Sezioni
02/04/2026 ore 13.00
Cronaca

La Camorra e quel traffico di droga tra il carcere di Cosenza e i Casalesi

Indagine della Dda di Napoli su presunti collegamenti tra clan campani e ambienti calabresi: coinvolti Giuseppe e Pasquale Albano. Al centro la casa circondariale di Via Popilia nel cuore dell’area urbana del capoluogo bruzio

di Alessia Truzzolillo

La Direzione distrettuale antimafia di Napoli punta i riflettori su un presunto asse tra Camorra e ambienti criminali calabresi, gli intrecci tra i due gruppi sarebbero nati nel carcere “Cosmai” di Cosenza dove gli indagati avrebbero stretto legami di amicizia e d’affari.  Al centro dell’inchiesta ci sono Giuseppe e Pasquale Albano, padre e figlio, indagati per traffico di sostanze stupefacenti e ritenuti, secondo l’accusa, fornitori di cocaina al clan dei Casalesi, in particolare alla fazione Zagaria.

Secondo quanto ricostruito dagli investigatori, gli Albano avrebbero garantito un flusso mensile di droga pari a due o tre chili di cocaina destinati al mercato gestito dalla Camorra nell’area casertana. Un’attività che, se confermata, delineerebbe un collegamento stabile tra criminalità organizzata campana e calabrese, con snodi operativi anche nel territorio di Cosenza.

Indagini e collegamenti tra Camorra e ambienti calabresi a Cosenza

L’inchiesta prende slancio da alcune intercettazioni risalenti al 29 novembre 2021. In quella data Carlo Bianco, considerato vicino alla fazione Zagaria, parlando con Antonio Lanza - oggi collaboratore di giustizia - avrebbe fatto riferimento a una proposta ricevuta da alcuni “ragazzi calabresi”. L’offerta riguardava la fornitura di droga a prezzi più competitivi rispetto a quelli praticati sulla piazza di Secondigliano, uno dei principali hub della Camorra.

Secondo gli inquirenti, dietro quella proposta ci sarebbero proprio Giuseppe e Pasquale Albano, ritenuti vicini alla ‘ndrina dei Bellocco di Rosarno. Un elemento che rafforza l’ipotesi di una rete interregionale del traffico di stupefacenti. Un passaggio chiave riguarda il legame tra Carlo Bianco e Giuseppe Albano, nato durante un periodo di detenzione condiviso nel carcere “Cosmai” di Cosenza. Qui i due avrebbero consolidato rapporti poi proseguiti all’esterno. Giuseppe Albano, noto negli ambienti criminali come “Zio Pino”, era stato arrestato in passato dalla Dda di Reggio Calabria per reati associativi di stampo mafioso.

Sempre nel carcere di Cosenza, Bianco ha avuto contatti anche con Nazzareno Patania, figlio del boss Fortunato Patania, ucciso nel 2011. Secondo quanto riportato, tra Bianco e Patania sarebbero stati registrati decine di contatti telefonici nel 2023, segnale di relazioni persistenti tra soggetti legati alla criminalità organizzata.

Viaggi, incontri e sviluppi dell’inchiesta

Le indagini hanno documentato anche alcuni spostamenti ritenuti sospetti. Il 6 ottobre 2022, la polizia giudiziaria avrebbe individuato Giuseppe e Pasquale Albano presso un autonoleggio utilizzato da Carlo Bianco come base operativa. Un incontro che, secondo gli investigatori, si inserirebbe nel contesto delle attività di rifornimento di droga.

Emergono inoltre collegamenti con operazioni più ampie contro il traffico internazionale di stupefacenti. Nello stesso periodo, infatti, la Guardia di finanza aveva eseguito un blitz nei confronti di numerosi affiliati al clan Bellocco, con base logistica nel porto di Gioia Tauro.

Successivamente, Carlo Bianco e altri soggetti avrebbero raggiunto la Calabria, in particolare le zone di San Ferdinando e Gioia Tauro, utilizzando due diverse vetture. Spostamenti che, per la Procura di Napoli, rappresenterebbero indizi di una rete consolidata tra Camorra e gruppi calabresi.

Tuttavia, il giudice per le indagini preliminari ha ritenuto che gli elementi raccolti non siano sufficienti a dimostrare un rapporto stabile e continuativo di fornitura tra gli Albano e il clan dei Casalesi. In particolare, viene evidenziata la mancanza di prove concrete sulla continuità dei rifornimenti.

Secondo il gip, inoltre, l’attività si sarebbe interrotta già nel novembre 2023, in coincidenza con alcuni arresti legati al traffico di droga. Anche i successivi spostamenti registrati tra Calabria e Campania non sarebbero stati sufficienti a confermare un’organizzazione stabile.

Resta però un elemento significativo: i rapporti di Carlo Bianco con figure di rilievo della ‘ndrangheta non vengono messi in discussione. Un dato che continua ad alimentare l’attenzione degli inquirenti su possibili connessioni tra Camorra e criminalità calabrese come si evince dal caso in questione relativo alla casa circondariale di Cosenza.

Cellulari in carcere a Cosenza, in 42 verso il processo dopo la prima scrematura | NOMI