Aggressione in aula a Cosenza, la Camera Penale solidale con imputato e avvocati
Dopo il pestaggio del docente Bastone al Tribunale, i penalisti cosentini chiedono presidi fissi delle forze dell’ordine
Dopo l’aggressione avvenuta ieri in un’aula del Tribunale di Cosenza durante il processo sui presunti abusi al liceo Valentini-Majorana di Castrolibero, interviene con una nota durissima la Camera Penale di Cosenza “Avvocato Fausto Gullo”, che richiama il valore della difesa tecnica e chiede misure immediate per garantire la sicurezza dentro il Palazzo di giustizia. L’episodio, anticipato ieri da Cosenza Channel, ha visto il docente Angelo Giuseppe Bastone, imputato nel processo, aggredito fisicamente in aula da un familiare di una persona offesa.
Nel comunicato, la Camera Penale parte da una constatazione netta: il clima maturato attorno alla vicenda giudiziaria avrebbe trovato una cassa di risonanza nella cosiddetta “piazza social”, descritta come un tribunale del popolo capace di giustificare la violenza contro chi è imputato di un reato a sfondo sessuale e di trasformare il difensore in un bersaglio. Il cuore politico e culturale della presa di posizione è tutto qui: la critica a una giustizia parallela che, secondo i penalisti cosentini, finisce per negare la presunzione di non colpevolezza e per delegittimare il ruolo dell’avvocato.
La nota usa parole forti già nel titolo, «Maledetti l’imputato e il suo difensore», per denunciare proprio questa deriva. Secondo la Camera Penale, l’imputato sarebbe stato percepito come un “giustiziabile”, mentre il suo difensore come un correo da maledire per il solo fatto di esercitare il proprio compito di tutela dei diritti.
Il passaggio più significativo riguarda però quanto accaduto materialmente nell’aula di udienza. I penalisti sottolineano che, durante l’aggressione e in assenza delle forze dell’ordine, sarebbero stati proprio i difensori a proteggere fisicamente il loro assistito. «E proprio quei “maledetti” Difensori, nel corso dell’inaudita violenza, assenti le forze dell’ordine, hanno protetto fisicamente, con la loro toga, il proprio difeso, sino al provvidenziale intervento del personale della vigilanza privata», si legge nella nota.
Per la Camera Penale, quell’immagine rappresenta qualcosa di più di un singolo episodio. Diventa il simbolo della solitudine del penalista e dell’assistito di fronte a una forma di violenza che dai social, secondo i legali, si starebbe trasferendo nei luoghi in cui la giustizia viene amministrata concretamente. È su questo punto che il comunicato allarga il discorso dal fatto di cronaca al tema istituzionale.
Da qui la richiesta formale rivolta alla presidente del Tribunale di Cosenza. La Camera Penale chiede “pronte determinazioni” per assicurare la presenza permanente delle forze dell’ordine all’interno del Palazzo di giustizia, ritenendo non più rinviabile un rafforzamento delle misure di sicurezza dopo quanto avvenuto in aula.
Il documento si chiude con un messaggio di solidarietà ai difensori del docente imputato, gli avvocati Giovanni Consoli e Attilio Santiago, e allo stesso assistito. È una presa di posizione che, al di là del caso specifico, prova a riportare il confronto su un principio di fondo: in uno Stato di diritto, anche l’imputato di un reato grave ha diritto a essere difeso senza che questo trasformi il suo avvocato in un bersaglio.