Coronavirus, Mattia giovane positivo: «Combatto ogni giorno, non uscite» [VIDEO]
– articolo di Andrea Caira
Mattia De Angelis è un ragazzo romano di 29 anni ed ha contratto il Coronavirus. Nato e cresciuto nel quartiere Appio Latino, tra Porta Metronia e piazza San Giovanni. Si è sempre distinto per il suo carattere solare e scherzoso. È un ragazzo sano e amante dello sport, ottimo giocatore di calcetto e fuoriclasse davanti ai fornelli. Non ha mai fumato, ha sempre condotto una vita senza eccessi e dedita al lavoro. Infatti, proprio della sua estrosità ha fatto mestiere. Mattia è un animatore turistico, impiego che per forza di cose lo ha portato a viaggiare per l’Italia a seconda delle stagioni e delle necessità. Sfortunatamente, però, proprio questa attività l’ha condotto verso CoVid-19.
Coronavirus contratto sulle piste da sci
«…Lavoravo in Trentino per la stagione sciistica – spiega -. Proprio in quei giorni sono venuto a contatto con molte persone che provenivano dalle zone rosse e credo di aver contratto il Coronavirus per questo motivo. La malattia mi ha travolto. Dalla febbre alla tosse fino al dolore osseo, il Covid-19 mi ha colpito in maniera totale. All’inizio pensavo che fosse una banale influenza, ma dopo pochi giorni ho capito che nel mio copro stava succedendo qualcosa di nuovo, qualcosa a cui non ero preparato. Anche fare una rampa di scale era diventato complicato, non riuscivo a respirare. Ero stremato, come se avessi giocato una partita di calcio. Facevo persino fatica a parlare o a mangiare. Quando sono arrivati gli infermieri per portarmi all’ospedale, coperti con tute anti-contagio, ammetto di aver avuto paura. Dopo aver fatto il tampone ed essere risultato positivo al CoVid-19 sono stato trasferito nella struttura ospedaliera di Rovereto…».
Il trattamento nel centro di ricovero
Mattia, però, nonostante il momento complicato non ha mollato. Al contrario ha deciso che avrebbe reso dura la vita al virus. «Dal 15 marzo sto portando avanti la terapia sotto la stretta sorveglianza dei medici e delle infermiere che, nonostante tutte le difficoltà del caso, riescono a svolgere un lavoro efficace e certosino. Il trattamento non è leggero. Dalle flebo alle punture, fino alla somministrazione di vari medicinali, il mio corpo ne risente profondamente. La notte non riesco a dormire per via dei dolori alle ossa e ai muscoli, ma sono sicuro che piano piano riuscirò a vincere io anche questa partita. Voglio mandare un messaggio a tutti, soprattutto ai giovani che sottovalutano l’aggressività del Coronavirus: restate a casa. Fino a un mese fa pensavo di essere invincibile, non è stato così. In questo momento non uscire è il più grande segno d’altruismo che si possa fare. Non auguro a nessuno di passare quello che sto vivendo io. Ascoltatemi».