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27/07/2026 ore 21.02
Cronaca

Cosenza, la piazza di Momo invoca verità mentre era in corso l’autopsia sulla salma

All’appello degli attivisti hanno risposto diverse centinaia di persone, tra cui Monsignor Checchinato e i partiti di centrosinistra. Commozione per le parole della madre

di Antonio Clausi

La madre di Momo in prima fila, il cuore infranto, gli occhi gonfi di lacrime. Intorno amici e attivisti che vorrebbero conoscere cosa sia successo in quella stanzetta di via dei Mille, prima che Cosenza piangesse un ragazzo di 25 anni. Alla mobilitazione indetta da La Base, hanno risposto cittadini scossi dalla vicenda, l’arcivescovo Checchinato, sindacalisti, partiti politici. C’erano rappresentanti del Pd, di Avs e del M5S la cui coordinatrice regionale Anna Laura Orrico nei giorni scorsi si era spesa pubblicamente per la vicenda. Il tutto mentre altrove si svolgeva l’autopsia sul corpo del giovane.

Tutti hanno invocato chiarezza sulla dinamica della tragedia e sulle modalità dell’intervento condotto dai Carabinieri nell’appartamento in cui Mohamed Amin Bessioud era ristretto agli arresti domiciliari. L’interrogativo più gettonato riguarda le manette ai polsi. Questa mattina la nostra testata ha pubblicato la notizia che un testimone avrebbe escluso le avesse al momento della tragedia. Una versione che contrasta con le informazioni circolate nell’immediatezza dei fatti, sostenute da larga parte dei manifestanti e ribadita dalla madre del ragazzo. La circostanza non è stata finora accertata e rappresenta uno dei punti sui quali si concentra l’attività della Procura. Anche l’esame in essere servirà a chiarire questo aspetto.

Diverse centinaia di persone hanno provato viva commozione quando la donna ha riannodato i fili di quegli ultimi momenti. «Mio figlio non si è lanciato da solo, lo hanno lasciato saltare davanti ai miei occhi e poi lo hanno calpestato mentre moriva. Aveva le manette» ha ribadito singhiozzando la signora Nabila che ha parlato anche di intimidazioni e di un tentativo di prelevamento forzato ai suoi danni per un ricovero psichiatrico, al fine di screditarla in quanto unica testimone oculare dei fatti. Insieme a lei e alla sorella di Momo, hanno poi percorso in corteo le vie del centro passando anche di fianco al Tribunale: un luogo simbolico, la cui giustizia è stata a lungo invocata dai manifestanti.

«Pensavo che chi indossa una divisa dovesse proteggere i ragazzi»: il grido della madre di Momo alla manifestazione di Cosenza