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13/10/2026 ore 15.05
Cronaca

Caso Ettore Giordano, dal nodo al Dna: i dieci punti contestati dalla famiglia

Le consulenze analizzano cavo, tracce biologiche, lesioni, postura del corpo, condizioni tossicologiche ed epoca della morte

di Antonio Alizzi

I familiari di Ettore Giordano, trovato morto il 9 giugno 2022 nella sua abitazione di Taverna di Montalto Uffugo, hanno presentato opposizione alla nuova richiesta di archiviazione formulata dalla Procura di Cosenza.

L’atto è stato depositato dagli avvocati Emilio Greco e Guido Siciliano, difensori dei genitori della vittima, Giuseppe Giordano e Lucia De Fiore. Il procedimento, iscritto contro ignoti, è coordinato dal sostituto procuratore Marialuigia D’Andrea. Sulla richiesta dovrà pronunciarsi il gip del Tribunale di Cosenza Letizia Benigno.

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La Procura, dopo avere svolto ulteriori accertamenti disposti dal giudice, ha presentato il 31 agosto 2026 una seconda richiesta di archiviazione, ritenendo sostanzialmente confermata la natura suicidaria della morte. La famiglia contesta questa conclusione e chiede la fissazione dell’udienza camerale e la prosecuzione delle indagini.

Le nuove consulenze depositate dalla famiglia

All’opposizione sono stati allegati un parere medico-legale del dottore Ottavio Stefano, datato 24 settembre 2026, e una consulenza tecnica della dottoressa Katia Sartori, depositata due giorni dopo.

Secondo i difensori, gli elaborati non si limiterebbero a esprimere un dissenso generico rispetto alle conclusioni dei consulenti della Procura, ma individuerebbero una serie di questioni tecniche ancora verificabili attraverso nuovi accertamenti.

Le osservazioni riguardano il sistema di annodamento del cavo, la distribuzione delle tracce biologiche, l’assenza di Dna da contatto in alcune zone, le microabrasioni rilevate sul reperto, la configurazione delle due spire intorno al collo, la posizione del braccio sinistro, le lesioni riscontrate sul corpo, gli esami istologici, l’epoca della morte e le condizioni tossicologiche di Giordano.

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La richiesta della famiglia al gip è quella di verificare, attraverso consulenti diversi da quelli già incaricati, se la ricostruzione suicidaria sia in grado di spiegare tutti gli elementi acquisiti.

La ricostruzione accolta nella richiesta di archiviazione

La ricostruzione posta alla base della richiesta di archiviazione ipotizza che Ettore Giordano abbia predisposto e ancorato autonomamente il cavo elettrico, lo abbia avvolto due volte intorno al collo e abbia compiuto uno slancio.

A questa prima fase sarebbero seguiti l’abbassamento del corpo e uno scivolamento all’indietro fino alla posizione nella quale venne rinvenuto. La presenza sul cavo di tracce ematiche appartenenti a Giordano è stata valutata come un elemento compatibile con questa dinamica.

Per la difesa delle persone offese, però, il sangue sarebbe stato individuato soltanto nella parte del cavo corrispondente alla zona cervicale. Il dato proverebbe quindi il contatto tra il reperto e il collo, ma non dimostrerebbe chi abbia materialmente preparato, manipolato e ancorato il cavo.

I dubbi sul sistema di annodamento

La consulenza della dottoressa Sartori analizza la realizzazione del vincolo attraverso nove distinti passaggi, comprendenti diverse operazioni di manipolazione, il passaggio della spina e il serraggio del sistema.

I genitori hanno riferito che il figlio avrebbe incontrato difficoltà anche nell’esecuzione di nodi ordinari e avrebbe utilizzato abitualmente lacci elastici per le scarpe. Dagli accertamenti informatici, inoltre, secondo quanto riportato nella consulenza, non sarebbero emerse ricerche su nodi, tutorial o istruzioni.

La famiglia chiede quindi di sentire parenti e persone che frequentavano abitualmente Giordano per ricostruirne le capacità manuali. Viene inoltre sollecitata una riproduzione sperimentale dell’intera sequenza necessaria alla formazione del sistema di ancoraggio.

