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28/07/2026 ore 12.02
Cronaca

Morte di Mohamed Bessioud, l’autopsia cerca segni delle manette e lesioni estranee alla caduta

Novanta giorni per gli esiti. La Procura chiede di ricostruire traumi, posizione del corpo, condizioni psicofisiche e tempestività dei soccorsi

di Antonio Alizzi

La presenza di eventuali segni riconducibili alle manette, la compatibilità delle lesioni con la precipitazione dal terzo piano e l’esistenza di traumi prodotti prima della caduta. Sono alcuni dei quesiti posti dalla Procura di Cosenza ai medici legali Silvio Berardo Cavalcanti e Vannio Vercillo incaricati di eseguire l’autopsia sul corpo di Mohamed Amin Bessioud.

L’esame è stato effettuato lunedì 27 luglio nell’ambito dell’inchiesta coordinata dal sostituto procuratore Marco Mattia. L’ufficio diretto dal procuratore capo Vincenzo Capomolla ha assegnato al consulente novanta giorni per depositare le conclusioni. Alle operazioni ha partecipato, come consulente tecnico della persona offesa, il medico legale Francesco Romeo.

I quesiti dell’autopsia

Il primo punto riguarda il meccanismo fisiopatologico che ha determinato la morte. Il consulente dovrà descrivere natura, sede, caratteristiche, numero e cronologia di tutte le lesioni riscontrate, distinguendo, quando possibile, quelle prodotte mentre il giovane era ancora in vita da eventuali segni post mortali.

Dovrà poi essere verificata la compatibilità dei traumi, interni ed esterni, con una precipitazione dall’altezza indicata negli atti. La Procura chiede di ricostruire le modalità di produzione delle lesioni, l’orientamento e la presumibile posizione assunta dal corpo durante la caduta, oltre al primo punto d’impatto.

Un ulteriore quesito riguarda la possibile presenza di lesioni non spiegabili con la precipitazione. In caso di riscontro positivo, il medico legale dovrà indicarne la possibile origine, l’epoca di produzione e l’eventuale contributo causale al decesso.

Manette ai polsi, quando le aveva?

Centrale è la questione delle manette. Il consulente dovrà stabilire se sul corpo siano presenti segni riconducibili all’applicazione di mezzi di contenzione, descrivendone sede, caratteristiche, datazione e rilevanza medico-legale. Dovrà inoltre valutare se un’eventuale contenzione possa avere influito sulla traiettoria del corpo, aggravato le condizioni cliniche del giovane o limitato i naturali movimenti di protezione durante la caduta.

Il medico legale dovrà confrontare il complesso delle lesioni con la dinamica descritta negli atti e con le modalità dell’intervento dei carabinieri. La Procura chiede di accertare se la morte sia riconducibile esclusivamente ai traumi provocati dalla precipitazione oppure se abbiano assunto rilievo causale o concausale patologie preesistenti, condizioni sopravvenute o fattori di altra natura.

Tra i quesiti figura anche la tempestività dell’assistenza sanitaria. Il consulente dovrà chiarire, in termini probabilistici, se un intervento diverso o più rapido avrebbe offerto concrete possibilità di evitare il decesso o di prolungare in maniera significativa la sopravvivenza di Bessioud.

Saranno infine eseguiti gli esami tossicologici, alcolemici e istologici necessari a definire le condizioni psicofisiche del venticinquenne al momento del controllo. Il medico legale potrà prelevare e conservare campioni biologici per eventuali ulteriori analisi disposte dall’autorità giudiziaria.

Droga in casa (e non solo)

Gli accertamenti si inseriscono nell’indagine avviata dopo la morte del giovane, precipitato dal balcone dell’abitazione di via dei Mille durante una perquisizione domiciliare. Nell’appartamento i carabinieri avrebbero trovato circa 150 grammi di hashish. Secondo le informazioni raccolte, nella stanza erano presenti Bessioud e i due militari intervenuti, mentre la madre si trovava sull’uscio della porta.

La Procura ha acquisito la relazione dei carabinieri e ha iniziato ad ascoltare i testimoni. Le prime informazioni indicavano che “Momo” potesse avere le manette ai polsi. Un residente dello stesso edificio avrebbe invece riferito di averlo visto senza mezzi di contenzione. Resta da chiarire in quale momento il testimone abbia osservato il giovane e se ciò sia avvenuto quando Bessioud era già precipitato. Proprio l’esame dei polsi e delle altre parti del corpo interessate potrà fornire un primo riscontro medico-legale.

La presenza o meno delle manette è fondamentale per valutare gli elementi a disposizione dell’autorità giudiziaria ai fini della ricostruzione, ma non esaurisce l’accertamento sulle eventuali responsabilità. Gli inquirenti dovranno stabilire l’intera sequenza degli eventi e verificare il rispetto degli obblighi di vigilanza e delle modalità previste per l’esecuzione della perquisizione.

Csm e Servizio per le dipendenze

La famiglia ha riferito che Bessioud avrebbe avuto una crisi di panico e si sarebbe mostrato particolarmente agitato. Nel marzo scorso aveva già compiuto un gesto autolesionistico e stava seguendo un percorso presso il Centro di salute mentale di piazza Amendola e il Servizio per le dipendenze.

Il 20 luglio era stato condannato a dieci mesi di reclusione per il precedente rinvenimento nella sua abitazione di circa 175 grammi di hashish. Il giudice monocratico Tricò, considerate le sue condizioni cliniche, lo aveva autorizzato a frequentare le due strutture. Sul giovane gravava inoltre una condanna definitiva per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti, mentre un altro procedimento, inizialmente aperto dalla Procura di Castrovillari e poi trasferito a Cosenza, era ancora nella fase delle indagini.

Intanto l’avvocato Francesco Vetere, per conto della madre e di due familiari di Bessioud, ha smentito la notizia secondo cui la donna avrebbe tentato il suicidio. Il legale l’ha definita «assolutamente falsa e priva di qualsiasi fondamento», invitando gli organi d’informazione a non diffondere ricostruzioni non verificate e lesive della dignità e della riservatezza della famiglia.

La madre ha annunciato l’intenzione di presentare una denuncia nei confronti dei militari intervenuti. La famiglia è anche assistita anche dall’avvocato Alessandro Osvaldo Rocca. Nelle scorse ore, a Cosenza, centinaia di persone hanno partecipato a una manifestazione di solidarietà per chiedere verità sulla morte del venticinquenne. Infine, i due carabinieri (allo stato) non sono stati iscritti nel registro degli indagati. Entrambi infatti non erano presenti all’esame autoptico.