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02/01/2026 ore 14.01
Cronaca

Corsi fantasma sulla sicurezza, 31 indagati: la Procura di Cosenza chiude l’inchiesta

Formazione sul lavoro mai svolta e attestati falsi. Le investigazioni sono state svolte nel settembre del 2023 tra la città dei bruzi e la Basilicata

di Antonio Alizzi

La Procura della Repubblica di Cosenza ha chiuso un’inchiesta che vede 31 persone indagate per una presunta attività fraudolenta legata all’organizzazione di corsi di formazione in materia di sicurezza sul lavoro.

I fatti contestati, secondo l’ufficio coordinato dal procuratore capo Vincenzo Capomolla, sarebbero stati commessi nel settembre 2023 in diverse località della provincia di Cosenza - tra cui Mormanno, Terranova da Sibari, Rende, Castrovillari, Spezzano della Sila e Cosenza - e anche a Rotonda, in Basilicata.

Le indagini, coordinate dal pubblico ministero Antonio Bruno Tridico, ipotizzano che alcuni datori di lavoro, proprietari di centri diagnostici con sede a Cosenza, insieme ai responsabili dei progetti formativi, avrebbero attestato falsamente l’organizzazione di un corso denominato “formazione parte generale e specifica – rischio alto – cod. C940”, previsto dall’articolo 37 del decreto legislativo 81/2008.

Secondo quanto emerso dagli accertamenti della polizia giudiziaria, gli indagati avrebbero predisposto un registro delle presenze contenente giorni e orari delle lezioni, sottoscritto dal docente incaricato e dai presunti partecipanti. A tale documentazione sarebbe stata inoltre allegata un’autocertificazione con la quale veniva dichiarato che le firme erano state apposte in presenza del responsabile, previo controllo dei documenti di identità dei corsisti, e che tutte le attestazioni riportate nel registro erano veritiere.

Sempre secondo l’accusa, gli indagati avrebbero dichiarato, sia nei registri sia negli attestati rilasciati ai frequentatori e nelle dichiarazioni sostitutive di atto di notorietà, che il corso si sarebbe svolto presso la sede di Cosenza. Sarebbe stato inoltre attestato che i partecipanti avevano sostenuto e superato i test di formazione dei lavoratori, comunicando tali dati anche sulla piattaforma A.I.F.E.S..

L’attività investigativa avrebbe però restituito un quadro differente. Per gli inquirenti, i corsi non sarebbero mai stati effettuati e gli attestati risulterebbero ideologicamente falsi, in quanto nessuno dei partecipanti avrebbe preso parte alle lezioni. Le firme apposte sui registri delle presenze, secondo l’ipotesi accusatoria, sarebbero state tracciate direttamente dal responsabile del progetto formativo e docente del corso.

In tale contesto, lo studio radiologico finito al centro dell’inchiesta non avrebbe garantito ai lavoratori una formazione sufficiente e adeguata in materia di salute e sicurezza sul lavoro, come previsto dalla normativa vigente. Analoga dinamica, secondo la Procura, si sarebbe verificata anche in un’azienda agricola, con le stesse modalità operative e con il medesimo responsabile del progetto formativo.

Nell’indagine risultano coinvolte decine di società e anche un centro studi operante nell’area del Pollino. Alcuni presunti partecipanti ai corsi devono inoltre rispondere dell’ipotesi di false dichiarazioni rese alla polizia giudiziaria e al pubblico ministero, avendo affermato, secondo l’accusa, di aver preso parte alle attività formative e riconosciuto come proprie le firme apposte sui registri, al fine di eludere le investigazioni.

L’avviso di conclusione delle indagini preliminari è stato notificato nei giorni scorsi. Alcuni degli indagati, allo stato, risultano assistiti dall’avvocato Giovanni Maria Cirio.