Sovraffollamento alle stelle nel carcere di Cosenza, la Camera penale invita i parlamentari calabresi all’accesso del 25 maggio
Dopo il rapporto della Garante comunale sulle condizioni detentive, gli avvocati chiedono una verifica diretta nella casa circondariale “Sergio Cosmai”
Le condizioni del carcere di Cosenza tornano al centro dell’attenzione pubblica e istituzionale. L’Osservatorio “Carcere e Diritti Umani” della Camera penale di Cosenza ha rivolto un nuovo appello ai parlamentari eletti in Calabria, invitandoli a partecipare all’accesso nella casa circondariale “Sergio Cosmai” previsto per il 25 maggio 2026.
L’iniziativa arriva dopo il rapporto di monitoraggio della Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Emilia Corea, che ha visitato l’istituto il 5 e il 20 marzo 2026, rilevando criticità legate a sovraffollamento, condizioni igienico-sanitarie, assistenza psichiatrica, autolesionismo e presenza di pannelli in plexiglass alle finestre di alcune celle.
L’autorizzazione del Dap e l’accesso del 25 maggio
La Camera penale ha chiesto e ottenuto dal Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria l’autorizzazione all’accesso nell’istituto cosentino per il 25 maggio.
Gli avvocati hanno invitato a partecipare anche i Garanti regionale, provinciale e comunale, il sindaco di Cosenza, il presidente del Consiglio dell’Ordine degli avvocati e la coordinatrice delle associazioni del Foro bruzio.
Nel documento rivolto ai parlamentari, la Camera penale richiama il dato nazionale sulle morti in carcere e denuncia un quadro di emergenza che riguarda anche la struttura cosentina. L’appello è diretto: verificare personalmente le condizioni detentive e misurare «il grado di civiltà del Paese» rappresentato nelle istituzioni.
Sovraffollamento e celle con sei o sette brandine
Uno dei nodi centrali riguarda il sovraffollamento. Nel rapporto della Garante è stata indicata una popolazione detenuta di 286 persone il 5 marzo e 284 il 20 marzo, a fronte di una capienza regolamentare di 220 posti.
La relazione segnala la presenza, in alcune celle, di sei o sette brandine disposte una sull’altra, con conseguente riduzione dello spazio disponibile, rischio di cadute dall’alto e compromissione della vivibilità, della sicurezza e della dignità personale. La Garante richiama anche i parametri della Corte europea dei diritti dell’uomo sullo spazio minimo individuale e chiede verifiche puntuali sui metri quadrati effettivamente disponibili per ciascun detenuto.
Il caso dei pannelli in plexiglass
La Camera penale insiste anche sulla presenza dei pannelli in plexiglass installati tra le sbarre delle finestre in alcune celle dell’area “Ex femminile”. Una condizione già denunciata nei mesi scorsi e ora confermata nella relazione della Garante.
Secondo il rapporto, queste schermature limitano sensibilmente il ricambio naturale dell’aria e l’accesso alla ventilazione, contribuendo a creare, soprattutto nei mesi estivi, condizioni microclimatiche deteriorate e potenzialmente asfissianti. La Garante ne chiede la rimozione o sostituzione con soluzioni alternative capaci di garantire sicurezza senza compromettere aerazione e salubrità degli ambienti.
Sanità, psichiatria e rischio autolesionismo
Altro capitolo delicato riguarda l’assistenza sanitaria e psichiatrica. Nel rapporto vengono riportate segnalazioni di difficoltà nell’accesso alle visite psichiatriche, mancato trattamento adeguato di patologie gravi e presenza di detenuti con disturbi psichiatrici collocati nelle stesse celle con detenuti comuni.
La Garante segnala inoltre numerosi episodi di autolesionismo, definiti indicativi di un diffuso disagio psicologico, e richiama la necessità di rafforzare supporto psicologico e psichiatrico, protocolli di prevenzione del suicidio e monitoraggio delle situazioni più vulnerabili. Nel rapporto viene anche riferito che, secondo lo specialista psichiatra, circa l’80% dei detenuti farebbe uso di farmaci sedativi per contenere ansia e disagio.
Le buone prassi e i limiti delle attività trattamentali
Nel documento della Garante non mancano riferimenti positivi. Sono state segnalate buone prassi come i corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro e igiene alimentare, la collaborazione con l’associazione “Bambini Senza Sbarre” e il progetto agricolo con coltivazione di ortaggi e piante aromatiche nelle serre carcerarie.
La relazione, però, evidenzia anche i limiti di queste attività, accessibili a un numero ristretto di detenuti. Per il progetto agricolo, ad esempio, la borsa lavoro risulta prevista soltanto per due persone, una quota ritenuta insufficiente rispetto alla popolazione detenuta complessiva.
L’appello ai parlamentari calabresi
La Camera penale ricorda di avere già invitato i parlamentari Alfredo Antoniozzi, Vittoria Baldino, Giovanni Arruzzolo, Francesco Cannizzaro, Wanda Ferro, Domenico Frugiuele, Andrea Gentile, Nicola Irto, Simona Loizzo, Giuseppe Mangialavori, Tilde Minasi, Mario Occhiuto, Anna Laura Orrico, Fausto Orsomarso, Ernesto Rapani, Eugenia Roccella, Roberto Scarpinato, Nicola Stumpo e Riccardo Tucci, nell’agosto dello scorso anno, a verificare le condizioni della struttura penitenziaria di Cosenza, senza ottenere presenze. Ora rinnova l’appello alla luce del rapporto della Garante e del recente decesso di un detenuto.
L’Osservatorio “Carcere e Diritti Umani” chiede ai rappresentanti istituzionali eletti in Calabria di partecipare all’accesso del 25 maggio, richiamando la possibilità per i parlamentari di entrare negli istituti penitenziari e constatare direttamente le condizioni della detenzione.
Il documento è firmato dagli avvocati dell’Osservatorio (Fiorella Bozzarello, Jessica Cesareo, Nicoletta Grandinetti, Nunzia Paese, Erika Rodighiero, Andrea Manna, Carlo Monaco e Andrea Sarro), dal coordinatore degli Osservatori Paolo Coppa e dal Consiglio direttivo della Camera penale di Cosenza (Alessandra Adamo, Valentina Spizzirri, Francesco Chiaia, Fabrizio Loizzo, Giuseppe Manna, Angelo Nicotera e Guido Siciliano), con il segretario Francesco Santelli e il presidente Roberto Le Pera.