Cosenza, gli ottant’anni di Pagliuso: il presidente che sognò la Serie A
Nato il 2 novembre ma registrato all’anagrafe l’8, lo storico patron rossoblù festeggia un traguardo importante. Il regalo più bello arriva dal nipote omonimo, autore di una doppietta con l’Under 17 del Cosenza. Il ricordo della sua presidenza, tra grandi ambizioni, successi e vicende giudiziarie concluse con l’assoluzione
Ottant’anni di vita, oltre venti trascorsi all’interno del Cosenza Calcio e un sogno inseguito fino all’ultimo: portare per la prima volta i rossoblù in Serie A. Giovanni Paolo Fabiano Pagliuso compie oggi, 2 novembre, 80 anni, anche se ufficialmente il suo compleanno risulta l’8 novembre. Una curiosità che risale al 1946, quando i suoi genitori, non volendo che il figlio risultasse nato nel giorno della commemorazione dei defunti, decisero di registrarlo all’anagrafe sei giorni dopo.
Un compleanno speciale, reso ancora più bello da un regalo arrivato direttamente dal campo di calcio. A farglielo è stato il nipote, che porta esattamente il suo stesso nome: Giovanni Pagliuso. Il giovane calciatore, che milita nel Cosenza Under 17, sabato scorso ha realizzato una doppietta contro il Giugliano, dedicando entrambe le reti al nonno. Un gesto dal grande valore affettivo, che unisce idealmente due generazioni della stessa famiglia attraverso quei colori rossoblù che hanno accompagnato una parte importante della vita dell’ex presidente.
Perché parlare di Pagliuso significa inevitabilmente ripercorrere una delle epoche più significative della storia del Cosenza. Quella delle grandi ambizioni, dei campionati di Serie B vissuti da protagonisti, del sogno della massima serie e di una presidenza conclusasi traumaticamente nel 2003.
Dagli anni Ottanta alla promozione con Sonzogni
Imprenditore cosentino, Pagliuso entra nella dirigenza rossoblù già a metà degli anni Ottanta, ricoprendo il ruolo di vicepresidente esecutivo. Nel 1994 assume ufficialmente la presidenza, subentrando a Bonaventura La Macchia. Il suo primo campionato è segnato da una penalizzazione di nove punti, superata grazie a una squadra che, allenata da Alberto Zaccheroni, riesce comunque a conquistare la salvezza. Nel 1997 arriva la retrocessione in Serie C1, ma Pagliuso promette un immediato ritorno tra i cadetti. Mantiene la parola: nella stagione successiva il Cosenza di Giuliano Sonzogni, trascinato dai gol di Massimo Margiotta, vince il campionato e riconquista la Serie B. È uno dei momenti più importanti della sua gestione, ma il grande obiettivo del presidente rimane un altro: raggiungere quella Serie A che Cosenza non ha mai conosciuto.
Il Cosenza di Mutti e quelle nove giornate in testa alla Serie B
Il momento probabilmente più esaltante della sua presidenza arriva nella stagione 2000-2001. Sulla panchina rossoblù siede Bortolo Mutti, confermato dopo il campionato precedente. Il Cosenza parte fortissimo e, contro ogni pronostico, si ritrova a guardare tutti dall’alto. La squadra è costruita attorno a calciatori come Valoti, Strada, Pavone, Pisano, Savoldi, Zampagna e Guidoni. Un gruppo che abbina qualità, esperienza e concretezza, capace di trasformarsi in una delle grandi sorprese della Serie B. L’avvio è straordinario. Nelle prime dieci giornate i Lupi conquistano 22 punti, un rendimento mai raggiunto in precedenza dal Cosenza in cadetteria nell’era dei tre punti.
Arrivano quattro vittorie consecutive contro Monza, Ancona, Empoli e Siena, con i rossoblù che conquistano il primo posto alla sesta giornata e lo conservano fino alla quattordicesima. Nove giornate consecutive in testa alla classifica. Un periodo nel quale la Serie A smette di essere soltanto un’ambizione della società e diventa una possibilità concreta. Il Cosenza batte il Crotone per 3-0, supera il Siena 3-1, espugna Empoli e continua a raccogliere risultati importanti. Alla dodicesima giornata arriva anche il successo per 1-0 contro la Salernitana. Il 3 dicembre 2000, però, arriva una delle prime grandi delusioni.
