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02/02/2023 ore 17.03
Cosenza Calcio

Padovano: «Chi mi ridà 17 anni? Fatemi tornare nel calcio, anche da magazziniere»

L'ex attaccante dei rossoblù racconta in una lunga intervista il suo calvario giudiziario: «Vialli e Presicci, che giocava con me a Cosenza, non mi hanno mai abbandonato»
di Redazione

«17 anni è una vita. E non torna indietro. Chi me la rende? Ogni mattina mi svegliavo con l’ossessione, e poi restava sempre con me: fine pena mai. È un miracolo se non impazzisci o non ti ammali di brutto». Michele Padovano, idolo dei tifosi del Cosenza ed eroe della promozione in Serie B del 1988 si confessa al sito La Repubblica e racconta il suo calvario giudiziario in una lunga intervista. Fu arrestato il 10 maggio del 2006, «dopo una pizza con gli amici. Mi bloccarono due volanti, gli agenti armati, pistole in pugno. Tutti in borghese. Nessuno parlava, nessuno mi spiegava».

Prima a Cuneo, poi nel carcere speciale di Bergamo. «Lì ho conosciuto un fratello, Bonnie Bonera che stava dentro già da diciotto anni. Mi capì al volo. Disse: ‘Tu qui non c’entri niente ma sta’ zitto, non lamentarti e non rompere i coglioni a nessuno’. La mattina, sveglia alle 6 con i manganelli che sbattono sulle sbarre, come nei film. Allenavo la squadra dei detenuti, e la domenica la partita: meraviglioso. Dalla cella vedevamo il campetto d’erba, che bello, pensavo, però era quello delle guardie. Il nostro, solo terra battuta».

Dopo la scarcerazione sparirono quasi tutti gli amici. «Non Gianluca Presicci che giocava con me a Cosenza – dice Padovano – non Gianluca Vialli che era meraviglioso e mi ripeteva “Michi, non mollare un c…”. Il mio leader. Venne a testimoniare, provarono a tirare dentro pure lui. Padovano, Vialli e la cocaina: ma quando?». Difficilissimo ricominciare. «Mi sono reinventato, prima ho preso un bar, poi un parco giochi per bambini, ma il Covid ci ha fregato. Quando mi arrestarono avevo 38 anni, ero un dirigente del calcio. Ora – confessa con amarezza – vorrei che attraverso il lavoro mi venisse restituito un po’ di quello che ho perduto. Sono un uomo di campo e vorrei ricominciare da lì, va bene anche come magazziniere».