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12/08/2026 ore 18.22
Cosenza Calcio

D’Orazio: «Cosenza, percepisco incertezza ed idee poco chiare»

L’ex capitano, da oggi nuovo calciatore del Pineto, non dimentica il suo passato: «Parte importante della mia vita gli anni da quelle parti»

di Alessandro Storino
il capitano del Cosenza Tommaso D'Orazio

Tommaso D’Orazio è diventato un nuovo calciatore del Pineto. Da oggi la firma con la squadra abruzzese, sempre in Serie C, dopo la lunga esperienza con la maglia del Cosenza terminata lo scorso 30 giugno. L’ex capitano ha rilasciato un’intervista al portale TuttoC nella quale ha parlato a lungo del suo recente passato.

Le parole di D’Orazio sul Cosenza

«Ho visto che per il momento ci sono ancora alcuni miei vecchi compagni, anche se diversi sono andati via e ho letto che altri potrebbero partire – ha detto -. Mi informo attraverso i siti e seguo sempre quello che succede, perché il Cosenza non può essere una parte importante soltanto della mia carriera: è una parte importante della mia vita e lo seguirò sempre. Da quello che sto leggendo, vedo ancora molta incertezza, anche nella costruzione della squadra. Ho visto anche la recente intervista del mister e mi sembra che ci sia ancora un cantiere aperto. Si avvicina l’inizio del campionato e chi fa calcio, chi vive il campo, presta attenzione a queste cose».

Poi ancora: «Non voglio parlare necessariamente di aspetti negativi, ma bisogna sempre capire quali sono gli ostacoli e provare a superarli. In questo momento percepisco ancora un po’ di incertezza e non mi sembra ci siano idee completamente chiare su quello che si vuole fare. Mi sto comunque informando e leggo le interviste. Il mister mi piace molto come allenatore, credo sia stata una bella scelta: mi era piaciuto già lo scorso anno per quello che aveva fatto con la Casertana». 

«I margini ci sono – continua D’Orazio – , perché dipende sempre da come si lavora. L’anno scorso alla fine siamo rimasti in tanti, mentre l’anno precedente sarebbe bastato fare qualche accorgimento. Quest’anno la base c’è, anche se, visto quello che sta succedendo, si sta un po’ sciogliendo. È vero però che, se programmi bene e fai le scelte giuste, puoi costruire qualcosa di importante. Vedo che si vuole portare avanti una politica basata sui giovani, con qualche giocatore più esperto. Se scegli gli uomini giusti e hai un allenatore bravo come quello che hanno, possono tranquillamente raggiungere la salvezza e magari fare anche qualcosa in più. Alla fine parla sempre il campo: ci sono tanti esempi e tanti modelli di squadre che fanno calcio con tanti giovani e qualche over. Perché non dovrebbe riuscirci anche il Cosenza?».

«Una battua su Achour? Soufiane – spiega l’ex capitano rossoblù – è un bel prospetto. Mi ricordo quando lo prese il direttore Lupo: secondo me fece un ottimo acquisto. È un calciatore che ha ampi margini di crescita. Si vede che ha il gol, ma anche negli ultimi metri, già quando ci allenavamo insieme, si capiva che aveva qualità quando gli arrivava la palla. Calcia bene con entrambi i piedi. Secondo me quest'anno, se verranno fatte le cose giuste, può fare molto bene. Se trova il suo spazio, può diventare importante, perché quando hai un giocatore che vede la porta e che, quando gli capita l'occasione, riesce a fare gol, puoi toglierti delle soddisfazioni. Per me può fare bene».

Poi l’ex capitano rossoblù parla col cuore «Il mio legame con Cosenza? Io ho tanti legami lì e, purtroppo, tante volte quello che succede all'esterno finisce per incidere anche sull'interno. Tante ciò volte che accade fuori arriva nello spogliatoio e noi, che siamo stati bravi, come prima cosa abbiamo cercato di isolarci. Non posso dire che queste dinamiche non ci hanno riguardato, perché fanno parte dell'ambiente. Però la squadra, alla fine, rimane della tifoseria, di chi la tifa e di chi la vive sempre. Noi calciatori siamo di passaggio. Passiamo, onoriamo la maglia perché è il nostro dovere, ma poi andiamo via».

«Io ho avuto la fortuna di legarmi per tanti anni a Cosenza, ma quello che posso dire è che alla fine la squadra appartiene ai suoi tifosi. Mi dispiace, ma se ci fosse stato anche quell'apporto di pubblico che tu dicevi nei momenti decisivi, sicuramente avrebbe inciso, come ha sempre fatto. Il mio addio? L'attestato di stima più grande – ricorda l’abruzzese – è stato essere riconosciuto come uno del posto, quasi come se fossi di Cosenza. Quando uscivo ero trattato come se fossi uno di casa».

«Tante persone mi hanno ringraziato e queste sono le cose che ti gratificano, soprattutto quando capisci che la gente si riconosce in quello che hai fatto. Io ho sempre fatto tutto col cuore, dal primo giorno in cui ho indossato la maglia del Cosenza. Poi, sai come funziona il mercato – dice ancora - quando devi scegliere una squadra, nascono le cose più belle anche in maniera inaspettata. In questi anni abbiamo vissuto cavalcate gloriose e momenti molto dolorosi, ma fa parte del calcio. Sicuramente quello che i tifosi mi hanno riconosciuto è stata la gratificazione più grande».

«Tornare in un’altra veste? Assolutamente sì – ammette D’Orazio-. Sono stato bene là, è stata la mia seconda casa, quindi perché no? In un ruolo diverso, sicuramente. Se dovesse presentarsi un'occasione, ci tornerei molto volentieri. Che Cosenza immagino? Spero che trovi prima di tutto la sua dimensione anche quest'anno, perché al momento non vedo ancora un'idea completamente definita. Non mi sembra che ci siano le idee chiare su cosa si voglia fare, però spero vivamente che, come tante società stanno investendo e lavorando bene, anche il Cosenza possa trovare la propria dimensione e giocare il campionato come ha sempre fatto».