Cosenza Calcio denuncia un «boicottaggio»: «Insulti, minacce e shitstorming contro il club»
Il Consiglio di amministrazione parla di una campagna organizzata sui canali social e annuncia iniziative in sede civile e penale. «Non è protesta, è ricatto e vandalismo economico»
Il Cosenza Calcio denuncia pubblicamente quello che definisce «l’ennesimo atto di sabotaggio contro la società».
In una nota diffusa il 2 ottobre, il Consiglio di amministrazione del club rossoblù riferisce che, nel giro di pochi minuti, i propri canali sarebbero stati investiti da «una campagna organizzata di insulti, minacce e shitstorming», al punto da costringere la società alla cancellazione delle pubblicazioni interessate.
«Non è un episodio isolato»
Secondo il Cosenza Calcio, quanto accaduto non rappresenterebbe un fatto occasionale.
«È la prosecuzione di una strategia di boicottaggio che da due anni sta provocando danni enormi alle casse del Cosenza Calcio», sostiene la società.
Una ricostruzione molto dura, che il club collega direttamente anche alle conseguenze economiche prodotte dal clima di contestazione.
«Non è protesta, è ricatto»
Nel comunicato il Cosenza Calcio utilizza parole nette per descrivere quanto starebbe accadendo. «Non è protesta. È ricatto. È vandalismo economico», afferma il Consiglio di amministrazione. La società sostiene inoltre di non voler più accettare che «una minoranza rumorosa e violenta decida chi può o non può sostenere questa squadra».
Annunciate iniziative legali
Il club richiama anche il principio della libertà di impresa e annuncia l’intenzione di tutelarsi nelle sedi competenti. «La libertà di impresa è sancita dalla Costituzione italiana e il club si tutelerà in ogni sede civile e penale per rivendicare tale diritto», si legge nella nota.
Il Cosenza sottolinea infine la duplice natura della propria attività, ricordando di avere «una funzione sociale, ma anche economica» e ribadendo che la sostenibilità della gestione passa necessariamente dalla disponibilità di risorse.
La società sceglie quindi di alzare il livello dello scontro, trasformando la polemica social in una questione di tutela economica e legale del club.