✕
Sezioni
24/10/2026 ore 11.21
Cronaca

L'agguato mafioso contro Damiano Pepe mette la parola fine alle alleanze cassanesi nella Sibaritide

Il tentato omicidio del boss, ora ricoverato in Rianimazione, è solo l'ultimo fatto di sangue. Per capire il momento attuale bisogna ripartire dal delitto di Leonardo Portoraro ma servono rinforzi investigativi. Lo Stato deve fare la sua parte

di Emilia Canonaco
L'ingresso della villa del boss Damiano Pepe dove si è consumato l'agguato

È ricoverato nel reparto di Rianimazione Damiano Pepe, il boss della Sibaritide coinvolto nell’agguato avvenuto intorno a mezzanotte nella frazione Lattughelle di Cassano all’Ionio. Nell’attacco è stata uccisa la moglie, Silvana Sibarelli. Secondo quanto si apprende, l’obiettivo del commando era uccidere l’uomo, ritenuto una figura di vertice della criminalità organizzata della Piana di Sibari.

L’agguato arriva in un territorio segnato da una successione di fatti di sangue. Tra i più recenti, l’omicidio di Giuseppe Scorza, figlio di Maurizio, ucciso all’alba nel quartiere Lauropoli di Cassano all’Ionio mentre si apprestava a iniziare la giornata di lavoro.

Il quadro criminale della Sibaritide resta particolarmente grave. Le ricostruzioni investigative collegate agli omicidi restituiscono uno scenario nel quale la tenuta della cosiddetta “pax mafiosa” tra i gruppi di riferimento, Forastefano e Abbruzzese, appare sempre più incerta. Gli inquirenti lavorano da anni per ricostruire questi equilibri, come dimostrano le inchieste antimafia Kossa e Athena, oltre alle indagini che hanno portato a individuare, sul piano cautelare, i presunti mandanti ed esecutori dell’omicidio di Giuseppe Gaetani, indicato come l’autista di Leonardo Portoraro.

Damiano Pepe ricoverato a Cosenza ma non è in pericolo di vita. Nell’agguato uccisa la moglie 60enne

Uno dei passaggi centrali di questa sequenza risale al giugno 2018, con l’agguato di Villapiana. Da allora, i fatti di sangue hanno riportato al centro dell’attenzione le dinamiche criminali della Sibaritide, richiamando la stagione in cui, tra Cassano all’Ionio e gli allora distinti comuni di Corigliano e Rossano, le contrapposizioni tra i gruppi mafiosi si traducevano in agguati e omicidi.

Il tentato omicidio di Damiano Pepe e l’uccisione di Silvana Sibarelli ripropongono ora il tema della sicurezza nella Piana di Sibari. Un quadro nel quale l’attività dei carabinieri e delle altre forze di polizia si affianca al lavoro della magistratura antimafia e alle successive valutazioni dei giudici sulle responsabilità contestate e sulle misure cautelari.

Tornando alla dinamica dell’attacco, i killer avrebbero atteso la coppia davanti al cancello di casa, nella periferia cassanese, in una zona nella quale abitano anche altri esponenti della famiglia Pepe. Damiano Pepe è legato da vincoli di parentela a Nicola Abbruzzese, che ha sposato sua figlia Finizia.

La ricostruzione dell’agguato dovrà chiarire responsabilità, movente ed eventuali collegamenti con gli altri episodi. Sullo sfondo resta la necessità di una risposta investigativa e istituzionale continuativa, capace di contrastare la presenza e l’azione della ’ndrangheta nella Piana di Sibari.