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14/08/2026 ore 20.00
Cronaca

Assalto al bancomat di Santo Stefano di Rogliano, Cataldo Bartoli secondo imputato

Il colpo fruttò 86mila euro. Nicoletto ha chiesto il rito abbreviato e la sostituzione del carcere con i domiciliari. Attesi gli esiti degli esami del Ris sulle tracce di Dna

di Antonio Alizzi

Cataldo Bartoli è il secondo nome entrato nell’inchiesta sull’assalto allo sportello bancomat di Santo Stefano di Rogliano, compiuto il 17 gennaio 2026 con la cosiddetta tecnica della “marmotta”. L’uomo è ora imputato insieme a Josef Nicoletto, inizialmente unico indagato nel procedimento, dopo il decreto di giudizio immediato emesso dal gip del Tribunale di Cosenza Letizia Benigno su richiesta della Procura.

Nicoletto, assistito dall’avvocato Pasquale Marzocchi, ha chiesto di essere giudicato con rito abbreviato dopo avere ricevuto la notifica del decreto. Contestualmente, la difesa ha presentato un’istanza per ottenere la sostituzione della custodia cautelare in carcere con gli arresti domiciliari. Il gip non ha ancora sciolto la riserva sulla richiesta.

Bartoli è invece difeso dall’avvocato Daniela Urbano. Secondo gli ultimi aggiornamenti, non risulta destinatario di una misura cautelare per il procedimento relativo al colpo commesso nel Cosentino. Si trova tuttavia detenuto a Bari nell’ambito delle contestazioni formulate dalla Procura di Taranto per altri assalti avvenuti in Puglia.

Il colpo da 86mila euro

Secondo l’imputazione, Nicoletto e Bartoli avrebbero agito insieme ad altre persone non ancora identificate. Il gruppo avrebbe inserito nello sportello automatico di un istituto di credito di Santo Stefano di Rogliano un ordigno esplosivo preparato artigianalmente.

La deflagrazione avrebbe consentito di aprire il bancomat e impossessarsi di 86mila euro. Il denaro sarebbe stato poi portato via da alcuni complici a bordo di un’Alfa Romeo Stelvio.

La Procura di Cosenza contesta il furto aggravato dal rilevante danno patrimoniale, comprensivo della somma sottratta e dei danneggiamenti provocati all’immobile. Tra le aggravanti figurano anche l’orario notturno, l’impiego di materiale esplosivo, l’azione compiuta da più persone con il volto travisato e l’avere agito su beni esposti alla pubblica fede.

Ai due imputati viene inoltre contestata la fabbricazione, la detenzione e il porto illegale in luogo pubblico del materiale esplosivo utilizzato per commettere il furto. Anche questa condotta, secondo l’accusa, sarebbe stata realizzata con il concorso di soggetti ancora da identificare.

Le tracce di Dna e gli altri componenti del gruppo

Le indagini non sono concluse. Gli investigatori stanno cercando di identificare gli altri presunti partecipanti all’assalto, mentre si attendono i risultati degli accertamenti affidati al Ris di Messina sulle tracce di Dna rinvenute all’interno di una vettura acquisita nel corso dell’inchiesta.

Gli esiti degli esami potrebbero fornire ulteriori elementi per ricostruire la composizione del gruppo e attribuire le singole condotte. Nel frattempo, nelle scorse ore sono stati registrati nuovi assalti ai bancomat in Puglia con modalità analoghe.