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05/08/2026 ore 10.08
Cronaca

Carcere di Rossano, cellulare e oltre 700 grammi di droga nascosti dentro un pacco

Parte della sostanza era occultata nei gusci delle noci. Il Sappe elogia la Polizia penitenziaria e chiede più strumenti di prevenzione

di Redazione

Un telefono cellulare e oltre 700 grammi di sostanza stupefacente sono stati intercettati dalla Polizia penitenziaria del carcere di Rossano. Il materiale era nascosto tra gli alimenti contenuti in un pacco destinato a un detenuto.

Parte della sostanza era stata suddivisa e occultata all’interno dei gusci delle noci, con una modalità che sarebbe stata utilizzata per tentare di superare i controlli all’ingresso dell’istituto penitenziario. Sulla natura esatta del materiale saranno necessari gli accertamenti previsti.

Il Sappe: possibile destinazione ad altri detenuti

Sull’operazione sono intervenuti Giovanni Battista Durante, segretario generale aggiunto del Sappe, e Francesco Ciccone, segretario nazionale del sindacato autonomo di Polizia penitenziaria.

I due rappresentanti sindacali hanno formulato un’ipotesi sulla possibile destinazione della sostanza, che non costituisce allo stato un accertamento investigativo.

«È plausibile immaginare che la sostanza, parte della quale divisa e occultata all’interno di gusci di noci, potesse servire per concederne l’uso o la cessione onerosa ad altri reclusi», dichiarano Durante e Ciccone.

Non sono stati diffusi ulteriori elementi sull’origine del pacco o su eventuali responsabilità. Gli accertamenti dovranno chiarire tutti gli aspetti della vicenda.

L’allarme sui telefoni introdotti in carcere

Il ritrovamento del cellulare riporta l’attenzione sull’ingresso illecito di dispositivi di comunicazione negli istituti penitenziari.

«È importante comprendere queste dinamiche ormai comuni a tutti gli istituti di pena», affermano i sindacalisti. «Ma è altrettanto importante l’opera di prevenzione che svolge la Polizia penitenziaria, con pochi mezzi e pochissime risorse, per il contrasto all’ingresso fraudolento anche dei telefoni cellulari».

Durante e Ciccone ricordano che l’introduzione e la disponibilità non autorizzata di dispositivi idonei alla comunicazione in carcere sono disciplinate dall’articolo 391-ter del codice penale, introdotto nel 2020. Secondo il Sappe, la previsione penale non avrebbe prodotto l’effetto deterrente auspicato.

La proposta di schermare gli istituti

Il sindacato torna quindi a chiedere l’adozione di sistemi capaci di impedire l’utilizzo dei telefoni introdotti illegalmente nelle strutture detentive.

«Per una più efficace prevenzione sarebbe opportuno schermare gli istituti, in modo da rendere inefficace l’uso dei telefoni», sostengono Durante e Ciccone.

Il Sappe esprime infine apprezzamento per il recente intervento legislativo che, in presenza delle condizioni previste, consente ai detenuti con tossicodipendenza di accedere a misure restrittive esterne al carcere.