Cosenza, la ricetta di Buscè per i playoff: catene, squadra corta e cattiveria
Il tecnico rossoblù prepara la sfida al Casarano puntando su compattezza, lettura dei momenti e niente calcoli sul doppio risultato
Antonio Buscè legge il Casarano soprattutto attraverso un dato tecnico e mentale: l’esperienza. «È una squadra esperta, una delle più vecchie del campionato», ha spiegato il tecnico del Cosenza, sottolineando la capacità dei pugliesi di stare dentro le partite, abbassarsi, aspettare l’avversario e ripartire. Il pericolo principale resta Chiricò, «un leader in tutti i sensi» e autore di 18 gol, ma l’allenatore rossoblù ha citato anche Bacchin, Maiello, Grandolfo, al quale «non puoi lasciare spazio», Ferrara, «cecchino da fuori», e Mercadante tra i difensori capaci di accompagnare l’azione.
Sul Cosenza, Buscè ha insistito sulla necessità di non pensare al doppio risultato. «Non puoi fare calcoli», ha detto, chiedendo ai suoi una gara da giocare per vincere e non da gestire. Il tecnico ritrova soluzioni importanti: Mazzocchi e Kourfalidis hanno ripreso a lavorare «a ritmi importanti», Baez è tornato tra le alternative, mentre Dametto resta l’unico indisponibile insieme al lungodegente Cimino. La chiave sarà la capacità di usare qualità e ampiezza, ritrovando «tutte e due le catene, destra e sinistra», con il centrocampo chiamato a lavorare in modo continuo e la difesa a «stare ad accorciare sempre le distanze» per non allungare mai la squadra.
Il concetto decisivo, per Buscè, è la cattiveria agonistica. Non una partita “brutta e sporca”, ma una gara da leggere nei momenti giusti: vincere un contrasto, scegliere quando giocare e quando mandare il pallone in tribuna, evitare regali che possano dare certezze all’avversario. «La cattiveria la vai a misurare in questo: cercare di capire bene i momenti della partita». Contro un Casarano maturo e pieno di uomini di categoria, il Cosenza dovrà restare corto, lucido e aggressivo, sapendo che nei playoff anche chi entra dalla panchina può diventare decisivo.