«È Natale anche per i carcerati»: la “messa a posto” e l’estorsione di Bisignano
Secondo l’ordinanza del gip Odierno, la richiesta sarebbe stata avanzata in nome di Rinaldo Gentile. In carcere Emanuele Apuzzo e Davide Naccarato
«È Natale anche per le mogli dei carcerati». È una frase che, secondo quanto riportato nell’ordinanza cautelare, viene pronunciata nel corso di una conversazione che per gli inquirenti racchiude il senso stesso della pretesa estorsiva contestata. Un’espressione che si innesta nel lessico tipico della cosiddetta “messa a posto”, formula con cui, secondo l’accusa, si sarebbe chiesto a un imprenditore edile di Bisignano di versare una percentuale sui lavori in corso per garantirsi tranquillità.
I fatti, così come ricostruiti negli atti, risalirebbero al 24 ottobre 2025, quando l’approccio estorsivo sarebbe avvenuto in contrada Marinella, all’interno di un cantiere allestito per la realizzazione di una fognatura. Vittima della richiesta sarebbe stato un imprenditore, il quale - secondo la prospettazione accusatoria - avrebbe ricevuto una richiesta di denaro sotto forma di “messa a posto” con la criminalità organizzata cosentina, con esplicito riferimento alla consorteria degli “Italiani”.
A formulare la richiesta sarebbe stato un uomo presentatosi come “Emanuele”, il quale avrebbe dichiarato di agire quale mandatario di Rinaldo Gentile, soggetto descritto negli atti come noto negli ambienti criminali cosentini. La pretesa, inizialmente quantificata nel 3% dell’importo complessivo dei lavori, sarebbe stata avanzata come corrispettivo per la prosecuzione serena dell’attività.
La vittima, sempre secondo quanto emerge dall’ordinanza, avrebbe tentato di prendere tempo, rappresentando la necessità di confrontarsi con i propri referenti e rinviando la discussione. In quel primo incontro, riferisce la polizia giudiziaria, si sarebbe avvicinata anche una terza persona, identificata in Davide Naccarato, residente a Bisignano e conoscente dell’uomo presentatosi come Emanuele.
Gli accertamenti successivi del N.O.R. di Rende avrebbero portato a ritenere che l’estorsore fosse identificabile in Emanuele Apuzzo, soggetto già attenzionato e ritenuto vicino ad ambienti criminali, in particolare – come indicato nel provvedimento – al gruppo Sganga.
Il 26 ottobre 2025, l’imprenditore formalizzava una denuncia-querela presso la Compagnia dei Carabinieri di Rende, diretta dal capitano Andrea Aiello, consegnando anche una registrazione audio dell’incontro. A seguito di un riconoscimento fotografico, l’imprenditore indicava senza esitazioni Apuzzo come la persona che aveva avanzato la richiesta estorsiva, qualificandosi come emissario di Rinaldo Gentile.
Due giorni dopo, il 28 ottobre, la querela veniva integrata. L’imprenditore riferiva di un ulteriore incontro, avvenuto il 27 ottobre, durante il quale Apuzzo avrebbe accettato di rivedere al ribasso la percentuale richiesta, ipotizzando un 2% sull’importo dei lavori. In quella circostanza, l’indagato avrebbe nuovamente richiamato la figura del “cristiano”, descritto come l’unico vero referente a Cosenza, identificato poi nello stesso Rinaldo Gentile, indicato come presunto vertice dell’organizzazione di riferimento.
Nel corso della stessa conversazione, Apuzzo avrebbe minimizzato il ruolo di Naccarato, sostenendo di non conoscerlo e di essersi rivolto a lui soltanto per capire “dove essere indirizzato per parlare”. Versione che, secondo quanto emerge, sarebbe stata accompagnata dalla consegna all’imprenditore del proprio numero di telefono e dei dati anagrafici completi.
Il 17 dicembre 2025 la persona offesa integrava nuovamente la denuncia, riferendo di un incontro avvenuto il 10 dicembre, nel corso del quale avrebbe rappresentato le proprie difficoltà a pagare, legate al mancato saldo dei lavori da parte del Comune di Bisignano. A fronte di tali difficoltà, Apuzzo – sempre secondo l’accusa – avrebbe ribadito di agire per conto di Rinaldo Gentile, reiterando la richiesta e sottolineando l’urgenza del pagamento in vista delle festività natalizie, con il riferimento esplicito al “Natale per i carcerati” e alla possibilità di accontentarsi anche di una “tranche”.
Preoccupato per la propria incolumità e quella dei familiari, l’imprenditore si rivolgeva nuovamente ai Carabinieri. In vista dell’incontro fissato per il 22 dicembre 2025, il Nucleo Operativo procedeva alla fotocopiatura delle banconote che sarebbero state consegnate, predisponendo un servizio di osservazione.
La mattina dell’incontro, in località Marinella, i militari notavano l’arrivo di una Mercedes GLA bianca, in uso ad Apuzzo. L’incontro tra i due veniva monitorato a distanza e, secondo quanto riportato, la vittima consegnava del denaro nelle mani di Apuzzo. Contestualmente i carabinieri notavano la presenza di un furgone bianco condotto da Naccarato, visto dirigersi verso la propria abitazione.
Dopo la consegna, Apuzzo si allontanava e, poco dopo, veniva fermato dai militari dell’Arma. All’interno dell’auto venivano rinvenuti 2.500 euro, corrispondenti per matricola alle banconote precedentemente fotocopiate. Mancavano tuttavia 500 euro rispetto alla somma complessiva consegnata.
Da qui l’ipotesi investigativa secondo cui parte del denaro sarebbe stata consegnata a Naccarato durante una breve sosta. La successiva perquisizione personale nei confronti di quest’ultimo consentiva di rinvenire 500 euro in contanti, anch’essi corrispondenti per matricola alle banconote fotocopiate, rafforzando – secondo l’impianto accusatorio – la ricostruzione dei fatti.