Lucioni e Coppitelli, il Cosenza cambia vocabolario: da “stagione indimenticabile” a “miracolo salvezza”
Il ds a luglio parlava di una stagione da rendere «indimenticabile», Coppitelli ad agosto assicurava: «Non vogliamo fare un campionato banale». A settembre il ridimensionamento è ufficiale anche a parole
A luglio il tono era un altro. Le dichiarazioni sono lì, in calce. Fabio Lucioni si presentò da nuovo direttore sportivo del Cosenza parlando di una stagione da rendere «indimenticabile», di una squadra giovane e di entusiasmo da riportare intorno ai rossoblù. Un mese più tardi Federico Coppitelli alzava ancora l’asticella: «Non vogliamo fare un campionato banale». E aggiungeva che si stava costruendo una squadra «competitiva e credibile», negando anche che fosse in corso uno smantellamento. Era il 14 agosto. Meno di un mese dopo, il vocabolario è completamente cambiato.
Prima della trasferta di Catania, Lucioni ha parlato apertamente di «anno zero», spiegando che rispetto alla scorsa stagione il Cosenza ha scelto di «ridimensionare» e indicando come obiettivo una salvezza da raggiungere il prima possibile. Non più stagione indimenticabile. Non più campionato da non rendere banale. Salvezza. Poi è arrivato il 4-0 del “Massimino”. E Coppitelli ha abbassato l’asticella ancora di più. Il tecnico ha spiegato di essersi trovato davanti a una situazione più complicata di quanto immaginasse, parlando della necessità di rendere il Cosenza almeno «presentabile». Soprattutto, rispetto all’obiettivo indicato da Lucioni appena due giorni prima, ha usato una parola pesantissima: «Ad oggi, centrarlo sarebbe un miracolo». Il passaggio è netto anche temporalmente. Nove luglio: stagione «indimenticabile». Quattordici agosto: niente «campionato banale». Cinque settembre: «ridimensionamento» e salvezza. Otto settembre: salvarsi sarebbe «un miracolo». Più che una correzione in corsa, è il ribaltamento completo delle prospettive iniziali.
Perché quei proclami?
Sarebbe ora curioso chiedere a Lucioni e Coppitelli il perché di quelle audaci dichiarazioni in piena estate, quando l’obiettivo della società, il diktat di Guarascio e della Scalise, è stato fin dal primo momento quello di smantellare l’organico della passata stagione. Se già nel momento della nomina, sai già che dovrai vendere o non confermare Florenzi, Rizzo Pinna, Ricciardi, Mazzocchi, Baez, Garritano, Kourfalidis, D’Orazio, Langella, Emmausso, Caporale, Vettorel, Ba, Novello, Ciotti, Zilli e Pompei, come mai davanti ai microfoni i proclami erano ben altri? Com’è possibile che un allenatore emergente come Coppitelli, che ha vinto uno scudetto Primavera non con l’Inter, il Milan o la Juventus, ma bensì con il Lecce, caso più unico che raro, un allenatore che ha fatto molto bene alla Casertana, non si sia reso conto della situazione che c’era a Cosenza? Eppure bastava alzare la cornetta e fare una telefonata ai suoi colleghi passati da queste parti negli ultimi tempo. Buscè o, ancora meglio, Alvini, un allenatore che oggi sorprende in Serie A, avrebbero avuto modo di illustrare pienamente l’andazzo. Ed invece no. Oggi si dichiara che quasi la situazione sorprende. Un passo indietro da parte dei protagonisti sarebbe auspicabile, perché lavorare con questa società è davvero impossibile, ma esserne quasi complici, volenti o nolenti, diventa una grave colpa.