Corteo degli studenti, Dalia, la pasionaria del Me Too calabrese: «Ricordo ancora le mani del professore su di me» - VIDEO
Arriva alla fine, scortata da due ali di studenti. Tutti aspettavano lei, lei dall’inizio, lei che ha dato inizio a tutto. Dalia Aly, viso esotico, voce chiara come le sue idee. Dalla nascita della pagina Instagram Call.out.valentini.majiorana sembrano passati mille anni, perché nel frattempo in quella scuola è cambiato tutto. Una rivoluzione in piena regola, una presa della Bastiglia. La dirigente storica, Jolanda Maletta, ha gettato la spugna e si è allontanata, schiacciata dalle pressioni dell’opinione pubblica e dalle indagini che stanno rivoltando come un calzino i cassetti di quella scuola che fino a un mese fa, era una come tante. Oggi è stato il giorno del grande corteo, oggi è stato il suo giorno, quello di Dalia. Durante la sfilata si è trincerata dietro a un «no grazie, niente dichiarazioni, sono in silenzio stampa» fino a quando è arrivato il suo turno di parlare alla folla di ragazzi, insegnanti, curiosi e attivisti che le hanno fatto quadrato intorno. «Sono Dalia, dicono che ho ventuno anni ma a quanto pare ne ho venti, da cinque anni va avanti una condivisione non consensuale del mio materiale sessuale».
Inizia così il suo racconto, lucido, detto tutto d’un fiato. «Tutto è iniziato quando vivevo qui a Cosenza. C’era un fidanzatino che trovavo troppo carino e me ne innamorai. Lui mi disse: riprendiamoci. Io dissi di sì, perché no, però poi cancella il video. Lui disse ok, ma non lo fece mai. Nel giro di due anni sono finita sui telefoni di tutta la Calabria e su un gruppo di revenge porn con 77mila iscritti. Sapete cosa disse la Maletta quando le dissi che a scuola sarebbero arrivati i poliziotti a interrogare le persone? Disse che me l’ero cercata, che mia nonna, che io non ho mai conosciuto, si sarebbe vergognata di me. Quando ho cominciato a fare attivismo lei davanti a mio padre disse che le mie erano solo cazzate. Allora a gennaio 2022 mi sono tornate in mente tutte le cose che lei aveva nascosto, tutte le volte in cui le avevo raccontato del bullismo, degli abusi che soprattutto noi ragazze subivamo in classe e lei minimizzava dicendo che non sapevamo scherzare. Diceva anche che quel professore non avrebbe mai fatto quello che dicevo. Cara Maletta, io mi ricordo tutto, mi ricordo le mani su di me, mi ricordo quando mi chiamava panterona polpettina, mi ricordo tutte la battute sul mio culo e le mie tette».
Tra gli applausi e i cori di incitamento Dalia ha continuato. «Cara Maletta, mi ricordo tristemente tutto, e visto che anche altre ricordano per questo è nato call.out.valentini.majorana. Io le violenze le ho riconosciute dopo 4 anni perché pensavo che fosse normale che un professore mi toccasse o che diceva di volersi fare due botte con me. Non è normale, queste dirigenti devono smetterla di fare le finte manager, devono iniziare a tutelarci».