Cosenza, annullato il sequestro di denaro nell’indagine per detenzione di sostanze stupefacenti
Il Riesame accoglie l’istanza della difesa: documentata la provenienza delle somme, che saranno restituite agli aventi diritto
Il Tribunale della Libertà di Cosenza ha annullato il decreto di sequestro preventivo disposto su alcune somme di denaro nell’ambito di un procedimento per l’ipotesi di detenzione illecita di sostanze stupefacenti. Il collegio ha ordinato la restituzione del denaro agli aventi diritto.
La decisione è stata assunta l’8 settembre 2026, a seguito dell’istanza presentata dalla difesa dell’indagato M.P. e degli altri interessati S.P., M.P. e M.S.P. Il ricorso è stato proposto dall’avvocato Fabio Bonofiglio.
Il provvedimento impugnato era stato emesso dal gip del Tribunale di Cosenza il 25 maggio 2026 e riguardava esclusivamente somme di denaro sottoposte a vincolo in vista di una possibile confisca.
L’ipotesi formulata dalla Procura
Il procedimento riguarda il reato previsto dall’articolo 73 del decreto del presidente della Repubblica numero 309 del 1990. Secondo l’ipotesi accusatoria, nel corso di una perquisizione sarebbe stata trovata nella disponibilità dell’indagato una quantità di sostanza stupefacente ritenuta destinata a terzi.
La valutazione si basa sul quantitativo rinvenuto, sulle modalità di conservazione e confezionamento e sulla presenza di strumenti e materiali ritenuti utilizzabili per la preparazione delle dosi.
Il Riesame ha precisato che il decreto risulta adeguatamente motivato rispetto alla sostanza stupefacente e agli oggetti destinati al taglio, alla pesatura e al confezionamento. L’annullamento non riguarda quindi questi reperti né costituisce una decisione sulla responsabilità dell’indagato.
Il collegamento tra il denaro e il reato
La conclusione del collegio è stata differente per le somme di denaro. Dall’esame degli atti non è infatti emerso un collegamento sufficiente tra il contante sequestrato e il reato contestato.
Il Riesame ha richiamato il principio secondo cui, in un procedimento relativo alla detenzione di sostanze stupefacenti, il denaro può essere considerato profitto del reato soltanto quando sia dimostrato il rapporto diretto con un’attività di vendita. Nel caso esaminato viene contestata la detenzione e non risulta individuato il necessario nesso tra le somme e una precedente cessione di droga.
La documentazione prodotta dalla difesa
La difesa ha depositato documenti relativi alla provenienza delle somme. Il denaro sarebbe riconducibile alle pensioni percepite dai genitori dell’indagato, alle attività lavorative dei componenti del nucleo familiare e a una serie di prelievi in contanti effettuati nel tempo.
I verbali di perquisizione riportavano inoltre che le somme erano state trovate in luoghi e contenitori differenti all’interno dell’abitazione. Alcune non erano immediatamente riconducibili all’indagato, poiché rinvenute negli spazi utilizzati dagli altri componenti della famiglia.
Secondo il collegio, la documentazione prodotta è congruente con le indicazioni fornite sulla provenienza del contante e con la consistenza dei redditi familiari. Non è stata quindi ravvisata la sproporzione richiesta dalla legge per procedere alla confisca.
La restituzione agli aventi diritto
Sulla base di queste valutazioni, il Tribunale ha accolto l’istanza di riesame, annullato il decreto impugnato limitatamente al denaro e disposto la restituzione delle somme agli aventi diritto.
Il collegio era composto dalla presidente ed estensore Carmen Ciarcia e dalle giudici Eleonora Palmieri e Rosina De Felice.