Cosenza Calcio, baratro senza fine: e in città si parla sempre più di una nuova squadra
In riva al Crati l'interesse per la società di Guarascio è ormai entrato nell'ambito dei numeri relativi: non è da escludere un'assemblea pubblica fra imprenditori e tifosi per capire se ci sia la possibilità di ripartire con una nuova realtà
Botta e risposta, trattative iniziate e poi saltate, punti di penalizzazione, retrocessioni e stadi negati. Se Netflix scoprisse quello che dal 2024 sta succedendo a Cosenza in ambito calcistico, potrebbe tranquillamente decidere di tirarci fuori una serie. Ma quello che dalla nota piattaforma di streaming verrebbe incanalato in un genere, anche difficile da individuare, per i tifosi rossoblù è un film horror che sembra non avere fine.
Appalto del Marulla e sospensione delle attività sportive: il rischio di un cortocircuito amministrativoAnche perché, da quando la trattativa fra Eugenio Guarascio e Vincenzo Rota per la cessione del 100% delle quote societarie è naufragata, la partita si è giocata sui comunicati dei legali: prima quelli di via Conforti, che hanno accusato la parte acquirente di non aver messo sul piatto le condizioni necessarie per procedere con la trattativa e la firma dell’ormai arcinoto patto di riservatezza tanto caro al proprietario del sodalizio silano; poi l’avvocato Giuseppe Carratelli, rappresentante di Vincenzo Rota, che ha ribeccato accusando Guarascio di aver mostrato soltanto la metà dei debiti reali. In mezzo, come sempre, un’intera piazza che ha già scelto da che parte stare. Ovverosia, quella opposta all’attuale proprietà.
Un re senza corona e senza popolo, un popolo che vuole la propria squadra
Piazza che, comunque sia, ha le proprie motivazioni (e sono tante) per essere indispettita (eufemismo) nei confronti di Eugenio Guarascio e che ora rischia di ritrovarsi, per la prima volta dopo centododici anni, a non avere una squadra cittadina da tifare.
Cosenza calcio, per Guarascio il valore della rosa (5,6 mln di euro) è dato da TransfermarktPerché il Cosenza Calcio che ha depositato domanda di iscrizione alla Serie C, inutile girarci intorno, ha perso tutto quello che allenatori, direttori sportivi e calciatori avevano costruito nel corso degli anni, soprattutto da un punto di vista sociale. Non ci sarà neanche il San Vito “Marulla”, interdetto dal Comune alla società rossoblù a causa dei lavori di riavvicinamento delle curve, e pur volendo sostenere una causa al momento non c’è una sede di ritiro, non c’è un allenatore. L’allarme sociale non è indifferente: un capoluogo di provincia che ha fatto la storia del calcio italiano, in campo e sugli spalti, rischia di trovarsi senza due colori da tifare.
Proprio per queste ragioni, in città si rincorre da tempo l’idea di una nuova squadra che ripartirebbe dall’Eccellenza. E non è da escludere, nei prossimi giorni, un’assemblea pubblica che coinvolga tifosi e imprenditori per capire il da farsi.