Sezioni
29/05/2026 ore 18.54
Cosenza Calcio

Cosenza, oltre duemila tifosi contro Guarascio: «Il suo tempo è finito» | LIVE

In Piazza Kennedy la protesta rossoblù contro la società. Presenti anche Gigi Simoni e Alberto Urban

di Patrizia De Napoli
Manifesto contro Guarascio davanti al portone della sede di una delle sue società

Oltre duemila tifosi del Cosenza sono scesi in Piazza Kennedy per chiedere la fine dell’era Eugenio Guarascio. Una manifestazione imponente, partecipata e fortemente simbolica, che ha riportato nel cuore della città la protesta della tifoseria rossoblù contro il patron e l’amministratrice Rita Scalise, da anni al centro di una contestazione sempre più netta.

Secondo i dati della Questura, alla mobilitazione hanno preso parte oltre duemila persone. Un numero che dà la misura di una frattura ormai profonda tra la piazza e l’attuale proprietà del Cosenza Calcio. Una distanza che non riguarda soltanto i risultati sportivi, ma il rapporto identitario tra squadra, città e tifosi.

Cosenza in piazza contro Guarascio

La manifestazione del 28 maggio rappresenta un nuovo capitolo di una protesta che dura da tempo e che negli ultimi mesi ha assunto forme sempre più radicali. La tifoseria organizzata e numerosi club hanno infatti scelto di disertare in massa le partite casalinghe allo Stadio San Vito-Gigi Marulla durante l’ultimo campionato di Serie C, trasformando l’assenza dagli spalti in una presa di posizione politica e sportiva.

In Piazza Kennedy hanno preso la parola diversi rappresentanti del mondo rossoblù, tra cui Tonino Domma, presidente del Centro Coordinamento Club Cosenza Calcio, esponenti della tifoseria come Sergio Crocco, Gigi Simoni, ex portiere del Cosenza, e Alberto Urban, altro ex calciatore rossoblù. In strada anche il sindaco di Cosenza, Franz Caruso e altri membri della sua amminitrazione nonché il presidente del consiglio comunale Giuseppe Mazzuca.

Il messaggio rivolto alla società è stato diretto.

«Stiamo manifestando da due anni, questa è la prosecuzione di quelle manifestazioni che abbiamo portato avanti attraverso le istituzioni, davanti allo stadio. Abbiamo abbandonato lo stadio perché questa società non ci rappresenta. Questa società deve prendere veramente coscienza che il suo tempo è finito e deve andare via da Cosenza».

«Non li vogliamo più»

La protesta ha avuto un tono netto, senza mediazioni. Per i tifosi, la contestazione non è più un gesto episodico, ma una posizione collettiva maturata nel tempo.

«È una manifestazione importante per dare un segnale molto chiaro alla società: non li vogliamo più. Se è stata abbandonata la curva, se è stata abbandonata la tifoseria, un motivo ci deve essere».

Il tema centrale resta il senso di appartenenza. La piazza rossoblù chiede di tornare a vivere lo stadio come luogo di passione e non più come spazio da disertare per protesta.

Un tifoso ha spiegato così il significato della mobilitazione: «Credo che col passare dei giorni, anche con le partecipazioni che ci sono giunte dalla provincia e soprattutto con l’appello dei giocatori del Cosenza, di quelle colonne del più grande Cosenza di tutti i tempi, questa sia diventata una manifestazione che deve far riemergere l’orgoglio della tifoseria del Cosenza, l’orgoglio della città di Cosenza, che vuole riappropriarsi anche del dovere di frequentare lo stadio».

Poi il riferimento personale a un legame lungo oltre mezzo secolo: «Io ormai sono 53 anni che seguo il Cosenza e non voglio più vedere solo le trasferte o le mura dello stadio dall’esterno».

Gigi Simoni e Alberto Urban al fianco dei tifosi

Alla manifestazione hanno preso parte anche due figure legate alla storia rossoblù. Gigi Simoni, ex portiere del Cosenza, ha spiegato la sua presenza in piazza con parole semplici ma significative.

«Era giusto essere qua perché io ho avuto grandissimi presidenti e spero che Cosenza torni ad avere i grandissimi presidenti dei miei tempi».

Anche Alberto Urban ha voluto essere al fianco dei tifosi in una serata vissuta come momento di appartenenza e rivendicazione collettiva.

«Volevo essere presente anch’io perché stiamo facendo delle annate veramente brutte, c’è bisogno di cambiare. Spero sia arrivato il momento che Guarascio abbia capito che deve andare via».

Urban ha poi insistito sul bisogno di tornare a immaginare un futuro diverso per il club.

«Deve andare via, ha fatto il suo tempo. La gente vuole sognare e con lui non si può sognare, questo è il problema. Abbiamo bisogno di dirigenti, perché sappiamo che vincere non è facile, però sognare è importantissimo per tutti noi».

«Liberare Cosenza» come questione civile

La protesta contro Guarascio è stata raccontata dai tifosi anche come qualcosa che va oltre il calcio. Non solo una questione di campionato, categoria o risultati, ma un problema di identità cittadina e dignità collettiva.

«Liberare Cosenza significa liberare Cosenza e il Cosenza, perché questa è un’azione di igiene civile. Non è solo un problema calcistico, ma è un problema di civiltà, se vogliamo anche giuridica».

Parole dure, che fotografano il livello dello scontro tra una parte consistente della tifoseria e l’attuale assetto societario.

Il nodo dello stadio Marulla

Dentro la mobilitazione resta centrale anche il tema dello Stadio Marulla. Secondo la tifoseria, l’atto amministrativo richiamato nelle ultime settimane potrebbe offrire al sindaco una leva istituzionale importante: la possibilità di negare il nulla osta per l’utilizzo dell’impianto alla società.

Uno scenario che, se dovesse concretizzarsi, aprirebbe un confronto durissimo tra istituzioni comunali e Cosenza Calcio. Il Marulla non è soltanto uno stadio, ma il luogo simbolo dell’identità rossoblù. Ed è proprio attorno al rapporto tra squadra, città e impianto che potrebbe giocarsi una parte decisiva della vicenda.