Il Cosenza cambia pelle, vince ancora e ora sogna il secondo posto
Tre successi di fila, terzo posto consolidato e una nuova identità tattica: i rossoblù di Buscè crescono tra sacrificio, compattezza e ambizione
Il Cosenza non è più soltanto una squadra in salute. È una squadra che ha saputo invertire la rotta, resistere alle difficoltà e ritrovare una traiettoria credibile proprio nel momento in cui tutto sembrava più complicato. Tre vittorie consecutive, due giornate al terzo posto in classifica, assenze pesanti, un quadro societario agitato e una contestazione che continua a fare rumore attorno al presidente: dentro questo contesto, i rossoblù hanno risposto nel modo più forte possibile, cioè sul campo.
Che cosa si può dire a una squadra che continua a vincere nonostante tutto? Poco, forse. Oppure molto, se si sceglie di leggere il presente attraverso ciò che è stata e ciò che può ancora diventare. Perché oggi il Cosenza non offre soltanto risultati. Offre soprattutto la sensazione di aver trovato una nuova forma, più matura, più concreta, probabilmente anche più adatta a questo tratto della stagione.
Dal calcio verticale alla squadra operaia
La sfida vinta contro il Team Altamura ha confermato un dato sempre più evidente: l’identità del Cosenza, nello sviluppo della manovra, è cambiata profondamente rispetto al girone d’andata. Fino a dicembre la formazione silana aveva spesso imposto il proprio ritmo grazie alla qualità debordante, per la categoria, di uomini come Mazzocchi, Ricciardi e Kouan. Era un Cosenza che attaccava in verticale, che andava dentro le difese con rapidità e lucidità, che riusciva a fare male con continuità e brillantezza. Le prove offerte contro avversarie di livello come Catania, Casarano e Benevento restano lì a dimostrarlo.
Adesso, però, la musica è diversa. E non necessariamente peggiore. Da febbraio in poi il Cosenza ha smesso di cercare la bellezza a tutti i costi e ha iniziato a ragionare di più sulla sostanza. È diventata una squadra più compatta, più corta, più pronta a leggere i difetti degli avversari e a colpire nel momento giusto. Una squadra che oggi sa vivere meglio le partite sporche, quelle in cui conta vincere un duello, arrivare prima sulle seconde palle, ripartire con ferocia e trasformare un dettaglio in un’occasione.
La qualità c’è ancora, ma viene espressa in un altro modo
Questo non significa che la qualità sia sparita. Al contrario, il Cosenza continua ad averla, soltanto che oggi la mette in campo in modo differente. Meno fraseggio luminoso, meno dominio estetico, più pragmatismo. Più attenzione agli equilibri, più disponibilità al sacrificio, più capacità di restare dentro la partita senza snaturarsi. È un calcio meno appariscente, ma per certi versi più adulto.
La vittoria contro il Team Altamura ha raccontato esattamente questo: una squadra capace di fare male quando serve, di amministrare con ordine e di non perdere mai la bussola. Un gruppo che ha imparato a convivere con le difficoltà senza farsene schiacciare. Ed è forse questa la notizia migliore per Buscè, che oggi si ritrova tra le mani una squadra diversa, meno scintillante ma più affidabile.
Buscè e il gruppo: il motore vero della risalita
C’è poi un elemento che non è mai cambiato. Ed è probabilmente quello che tiene in piedi tutto il resto. Il Cosenza continua ad avere uno spirito battagliero, un gruppo coeso, uno spogliatoio che si riconosce nel proprio allenatore. Questa tenuta emotiva, in una stagione tormentata, vale quasi quanto i punti conquistati.
A fine anno, comunque vada, Buscè saprà di aver vissuto una stagione capace di consumare energie fisiche e mentali come accade sulle panchine più pesanti. Allenare il Cosenza, in un contesto del genere, significa affrontare ogni settimana pressioni, aspettative, rumori di fondo, emergenze e tensioni. Eppure la squadra è rimasta lì, dentro il campionato, fino a riportarsi stabilmente nelle primissime posizioni.
Terzo posto consolidato, secondo nel mirino
Adesso il quadro è chiaro. Il Cosenza consolida il terzo posto e può iniziare a guardare con maggiore decisione anche al secondo. Non sarà semplice, ma sarebbe sbagliato porre limiti a una squadra che ha rimesso insieme tutto quello che sembrava essersi sfilacciato. Oggi i rossoblù non hanno più il diritto di nascondersi dietro le attenuanti. Hanno invece il dovere di credere fino in fondo in ciò che stanno costruendo.
E allora sì, questo Cosenza va goduto per quello che è diventato: una squadra che ha imparato a soffrire, a sporcarsi, a vincere in modi diversi. Una squadra che non ha smesso di avere ambizione. Il messaggio è arrivato forte e chiaro anche al Catania del “nostro” Mimmo Toscano. La corsa è ancora aperta. E il Cosenza, adesso, non vuole più fermarsi.