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09/07/2025 ore 13.46
Cosenza Calcio

Cosenza, i cinque cimeli "impossibili" da esporre nel museo del calcio

Dalla tuta di Montez alla catenina di Giansanti, galleria virtuale di oggetti e indumenti che hanno fatto la storia in rossoblù

di Marco Cribari

Dalla tuta di Montez alla catenina di Giansanti, galleria virtuale di oggetti e indumenti che hanno fatto la storia in rossoblù

La città di Cosenza può vantare una lunga tradizione calcistica. Ha una squadra prossima a compiere centodieci anni di vita, un lungo elenco di campioni che hanno militato nelle sue fila e nonostante ciò manca una galleria di cimeli che riannodi i fili di questa tradizione per dare consistenza a una dimensione che non è solo sportiva, bensì sentimentale. Il museo del football che a quanto pare la società guidata da Eugenio Guarascio intende allestire, dovrebbe colmare questa lacuna.

Come e quando nessuno ancora può dirlo, ma è lecito supporre che il tentativo sarà quello di attingere alle collezioni private dei tifosi per creare dal nulla il percorso museale che tutti gli appassionati sperano di poter ammirare. Si parte da zero, questo è certo, giacché in tutti questi anni nessuno ha ritenuto che conservare vecchie divise, palloni da gioco, tute e borsoni, potesse avere un giorno una qualche utilità. E il risultato è che ad andare disperso è stato un piccolo tesoro di modernariato sportivo che oggi si può far rivivere solo con l’immaginazione.

A Cosenza, però, si è fatto persino di peggio. Disinteresse e sciatteria non hanno risparmiato neanche i pochi titoli vinti in un secolo e passa di storia. Del pasticcio a lieto fine relativo alla Coppa anglo-italiana abbiamo già parlato, ma non è quello l’unico trofeo che avrebbe dovuto trovare posto in bacheca insieme alla più recente Coppa Italia.

C’è pure una Coppa disciplina, oggi abolita, che un tempo veniva assegnata alle squadre che nel corso del campionato si distinguevano per correttezza, sia in campo che sugli spalti. Il Cosenza la vince nel 1958, ma non si sa come né perché, è andata smarrita pure quella. Agli annali resta solo una foto dell’allora vicepresidente Ernesto Corigliano intento a ritirarla nella sede della Figc di Roma. Nel nuovo museo rossoblù, dunque, ci finirà al più quello scatto.

C’è insomma un museo reale che, iniziativa più che lodevole, sta per essere realizzato. E poi ce n’è un altro virtuale, uno spazio sterminato in cui trovano posto, fra gli altri, la maglia di Attilio Demaria, la fascia da capitano di Sergio Codognato, la scarpa sinistra di Michele Padovano, quella destra di Gigi Marulla, il pallone di Monopoli. Di seguito vi proponiamo cinque “pezzi” per certi versi minori da aggiungere all’elenco di questo museo. Alcuni sembrano davvero insignificanti, ma solo in apparenza. Perché raccontano qualcosa della persona a cui sono appartenuti. E quindi meritano di essere ricordati, perché potrebbero raccontare anche qualcosa di noi. E’ il Museo dei rimpianti, ognuno aggiunga il cimelio che più lo rappresenta.