Tentato omicidio a Diamante, la Cassazione annulla con rinvio la sentenza sui fratelli De Rose
La Suprema Corte ha ritenuto di cassare le ordinanze relative al rigetto dell’istanza di accesso ai programmi di giustizia riparativa, avanzata dalla difesa già in primo grado ma respinta con motivazioni ritenute inconferenti
La Corte di Cassazione, Prima Sezione Penale, ha annullato con rinvio la sentenza emessa dalla Corte d’Appello di Catanzaro nei confronti di Mattia, Massimo e Alessandro De Rose, imputati per il reato di tentato omicidio in relazione ai colpi d’arma da fuoco esplosi all’interno di un noto bar di Diamante.
La decisione è arrivata nell’udienza del 10 febbraio, in parziale accoglimento dei ricorsi presentati dal collegio difensivo composto dagli avvocati Giuseppe De Marco, Cristian Cristiano e Francesco Santelli del foro di Cosenza.
Ferma restando la responsabilità per il reato contestato, la Suprema Corte ha ritenuto di cassare le ordinanze relative al rigetto dell’istanza di accesso ai programmi di giustizia riparativa, avanzata dalla difesa già in primo grado ma respinta con motivazioni ritenute inconferenti. Proprio su questo punto potrebbe incidere la rideterminazione della pena, fissata in dodici anni, che dovrà ora essere rivalutata dalla Corte d’Appello di Catanzaro, in diversa composizione.
La pronuncia rappresenta la prima applicazione del principio sancito dalle Sezioni Unite in tema di autonoma impugnabilità dell’ordinanza di rigetto dell’istanza di giustizia riparativa. Le motivazioni delle Sezioni Unite erano state depositate solo il 9 febbraio, consentendo un più ampio confronto in aula su una questione già sollevata con i motivi di appello e poi ribadita in Cassazione.
La vicenda trae origine da un episodio avvenuto in un bar di Diamante, dove furono esplosi colpi di arma da fuoco all’indirizzo dei proprietari del locale, per ragioni legate a precedenti alterchi. Sul punto si era già pronunciato il Tribunale di Paola, escludendo la futilità dei motivi. Gli imputati restano agli arresti domiciliari in ragione delle persistenti esigenze cautelari.