Calunnia, per il senatore Ernesto Rapani arriva la condanna anche in appello
La Corte di Catanzaro conferma un anno e sei mesi. Il processo nasce da una denuncia su un assegno del 2017
La Corte d’Appello di Catanzaro ha confermato la condanna a un anno e sei mesi di carcere (pena sospesa e non menzione) nei confronti del senatore di Fratelli d’Italia Ernesto Rapani nel processo per calunnia. La sentenza di primo grado era stata emessa dal giudice monocratico Orvieto Matonti.
Il procedimento penale nasce da una vicenda risalente al 2017, legata a una denuncia presentata da Rapani per l’asserito utilizzo fraudolento di un assegno che l’attuale senatore sosteneva gli fosse stato sottratto da ignoti.
Secondo la ricostruzione processuale, Rapani aveva affermato di non avere consegnato quel titolo di credito a due organizzatori di un evento promosso a Corigliano Rossano in vista dell’unione dei due Comuni. La vicenda era stata inizialmente esaminata dalla Procura di Cosenza.
Il gip di Cosenza, Manuela Gallo, nel disporre l’archiviazione delle posizioni delle persone denunciate, aveva però ricostruito diversamente l’accaduto. Secondo il giudice, Rapani avrebbe verosimilmente consegnato l’assegno in garanzia entro la prima metà di ottobre del 2017 e, successivamente, ne avrebbe denunciato lo smarrimento pur essendo consapevole della mancanza di provvista.
Nel provvedimento di archiviazione, il gip aveva ritenuto non plausibile anche la versione fornita da Rapani sulla custodia dell’assegno. Il senatore aveva riferito di essere solito lasciare in casa un titolo già sottoscritto e compilato nell’importo per eventuali necessità familiari. Una spiegazione ritenuta non convincente, anche in ragione dell’importo dell’assegno, pari a 3500 euro.
Dopo l’archiviazione del fascicolo a carico delle persone denunciate, gli atti erano stati trasmessi alla Procura di Castrovillari per valutare la configurabilità del reato di calunnia. Da quel passaggio è nato il processo concluso in primo grado con la condanna di Rapani, ora confermata anche in appello.
Il Tribunale di Castrovillari aveva riconosciuto le circostanze attenuanti generiche e il vincolo della continuazione tra i reati contestati. Rapani era stato inoltre condannato al risarcimento del danno in favore delle parti civili, da liquidarsi in separata sede, e alla rifusione delle spese legali, quantificate in 2500 euro per ciascuna parte civile costituita con diverso difensore.
In primo grado Rapani era stato invece assolto dal capo d’imputazione relativo al direttore di banca, sempre per l’accusa di calunnia, con la formula perché il fatto non sussiste.
Le parti civili sono assistite dagli avvocati Emilio Lirangi e Pasquale Vaccaro, entrambi del Foro di Cosenza. Il senatore Rapani è difeso dagli avvocati Vittorio Ruscio del foro di Castrovillari e Giuseppe Belcastro del foro di Roma.