Al San Vito si presenta il Chievo di Luigi Delneri, diretta concorrente nella corsa alla promozione. I veronesi vincono 2-1 e raggiungono il Cosenza in vetta, dando inizio al sorpasso che cambierà gli equilibri del campionato. Pagliuso non rinuncia al sogno e nel mercato invernale porta in Calabria un nome che accende ulteriormente la fantasia dei tifosi: Gigi Lentini, ex talento di Torino e Milan. Un’operazione importante, fortemente voluta dalla famiglia Pagliuso per aumentare la qualità della squadra e continuare a inseguire la promozione.
Nel girone di ritorno il Cosenza torna a correre. Le vittorie contro Piacenza, Crotone e Venezia portano i rossoblù addirittura al secondo posto dopo 23 giornate, con 42 punti. La Serie A è ancora lì, a portata di mano. Il momento che resta nella memoria dei tifosi arriva però nella trasferta di Verona contro il Chievo. Il Cosenza passa in vantaggio con Adriano Fiore e, a dodici minuti dalla fine, sembra poter conquistare una vittoria fondamentale. I padroni di casa riescono invece a ribaltare il risultato, imponendosi 2-1.
Una sconfitta amarissima, che pesa sulla rincorsa dei Lupi. La squadra di Mutti perde progressivamente terreno e termina il campionato all’ottavo posto con 60 punti. Il Chievo, invece, festeggia la sua storica promozione in Serie A. Per Pagliuso rimane un rimpianto enorme. Mai come in quella stagione, durante la sua presidenza, il Cosenza aveva dato la sensazione di poter davvero raggiungere la massima serie.
Il 2003, l’arresto e le assoluzioni
La lunga esperienza di Pagliuso alla guida del Cosenza si interrompe traumaticamente il 26 marzo 2003. Nell’ambito dell’operazione «Lupi», il presidente viene arrestato con accuse gravissime, tra cui associazione per delinquere, estorsione aggravata dal metodo mafioso e reati legati alla gestione societaria. Pagliuso trascorre circa nove mesi in carcere. Nel frattempo il Cosenza vive una delle pagine più difficili della propria storia: retrocede sul campo e, nell’estate del 2003, viene escluso dai campionati professionistici. Le accuse alla base dell’operazione «Lupi» si rivelano però infondate.
Nell’ottobre del 2006 il Tribunale di Cosenza assolve tutti gli imputati perché «il fatto non sussiste». L’assoluzione viene confermata anche in Appello. Dalle ricostruzioni processuali emerge inoltre che Pagliuso e le sue attività imprenditoriali erano stati a loro volta destinatari di richieste estorsive. Negli anni successivi l’ex presidente affronta altri procedimenti, distinti dall’inchiesta «Lupi», relativi alle vicende societarie del club.
Nel 2019 una condanna per bancarotta viene annullata dalla Cassazione per intervenuta prescrizione, mentre nel 2022 arriva un’ulteriore assoluzione perché il fatto non sussiste. La piena assoluzione nell’operazione «Lupi», tuttavia, non può restituire a Pagliuso ciò che quella vicenda gli aveva sottratto: la libertà per lunghi mesi e la possibilità di continuare a guidare il Cosenza.
Ottant’anni e un legame mai interrotto
Il rapporto tra Pagliuso e la tifoseria non è stato sempre semplice. Anche negli anni migliori non sono mancate contestazioni, che l’ex presidente ha più volte ricordato con amarezza. Ma il suo legame con i colori rossoblù non si è mai interrotto. A distanza di oltre vent’anni dalla conclusione della sua presidenza, Pagliuso continua a seguire le vicende del Cosenza, intervenendo spesso sul presente e sul futuro della società. Oggi compie 80 anni portando con sé i ricordi di una promozione, di tanti campionati di Serie B, di quella straordinaria cavalcata con Mutti e di una vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la sua vita.
La Serie A, il suo grande sogno, non è mai arrivata. Ma Giovanni Paolo Fabiano Pagliuso ha scritto una pagina importante della storia del Cosenza, conquistandosi un posto nella memoria di generazioni di tifosi rossoblù. E forse, nel giorno del suo ottantesimo compleanno, non poteva esserci regalo più bello di quello ricevuto dal nipote che porta il suo stesso nome. Due gol con la maglia del Cosenza e una dedica speciale al nonno. Perché certe passioni, proprio come i nomi, si tramandano di generazione in generazione.