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09/01/2026 ore 14.02
Cronaca

Altomonte sciolto per mafia: appalti e subappalti «senza controlli antimafia». Gli atti depositati dopo i controlli di polizia

La relazione prefettizia ricostruisce presunti rapporti fiduciari con imprese controindicate, sospette proroghe irregolari e ipotetiche gravi carenze nei controlli sugli appalti pubblici

di Antonio Alizzi
L'ingresso della Prefettura di Cosenza

La relazione prefettizia sullo scioglimento del Comune di Altomonte ha già restituito, nei servizi precedenti, il quadro di un ente ritenuto permeabile a condizionamenti esterni, con presunte interferenze della criminalità organizzata nella gestione amministrativa, negli affidamenti pubblici e nelle procedure di reclutamento del personale. Un contesto nel quale, secondo il Ministero dell’Interno, sarebbero emersi elementi tali da compromettere il buon andamento, l’imparzialità e la trasparenza dell’azione amministrativa, fino a giustificare il ricorso allo scioglimento per infiltrazioni mafiose.

Nel prosieguo dell’analisi, la relazione prefettizia richiama ulteriori elementi che, secondo l’organo ispettivo, confermerebbero l’esistenza di uno stabile rapporto fiduciario tra l’ente locale e una delle società già citate nei precedenti passaggi del documento. In particolare vengono elencati una serie di affidamenti riguardanti lavori di messa in sicurezza di una strada comunale, forniture di calcestruzzo, noli di mezzi meccanici e interventi di manutenzione della viabilità comunale.

Oltre a tali attività, viene segnalato un subappalto con noleggio a caldo e a freddo di mezzi meccanici, assegnato alla medesima ditta da un raggruppamento temporaneo di imprese affidatario di lavori di mitigazione del rischio franoso in una località del territorio comunale. Il contratto, risalente al 21 giugno 2024, risulterebbe depositato agli atti del Comune solo successivamente agli accertamenti effettuati in cantiere dalle forze di polizia. Per tale subappalto, si evidenzia nella relazione, non sarebbero stati effettuati i previsti controlli preventivi antimafia, richiesti dalla normativa di settore.

Una veduta di Altomonte[Missing Credit]

Sul punto viene precisato che gli affidamenti relativi, in particolare, alla fornitura di materiali e al nolo di mezzi, indipendentemente dagli importi e dal valore economico delle commesse, richiedono in ogni caso l’iscrizione della società affidataria nelle cosiddette white list provinciali, come previsto dall’articolo 1, comma 53, della legge n. 190 del 2012, che disciplina i settori maggiormente esposti al rischio di infiltrazione mafiosa.

Le verifiche ispettive avrebbero inoltre accertato illegittimità in altri affidamenti diretti concessi a favore di un’ulteriore società, i cui legali rappresentanti risulterebbero avere rapporti diretti e interessi comuni con l’imprenditore già menzionato nella relazione. A sostegno di tale ricostruzione viene richiamata l’assunzione, da parte della società in questione, di un suo stretto familiare.

Secondo la commissione di accesso, tale impresa avrebbe beneficiato di numerosi affidamenti da parte del Comune di Altomonte, al punto da configurare un rapporto definito come di “sostanziale monopolio” degli incarichi, in violazione dei principi di trasparenza, rotazione e parità di trattamento. A ciò si aggiungerebbe la frequente omissione di ricerche di mercato e di procedure comparative volte a verificare la convenienza economica dei corrispettivi richiesti.

La relazione riferisce inoltre che la stessa impresa, oltre ad aggiudicarsi i servizi di manutenzione e gestione delle reti idriche comunali, avrebbe svolto ulteriori lavori per conto dell’ente sulla base di autonome determinazioni degli uffici comunali e dei responsabili dei singoli procedimenti. Scelte che, secondo quanto accertato in sede di audizione dalla commissione d’accesso, sarebbero state in alcuni casi condivise e persino sollecitate da alcuni amministratori comunali.

L’organo ispettivo evidenzia anche come il «capillare controllo sulle attività economiche e sui cantieri presenti sul territorio di Altomonte» da parte dell’imprenditore più volte richiamato sarebbe stato esercitato anche in maniera indiretta. Viene citato, a titolo esemplificativo, il caso dei lavori sulla rete viaria agro-pastorale, nei quali l’impresa affidataria si sarebbe avvalsa di manodopera fornita da un’altra ditta il cui legale rappresentante risulta legato da vincoli familiari allo stesso imprenditore. Circostanza che risulterebbe in contrasto con la dichiarazione resa dall’impresa affidataria al momento dell’assegnazione dei lavori, nella quale aveva affermato di disporre autonomamente di mezzi e personale sufficienti per l’esecuzione dell’appalto.

Nonostante ciò, il Comune di Altomonte, pur conoscendo o essendo in condizione di conoscere l’avvenuto distacco di personale e, quindi, la sussistenza di elementi ostativi alla prosecuzione del rapporto contrattuale, non avrebbe adottato alcun provvedimento, omettendo anche l’attivazione dei controlli antimafia previsti.

Proprio in relazione ai controlli preventivi antimafia, la relazione prefettizia sottolinea come il Comune di Altomonte non disponesse di dipendenti accreditati all’accesso alla Banca dati nazionale antimafia (BDNA), circostanza che avrebbe reso di fatto impossibile o comunque estremamente difficoltoso l’espletamento delle verifiche preventive sugli appalti e sulle forniture pubbliche. In alcuni casi, si rileva, gli uffici comunali si sarebbero avvalsi dei controlli antimafia effettuati da un dipendente di un Comune limitrofo, regolarmente accreditato alla banca dati.

Secondo l’organo ispettivo, tali carenze organizzative, sebbene risalenti nel tempo, sarebbero indicative quantomeno di un grave disinteresse, se non di una strumentale disattenzione, dell’ente locale verso un presidio fondamentale di legalità. Una situazione che si sarebbe protratta persino durante il periodo di accesso ispettivo, nonostante i richiami formulati sul punto dalla commissione d’indagine. Solo il 14 luglio 2025, quasi al termine delle attività ispettive, l’allora sindaco di Altomonte Gianpietro Coppola, avrebbe richiesto alla Prefettura di Cosenza l’accreditamento di tre dipendenti comunali presso la BDNA.

Infine, la relazione segnala ulteriori illegittimità nella concessione di proroghe contrattuali relative all’appalto del servizio di raccolta dei rifiuti solidi urbani. La commissione d’indagine, nel ricordare che la proroga tecnica prevista dall’articolo 106, comma 11, del decreto legislativo n. 50 del 2016 costituisce uno strumento eccezionale e temporaneo, utilizzabile esclusivamente per garantire la continuità del servizio nel tempo strettamente necessario alla conclusione di una nuova procedura di gara, evidenzia come le proroghe concesse dal Comune non apparirebbero conformi alla normativa vigente.

In particolare viene sottolineato che tali proroghe avrebbero coperto un arco temporale di circa 15 mesi, un periodo considerato eccessivamente lungo e sintomatico dell’incapacità dell’ente di portare a termine la nuova procedura di affidamento. Viene inoltre segnalato che la ditta beneficiaria della proroga aveva assunto alle proprie dipendenze un soggetto legato da rapporti familiari a una locale famiglia mafiosa.