Sezioni
29/07/2026 ore 12.20
Cronaca

Caso Bessioud, parlano i legali di Luca Restaneo

Pubblichiamo integralmente la nota degli avvocati Antonio Ingrosso ed Ernesto Gallo che intervengono a tutela del brigadiere

di Redazione

«In relazione al tragico decesso del venticinquenne Mohamed Amin Bessioud, avvenuto in Cosenza in data 23.07.206, a seguito della precipitazione dal balcone della propria abitazione, la locale Procura della Repubblica ha aperto un fascicolo d’indagine finalizzato all’accertamento del fatto storico. L’evento – come è noto - si è verificato mentre personale dell’Arma dei Carabinieri era impegnato nell’esecuzione di una perquisizione domiciliare (con esito positivo) nei confronti del sopra menzionato indagato che si trovava in regime di arresti domiciliari.

Ciò brevemente e doverosamente premesso, a tutela e su espressa richiesta del Brigadiere Luca Restaneo, i sottoscritti avvocati precisano quanto segue. Il Brigadiere Luca Restaneo, ovviamente addolorato per quanto successo al povero Mohamed Amin Bessioud, è rimasto vittima di una singolare tempesta mediatica, aggressiva e spesso orientata in maniera ideologica. Tale campagna denigratoria è stata realizzata sia da alcune testate giornalistiche, sia per mezzo dei più noti social network.

Ci si è spinti perfino a pubblicare le fotografie del Brigadiere Luca Restaneo, non solo in spregio alle più elementari regole in materia di riservatezza personale, ma ponendolo anche in uno stato di potenziale pericolo personale e familiare. Il Brigadiere Luca Restaneo – non si comprende sulla base di quali ragioni - è stato espressamente ritenuto responsabile del decesso del Mohamed Amin Bessioud e in ragione di ciò, in molteplici articoli di stampa veniva accusato di ogni tipo di nefandezza e appellato nei modi più offensivi e ignominiosi.

In realtà, è il caso di sottolinearlo, ci troviamo al cospetto di un Sottoufficiale con note caratteristiche sempre eccellenti; in particolare il Brigadiere Luca Resteneo – arruolato nell’anno 1993 – ha avuto una brillante e lineare carriera professionale, prestando servizio di tutela e scorta in favore di varie autorità giudiziari, militarie e politiche. Il Sottoufficiale Luca Restaneo ha, inoltre, partecipato a molteplici missioni all’estero (Kosovo, Iraq, Equador, Kenia), inanellando riconoscimenti ed encomi da parte dei Superiori gerarchici.

Questa campagna mediatica (intrapresa ad indagini appena iniziate!!) si è estesa finanche ad una pubblica e spontanea manifestazione di piazza (tenutasi durante l’espletamento dell’esame autoptico, sic!) che ha avuto il patrocinio, non solo di alcuni esponenti politici ma addirittura di una parte dell’istituzione ecclesiastica. Orbene - considerato che ancora in Italia la sede naturale dei processi sono le aule di giustizia e non le piazze - riteniamo che tali prese di posizione siano, allo stato, imprudenti, inopportune tanto più che fondate non su dati oggettivi ma su sterili chiacchiericci.

Tutto ciò non rappresenta una legittima manifestazione del pensiero ma deve essere considerato per quello che realmente è: un J’accuse camuffato da una richiesta di verità e giustizia! Viviamo in un periodo storico in cui si è radicato, da parte dell’opinione pubblica, un pericoloso sentimento di sospetto per non dire avversità nei confronti delle Forze dell’Ordine, soprattutto nel caso in cui la presunta vittima del loro operato appartenga alle cosiddette “categorie deboli” , in questi casi vi è addirittura una presunzione di responsabilità da pare degli Operatori di Polizia, rei semplicemente di fare il loro dovere e servire lo Stato con spirito di sacrificio e abnegazione.

Ci troviamo, inoltre, al cospetto di una distorsione dell’informazione (con particolare riferimento a quella “fai da te”), una vera e propria macchina del fango che sovverte in maniera evidente la realtà storica creando dei finti “mostri”, che magari saranno riabilitati dall’Autorità Giudiziaria, ma che avranno per sempre la vita rovinata a causa dello stigma instillato nei confronti della pubblica opinione.

Rammentiamo, solo per fare un esempio, le vicende giudiziarie che hanno riguardato i sanitari che ebbero in cura il povero Salvatore Iaccino, tutti ampiamente prosciolti perché ritenuti esenti da responsabilità ma per mesi dipinti come degli aguzzini; oppure, andando in dietro nel tempo, il caso del Carabiniere Placanica, reo di essersi difeso dall’altrui violenza! Anch’esso prosciolto. Vite rovinate. Ci auguriamo, ma ne siamo certi, che le indagini vengano svolte in maniera imparziale ed in tempi rapidi in modo tale da fare emergere la verità dei fatti per quella che realmente è stata, e non lasciare alcuna ombra sull’operato del Brigadiere Luca Restaneo, restituendogli la dignità e l’onore suo e della divisa che ha da sempre indossato con orgoglio».
Avv. Antonio Ingrosso e Avv. Ernesto Gallo