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26/02/2026 ore 15.06
Cronaca

Crosia, fermato in A1 con 3,5 kg di presunta cocaina: dal carcere ai domiciliari

Arrestato lunedì 23 febbraio e portato a Santa Maria Capua Vetere: il gip convalida ma dispone i domiciliari. Il legale Zagarese: «Estraneo a contesti di narcotraffico e non consapevole»

di Redazione

Un controllo in autostrada, una perquisizione accurata e tre panetti nascosti sotto i sedili. È da qui che parte la vicenda che riguarda F.F., 42 anni, residente a Crosia, fermato lungo l’A/1 Roma-Caserta e arrestato dalla Polizia Stradale con quasi tre chili e mezzo di sostanza che gli agenti hanno ritenuto cocaina.

L’uomo era stato tradotto nel carcere di Santa Maria Capua Vetere dopo il fermo avvenuto lunedì 23 febbraio. Nella giornata successiva, martedì 25 febbraio, è arrivata la decisione del giudice per le indagini preliminari: arresto convalidato, ma misura cautelare rimodulata.

Il controllo in A1 e il sequestro dei panetti

Secondo quanto riferito nel comunicato, la Polizia Stradale ha fermato l’auto e l’ha sottoposta a perquisizione, trovando tre panetti sotto i due sedili anteriori, per un peso complessivo di quasi 3,5 kg. La sostanza, sempre secondo gli operatori intervenuti, sarebbe cocaina.

Il gip del Tribunale di Santa Maria Capua Vetere ha emesso l’ordinanza di convalida dell’arresto e ha applicato una misura cautelare, scegliendo però gli arresti domiciliari nell’abitazione di Crosia e non la permanenza in carcere.

Nel testo si evidenzia che il pubblico ministero aveva chiesto la conferma della custodia cautelare in istituto, ma il giudice ha disposto una misura meno afflittiva.

La linea della difesa: “principio attivo” e aggravante dell’ingente quantitativo

Il 42enne è assistito dall’avvocato Aldo Zagarese (foro di Castrovillari), che nel comunicato sottolinea l’estraneità dell’indagato a contesti di narcotraffico e solleva dubbi sulla consapevolezza del trasporto, sostenendo: «Estraneo a contesti di narcotraffico e non consapevole».

Un passaggio centrale, nella ricostruzione, riguarda l’assenza “allo stato” di elementi tecnici in grado di stabilire il principio attivo effettivo della sostanza sequestrata. Secondo la difesa, questo dato è determinante per valutare l’applicazione dell’aggravante dell’ingente quantitativo. Il gip, condividendo l’impostazione, avrebbe rilevato che non ci sono al momento dati idonei a ritenere raggiunta la soglia minima richiesta per contestare quell’aggravante, escludendola.