Addio a Giancarlo Cauteruccio, il teatro italiano perde un maestro
Il ricordo del fratello Giuseppe e il lascito di un artista che ha unito luce, spazio e visione. Nato a Marano Marchesato, era conosciuto in tutto il mondo
Si è spento nella tarda mattinata di oggi, nell’hospice di Cassano allo Ionio, Giancarlo Cauteruccio, figura centrale del teatro contemporaneo italiano. Aveva 69 anni. Regista, scenografo, attore e instancabile sperimentatore, ha lasciato un segno profondo nel panorama artistico nazionale e internazionale. Tra i primi a ricordarlo pubblicamente c’è il fratello Giuseppe Cauteruccio, che ne ha sottolineato il valore umano e culturale, oltre all’impronta indelebile lasciata nel mondo delle arti performative.
Nato a Marano Marchesato il 1° luglio 1956, Cauteruccio ha costruito una carriera che attraversa oltre quattro decenni di ricerca, realizzando più di cinquanta allestimenti teatrali presentati nei maggiori circuiti italiani ed esteri. I suoi lavori sono stati ospitati in città simbolo della cultura internazionale come New York, Berlino, Mosca, Oslo, Valencia e Zagabria, oltre che in contesti di assoluto prestigio come Documenta a Kassel. Le sue produzioni video fanno oggi parte degli archivi della Biennale di Venezia e della Triennale di Milano.
Tra le esperienze artistiche più significative spicca la trilogia dedicata a Samuel Beckett, in cui Cauteruccio ha assunto il doppio ruolo di regista e interprete. Allestimenti come L’ultimo nastro di Krapp, Giorni felici e Finale di partita – quest’ultimo rappresentato anche in dialetto calabrese – hanno segnato una svolta culturale, aprendo la scena contemporanea alla legittimazione delle lingue regionali come strumenti espressivi di alto livello.
Dal 1992 è stato direttore artistico del Teatro Studio di Scandicci, contribuendo a trasformarlo in un polo di riferimento per la sperimentazione teatrale. Parallelamente ha svolto un’intensa attività editoriale e accademica: dal 2003 ha diretto la collana di teatro delle Edizioni della Meridiana ed è stato docente incaricato di scenografia presso la Facoltà di Architettura dell’Università di Firenze. Dal 2004 ha inoltre curato eventi urbani e progetti teatrali per il Comune di Scandicci, integrando arti visive, tecnologia e progettazione dello spazio pubblico.
Al centro della sua poetica vi era l’idea di un “Teatro di Luce”, una drammaturgia visiva in cui tecnologia, suono e ambiente diventano parte integrante del linguaggio scenico. Una visione che lo ha portato a realizzare spettacoli site-specific e performance urbane, capaci di dialogare con architetture, paesaggi e comunità locali.
Negli ultimi anni Giancarlo Cauteruccio aveva scelto di tornare a vivere in Calabria, stabilendosi a Sibari e rafforzando il legame con il Mediterraneo e la memoria collettiva. Tra le sue iniziative più recenti, l’appello rivolto nel 2023 agli artisti calabresi per una giornata di riflessione e arte sulla spiaggia di Steccato di Cutro, in ricordo delle vittime del naufragio del 26 febbraio.
A lui si deve anche la rinascita del Magna Graecia Teatro, progetto visionario che ha riportato la grande drammaturgia classica nei luoghi archeologici del Sud, unendo mito e contemporaneità. Con la scomparsa di Giancarlo Cauteruccio, come ha ricordato Giuseppe Cauteruccio, il teatro perde non solo un innovatore, ma un intellettuale capace di immaginare la scena come spazio di comunità, visione e responsabilità civile.