Caso Serafino Congi, la madre rompe il silenzio: «Non mi farò zittire, voglio verità»
Dopo la morte del figlio in Pronto soccorso, Rosa Nigro denuncia pressioni politiche, isolamento istituzionale e annuncia azioni legali
Non è solo il dolore per una perdita improvvisa a parlare, ma una richiesta di verità che si fa pubblica. A San Giovanni in Fiore, Rosa Nigro, madre di Serafino Congi, il giovane deceduto dopo un infarto al termine di una lunga attesa in Pronto soccorso, ha deciso di rompere il silenzio e di denunciare apertamente ciò che definisce un clima di ostilità istituzionale attorno alla sua battaglia di giustizia.
In una nota diffusa dall’Associazione Antigone – Siamo tutti Serafino – la donna racconta non solo le carenze del sistema sanitario, ma anche le pressioni che avrebbe subito sul piano politico e personale. Al centro della denuncia, i messaggi ricevuti dall’ex sindaca di San Giovanni in Fiore, Rosaria Succurro, che – secondo quanto riferito – le avrebbe contestato di «prestarsi a strumentalizzazioni politiche».
Un’accusa respinta con fermezza dalla madre di Serafino, che afferma: «Come se la morte di mio figlio fosse un pretesto e non la tragedia che ha distrutto la mia vita. Hanno cercato di mettermi a tacere, pensando che il dolore mi rendesse debole, ma si sbagliano».
Alle parole private, Rosa Nigro affianca anche episodi avvenuti sui social network. Secondo quanto denunciato, anche la sindaca facente funzioni, subentrata dopo l’elezione della Succurro al Consiglio regionale, avrebbe pubblicamente sostenuto che la donna fosse “caricata” da qualcuno. Un’affermazione che la madre di Serafino considera offensiva e riduttiva: come se il dolore per la perdita di un figlio non fosse, di per sé, sufficiente a spingerla a esporsi e a chiedere risposte su quanto accaduto il 4 gennaio 2025 nella sala operativa del 118.
Nel comunicato viene inoltre evidenziato quello che la famiglia definisce un vero e proprio isolamento istituzionale. In particolare, viene contestata la mancata proclamazione del lutto cittadino, scelta interpretata come il tentativo di «stendere un velo pietoso» su una vicenda ritenuta scomoda, legata allo stato della sanità locale e alla gestione dei servizi di emergenza.
Sul piano giudiziario, Rosa Nigro ha già interessato la stazione locale dei Carabinieri e si è riservata di presentare una formale querela. La volontà, ribadita con decisione, è quella di tutelare la propria posizione e la memoria del figlio: «Non permetterò a nessuno di calpestare la memoria di Serafino per difendere la propria immagine politica».