Sezioni
25/07/2026 ore 13.28
Cronaca

Anche il calcio cosentino piange Momo, Stranges: «Ribelle e fragile, ma sapeva unire tutti»

Il tecnico lo allenò al San Fili nel 2021/2022: «Sinistro naturale, giocava a destra e aveva grande personalità. La morte del padre lo aveva profondamente segnato»

di Alessandro Storino

Prima della tragedia, delle inchieste e delle domande ancora senza risposta, Mohamed Amin Bessioud era stato soprattutto “Momo”. Un ragazzo di 25 anni cresciuto a Cosenza, cittadino italiano di origini tunisine, che aveva frequentato l’università e inseguito a lungo il sogno di diventare calciatore. 

La carriera di Momo ed il ricordo di Stranges

Il pallone aveva accompagnato una parte importante della sua vita. Dopo diversi anni trascorsi in Francia, anche nel settore giovanile del Paris Saint-Germain, Momo era tornato a Cosenza nel 2017. Aveva proseguito il proprio percorso nei vivai del territorio, tra Popilbianco e Morrone, vestendo anche la maglia del Città di Aprigliano, prima dell’esperienza con il San Fili nel campionato di Promozione 2021/2022. 

Ad allenarlo a San Fili fu Lorenzo Stranges, oggi allenatore della PLM Morrone, che lo ricorda andando oltre qualsiasi etichetta: «Era un ragazzo molto intelligente, irrequieto e ribelle. Aveva una grande personalità e voleva fare le cose a modo suo, come diceva lui. Ma dietro quell’atteggiamento c’era una persona sveglia, capace di capire le situazioni e di farsi voler bene». Sul terreno di gioco Bessioud era un esterno offensivo mancino, utilizzato prevalentemente sulla fascia destra per permettergli di rientrare verso il centro del campo e sfruttare il piede preferito. Un calciatore rapido, istintivo e poco incline a nascondersi: caratteristiche che rispecchiavano anche il suo carattere. «Aveva personalità – prosegue Stranges – e aveva legato con tutti. Con mio figlio e con gli altri ragazzi si era creato un rapporto importante. Sono rimasti tutti sconvolti dalla sua morte». Quella vissuta dal San Fili fu una stagione complicata, disputata tra difficoltà organizzative e pochi punti di riferimento fuori dal campo. Proprio in quel contesto Momo riuscì a mostrare il proprio valore all’interno dello spogliatoio. «Eravamo in una situazione quasi disperata, senza dirigenti e con tanti problemi. Facemmo fronte comune e lui fu uno di quelli capaci di fare gruppo. Di Mohamed conservo un ricordo bellissimo, perché in mezzo alle difficoltà seppe stare insieme agli altri».

Dietro il temperamento ribelle, secondo Stranges, si intravedeva però anche una profonda vulnerabilità: «Era fragile. A volte poteva sembrare aggressivo, ma probabilmente lo diventava perché aveva paura, quasi fosse un modo per difendersi. Era molto legato al padre: lo accompagnava agli allenamenti, lo seguiva alle partite ed era sempre presente. L’ho conosciuto personalmente e so quanto fosse importante per lui». La morte del padre Ryad, avvenuta nel 2023, aveva segnato profondamente la vita di Mohamed. Le persone che gli erano vicine hanno raccontato come da quel momento il ragazzo fosse progressivamente scivolato nella depressione, perdendo parte di quella leggerezza che mostrava quando correva dietro a un pallone. Il ricordo di Lorenzo Stranges restituisce così l’immagine di un ragazzo complesso, orgoglioso e sensibile. Un mancino che partiva da destra, cercava lo spazio per accentrarsi e affrontava gli avversari senza paura. O, forse, provando attraverso il calcio a tenere lontane le proprie paure. «Era intelligente, aveva fatto gruppo e si era fatto voler bene da tutti. Io conserverò sempre un ricordo bellissimo di lui». È questo il Momo che il calcio dilettantistico cosentino non vuole dimenticare.