché «non facciamo corse lunghe» e «non riusciamo a dare intensità al lavoro».Buscè chiude ribadendo il concetto che considera centrale: «Uno dei lati più dolenti di questo periodo è che la squadra è 20 giorni che non si sta allenando». Una condizione che pesa su tutti, non solo sui risultati: «Per noi allenatori è tremendo e anche per i giocatori stessi».