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13/09/2026 ore 10.09
Cronaca

Accusato di introdurre beni in carcere, per Follo attenuata la misura cautelare e niente più domiciliari

Il gip Francesca De Vuono accoglie la richiesta della Procura: si passa dagli arresti domiciliari all'obbligo di dimora. Valutati il comportamento tenuto durante la misura, il rispetto delle prescrizioni e l’attenuazione delle esigenze cautelari

di Antonio Alizzi

Il Tribunale di Cosenza ha sostituito gli arresti domiciliari con l’obbligo di dimora nel Comune di residenza nei confronti di Massimiliano Follo, coinvolto nell’inchiesta relativa a una presunta rete di rapporti illeciti tra un appartenente alla polizia penitenziaria, detenuti e loro familiari. Il provvedimento è stato emesso l’11 settembre 2026 dal giudice della sezione Gip-Gup Francesca De Vuono, su richiesta avanzata nello stesso giorno dalla Procura di Cosenza.

Il gip sostituisce gli arresti domiciliari

Follo era sottoposto agli arresti domiciliari presso l’abitazione dei genitori, con il divieto di comunicare con persone diverse da quelle conviventi o incaricate di assisterlo. La Procura ha chiesto di sostituire la misura in corso con quella meno afflittiva dell’obbligo di dimora. Nell’ordinanza il giudice evidenzia che, per le misure diverse dalla custodia cautelare in carcere, il decorso del tempo assume una valenza positiva nella valutazione delle esigenze cautelari.

A incidere sulla decisione è stato anche il comportamento tenuto dall’indagato durante il periodo trascorso ai domiciliari. Il gip richiama infatti «il corretto comportamento del cautelato e il puntuale rispetto da parte dello stesso delle prescrizioni a lui imposte», elementi ritenuti idonei a formulare un giudizio favorevole sull’attenuazione delle esigenze di cautela.

Il precedente risalente e il servizio nella polizia penitenziaria

Il giudice ha preso in considerazione anche la situazione personale di Follo, facendo riferimento alla sua «sostanziale incensuratezza». Nell’ordinanza viene specificato che l’indagato risulta gravato da un unico precedente penale, definito «assai risalente nel tempo» e relativo a un reato «di non particolare gravità», peraltro estinto. Il provvedimento richiama inoltre la mancanza di rilievi disciplinari nel lungo periodo in cui Follo ha svolto servizio nella polizia penitenziaria. Sulla base di questi elementi, il gip ha quindi disposto la sostituzione della misura cautelare.

Obbligo di dimora e prescrizioni

Follo dovrà rispettare l’obbligo di dimora nel Comune di residenza e non potrà allontanarsi dal luogo individuato per la dimora obbligata senza l’autorizzazione del giudice procedente. Il Tribunale gli ha inoltre prescritto di presentarsi senza ritardo alla Stazione dei Carabinieri di Rende per dichiarare il luogo nel quale fisserà la propria dimora. L’ordinanza è stata notificata il 12 settembre 2026.

L’inchiesta sui presunti rapporti illeciti nel carcere

Il procedimento nel quale è stata adottata la misura nasce da un’inchiesta condotta dalla Squadra Mobile di Cosenza. Secondo l’ipotesi investigativa, al centro degli accertamenti vi sarebbe stata una presunta rete di rapporti illeciti tra un appartenente alla polizia penitenziaria, detenuti e loro familiari, legata all’introduzione illegale di beni all’interno dell’istituto penitenziario e alla gestione di comunicazioni non consentite.

Le condotte contestate sarebbero state poste in essere, secondo l’impostazione accusatoria, in cambio di regalie. Tra le ipotesi di reato formulate nell’ambito dell’inchiesta figura anche quella di ricettazione. Follo è difeso dall’avvocato Antonio Quintieri.