Carcere di Cosenza, allarme sui plexiglass e appello ai parlamentari calabresi prima dell’estate
La denuncia dopo il monitoraggio della Garante Emilia Corea: il 25 maggio nuovo accesso nell’istituto penitenziario
Il carcere di Cosenza resta al centro di un nuovo allarme sulle condizioni detentive. A intervenire è Chiara Penna, avvocato penalista, consigliere comunale e presidente della Commissione Legalità del Comune di Cosenza, che richiama la denuncia della Camera Penale e il recente monitoraggio svolto dalla Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Emilia Corea.
Il quadro descritto è pesante: sovraffollamento, celle con brandine sovrapposte, carenze strutturali, problemi sanitari e psichiatrici, oltre alla permanenza dei plexiglass alle finestre delle celle, che limitano aria e luce naturale.
Pegna: «Quadro estremamente grave nella Casa Circondariale di Cosenza»
Chiara Penna collega il monitoraggio della Garante a una battaglia che i penalisti cosentini portano avanti da anni. Secondo la consigliera comunale, le criticità del carcere non sono nuove e non hanno ricevuto risposte istituzionali adeguate.
«La denuncia della Camera Penale di Cosenza e il recente monitoraggio svolto dal Garante comunale dei diritti delle persone private della libertà personale, Emilia Corea, restituiscono un quadro estremamente grave delle condizioni della Casa Circondariale di Cosenza, confermando criticità che da anni vengono segnalate da noi penalisti senza adeguate risposte istituzionali».
Poi l’affondo sui plexiglass, considerati uno degli aspetti più gravi della condizione detentiva.
«Il rapporto della Garante evidenzia un sovraffollamento superiore alla media nazionale, celle sovraccariche con brandine sovrapposte, gravi carenze strutturali, problematiche sanitarie e psichiatriche e, soprattutto, la permanenza delle schermature in plexiglass alle finestre delle celle, che limitano aria e luce naturale».
«I plexiglass sono una forma di tortura»
Per Penna, il tema delle schermature alle finestre non può essere considerato un dettaglio tecnico. È, al contrario, una condizione che incide direttamente sulla dignità delle persone detenute.
«Quella dei plexiglass rappresenta una vera forma di tortura, denunciata dalla sottoscritta già dal 2021 quale componente prima e, successivamente, responsabile dell’Osservatorio Carcere della Camera Penale di Cosenza, in quanto condizione incompatibile con la dignità umana».
La denuncia, spiega, nasce da un’attività di osservazione e accesso che precede l’attuale ruolo istituzionale.
«Si tratta, infatti, di una realtà che conosco e seguo da tempo, ben prima del mio attuale ruolo istituzionale. Insieme alla Camera Penale di Cosenza e all’Osservatorio Carcere, abbiamo svolto continui accessi, monitoraggi e denunce pubbliche sulle condizioni detentive del carcere di Cosenza, spesso nel silenzio generale della politica e delle istituzioni».
Il precedente accesso del 2021 e il ruolo del Garante comunale
Pegna ricorda anche l’accesso ispettivo effettuato il 15 agosto 2021, quando furono riscontrate criticità che, secondo la sua denuncia, ancora oggi permangono.
«Il 15 agosto 2021 effettuammo un accesso ispettivo all’interno dell’istituto penitenziario, riscontrando criticità che ancora oggi permangono».
Da qui il richiamo all’istituzione del Garante comunale dei detenuti, oggi operativo a Cosenza.
«Quale consigliere comunale e Presidente della Commissione Legalità del Comune di Cosenza, ho dunque fortemente voluto l’istituzione del Garante comunale dei detenuti, inspiegabilmente inesistente in una città come Cosenza prima dell’amministrazione guidata dal Sindaco Franz Caruso, e oggi finalmente operativo».
Il 25 maggio nuovo accesso nel carcere di Cosenza
La prossima tappa sarà il 25 maggio, quando Penna annuncia un nuovo accesso nella Casa Circondariale insieme ai colleghi penalisti. Un’iniziativa che si inserisce nella continuità di un impegno professionale e istituzionale sul tema carcerario.
«Farò dunque accesso presso la Casa Circondariale di Cosenza insieme ai colleghi penalisti il prossimo 25 maggio, nell’esercizio delle prerogative connesse al mio ruolo istituzionale e nella continuità di un impegno che porto avanti da anni come avvocato penalista».
L’invito è rivolto anche ai parlamentari calabresi, chiamati a partecipare non per una semplice presenza formale, ma con un impegno concreto.
«Mi auguro che tutti i parlamentari calabresi partecipino all’accesso, così come auspicato con forza dal Presidente della Camera Penale di Cosenza, avv. Roberto Le Pera, con uno spirito realmente fattivo e coerente con i principi costituzionali che devono guidare l’azione politica e istituzionale sul tema carcerario, e non in un’ottica occasionale o di mera presenza mediatica».
L’accusa alla politica: «Approccio contraddittorio»
Pegna critica quella che definisce una contraddizione tra visite negli istituti penitenziari e scelte legislative che aumentano la pressione detentiva.
«Non è più accettabile un approccio schizofrenico e contraddittorio: da un lato la visita, le dichiarazioni e le immagini, dall’altro scelte legislative e politiche che spesso vanno nella direzione di un inasprimento del sistema sanzionatorio e di un aumento della pressione detentiva».
Secondo la consigliera comunale, il rischio è che le conseguenze delle decisioni politiche ricadano direttamente sugli istituti penitenziari.
«È una contraddizione evidente che finisce per scaricare sugli istituti penitenziari le conseguenze di decisioni politiche distanti dalla realtà».
L’allarme per l’estate e il nodo degli interventi strutturali
L’arrivo della stagione estiva rende ancora più urgente la questione. Le condizioni già critiche rischiano di aggravarsi, soprattutto in presenza di sovraffollamento e carenze strutturali.
«Non si può neppure continuare a rinviare interventi strutturali, aspettando che l’emergenza, già ampiamente preannunciata, si trasformi nell’ennesima esplosione delle condizioni di invivibilità che con l’arrivo della stagione estiva diventeranno ancora più gravi».
Pegna mette in guardia anche dal rischio che l’emergenza venga usata per giustificare nuovi ampliamenti del sistema penitenziario, invece di intervenire sulle cause.
«Sarebbe inaccettabile che una situazione ampiamente prevedibile venga poi utilizzata come giustificazione per nuovi ampliamenti del sistema penitenziario, invece di affrontarne per tempo le cause».
«Il carcere non è un luogo di scarto sociale»
La conclusione dell’intervento richiama il valore costituzionale della dignità umana anche dentro la privazione della libertà personale.
«Il carcere non è un luogo di scarto sociale né un contenitore dove relegare ciò che la società non vuole vedere. I detenuti sono persone, e come tali titolari di diritti inviolabili».
Per Penna, lo Stato non può limitarsi a custodire, ma deve garantire che la detenzione avvenga nel rispetto dei diritti fondamentali.
«La funzione dello Stato non è quella di nasconderli, ma di garantire che anche la privazione della libertà avvenga nel rispetto della dignità umana, come imposto dalla Costituzione».