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06/06/2023 ore 16.44
Cronaca

Cocaina dalla Colombia, un affare (sfumato) anche per i clan di Cosenza

Nel 2020 anche Francesco Patitucci e Michele Di Puppo stavano per entrare in affari con il broker Cardamone, i summit di 'ndrangheta filmati dalla finanza
di Marco Cribari

I carichi di droga provenienti dalla Colombia non erano solo prerogativa del clan Forastefano-Abbruzzese, ma facevano gola anche agli altri gruppi criminali della provincia di Cosenza, in primis quelli della costa tirrenica e della città capoluogo. È uno dei particolari che emerge dagli atti di “Gentlemen 2” e conferma la centralità assoluta che, nell’ambito dell’inchiesta, riveste Claudio Cardamone. Di lui ben poco si sapeva fino a ieri, se non che è originario di Corigliano, risiede da tempo in Germania, vanta trascorsi avventurosi nell’esercito e poi più oscuri nel settore del narcotraffico. Lo chiamano il “Bello” oppure il “Marine” ed è il lobbista che dal suo avamposto tedesco, a Francoforte sul Meno, fa da intermediario tra la ‘ndrangheta e i cartelli mondiali del narcotraffico. Dalle indagini emerge come non agisse in esclusiva per i cassanesi.

A maggio del 2020, infatti, gli investigatori registrano un suo viaggio in Calabria finalizzato a incontrare Angelo Caravetta, presunto capo della cellula di narcos stanziata a Cantinella, frazione di Corigliano. Il sospetto è che i due abbiano discusso proprio di quell’affare e che Carravetta, il 2 luglio successivo, si sia fatto latore della proposta con i rappresentanti di altre cosche della provincia. In tal senso, il relativo summit di ‘ndrangheta si sarebbe svolto a Campora San Giovanni e, con riferimento ai partecipanti, gli investigatori hanno in mano due indizi per risalire all’identità di alcuni di loro. Lo rivelano altrettante captazioni ambientali eseguite nell’auto di Caravetta. Quest’ultimo, infatti, subito prima della riunione avvista una persona a lui nota e lo presenta così al proprio accompagnatore: «Lo sai chi è lui? Si chiama Pat, è quello che comanda tutta Cosenza e Rende». Per gli investigatori non ci sono dubbi: si tratta del boss Francesco Patitucci.

Dopo l’incontro, i due ne commentano l’esito durante il viaggio di ritorno. Viene fuori che a Campora c’erano pure esponenti del crimine reggino. «C’erano tutti – afferma Caravetta – pure i reggitani. Sono proprio ragazzi operativi, lavorano con i cazzi. Siamo noi che facciamo solo chiacchiere…». Il summit non si rivelerà dirimente. I partecipanti non sono convinti di imbarcarsi nell’affare e così rimandano ogni decisione a un incontro successivo. Si rivedranno il 20 luglio, diciotto giorni dopo, in un complesso condominiale di Quattromiglia, a Rende, senza sapere che appostati là fuori ci sono gli uomini della guardia di finanza.

Le foto da loro scattate documentano, fra gli altri, l’arrivo sul posto di Michele Di Puppo, padrone di casa in termini criminali e di Francesco Suriano, esponente della malavita amanteana. Il seguito, per come ricostruito dagli inquirenti, la trattativa non andrà in porto proprio al fotofinish. I presenti, infatti, avrebbero dato l’assenso a finanziare l’importazione di droga dal Sudamerica, ma senza anticipare soldi così come richiesto da Cardamone. In più, fra le condizioni da loro poste, c’era che Caravetta si assumesse tutte le responsabilità dell’investimento, sia nel bene che nel male. Un onere che il diretto interessato preferirà non accollarsi, certificando così il naufragio dell’affare.