Le tracce di sangue e il problema del Touch Dna

La consulenza tecnica evidenzia che sul cavo sarebbero state individuate tre tracce ematiche riconducibili a Ettore Giordano, tutte localizzate nella porzione corrispondente alla regione cervicale.

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La questione posta dalla consulente riguarda invece l’eventuale assenza di Touch Dna, cioè di materiale biologico trasferito attraverso il contatto delle mani, nelle parti che Giordano avrebbe dovuto manipolare ripetutamente per preparare il sistema.

Secondo la ricostruzione suicidaria, l’uomo avrebbe dovuto maneggiare il conduttore, far passare la spina, recuperare il cavo, formare il vincolo e serrarlo. La consulente chiede quindi che venga valutato il significato scientifico dell’eventuale mancato rinvenimento di tracce biologiche in queste aree.

Nell’opposizione si sollecita un riesame genetico-forense delle risultanze del Ris di Messina e, se tecnicamente possibile, un nuovo esame del cavo con la mappatura delle zone necessariamente manipolate.

Le microabrasioni e le operazioni di rimozione del corpo

Un altro punto riguarda le microabrasioni rilevate sulla superficie del cavo. Secondo la consulenza Sartori, almeno una parte di queste alterazioni potrebbe essere stata prodotta o modificata durante le operazioni compiute per sciogliere il sistema e liberare il corpo.

La difesa chiede una verifica sperimentale effettuata con un cavo e una superficie aventi caratteristiche analoghe. L’obiettivo è stabilire se le abrasioni utilizzate per ricostruire la dinamica possano derivare, almeno in parte, da attività successive al decesso.

Il doppio giro intorno al collo

Il medico legale Ottavio Stefano concentra una parte delle proprie osservazioni sulla configurazione del cavo intorno al collo. Dalla documentazione fotografica, secondo il consulente, non emergerebbe un tradizionale nodo scorsoio autobloccante, ma due spire continue e parallele.

Il punto da verificare riguarda la capacità di questo sistema di mantenere la necessaria costrizione durante una sequenza caratterizzata, secondo la ricostruzione esaminata, da slancio, movimento del corpo, contatto con la parete e successivo scivolamento.

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Per questo motivo viene richiesta una specifica sperimentazione biomeccanica che riproduca la configurazione del cavo e ne accerti stabilità e capacità costrittiva nelle diverse fasi ipotizzate.

La posizione del braccio sinistro

Giordano venne trovato in posizione prona, con il braccio sinistro piegato posteriormente e la mano collocata sulla regione dorso-lombare.

Secondo il consulente delle persone offese, questa posizione deve essere confrontata con la dinamica dello scivolamento indicata dai consulenti della Procura. L’opposizione chiede una ricostruzione biomeccanica tridimensionale per verificare se la sequenza ipotizzata possa avere determinato spontaneamente quella specifica configurazione dell’arto.

La posizione del braccio, secondo la famiglia, non può essere considerata una prova già acquisita di un intervento esterno, ma costituisce un elemento che necessita di un accertamento dedicato.

Il contrasto sulla causa e sui tempi della morte

Il parere del medico legale Stefano evidenzia anche un presunto contrasto tra la tesi di una morte molto rapida e alcuni reperti istopatologici.

Il consulente richiama alterazioni cerebrali, laringo-tracheali e miocardiche che, secondo la propria interpretazione, potrebbero indicare una fase ipossico-agonica temporalmente apprezzabile. Tale lettura viene contrapposta all’ipotesi di un arresto cardiaco riflesso e immediato.

La difesa chiede che i preparati istologici originari siano riesaminati da un medico legale e da un anatomopatologo indipendenti. I nuovi consulenti dovrebbero pronunciarsi sulla vitalità delle alterazioni, sui tempi necessari alla loro formazione e sulla compatibilità con una morte immediata.

Ulteriori dubbi vengono sollevati sulla determinazione dell’epoca del decesso. Secondo la ricostruzione contenuta nel parere, nel corso degli accertamenti sarebbero stati indicati intervalli differenti: inizialmente tra le 7.30 e le 8.30, successivamente tra le 2 e le 7 e, infine, tra le 6.40 e le 7.

La famiglia chiede una nuova valutazione tanatocronologica collegiale, completa dell’indicazione del margine di incertezza scientificamente sostenibile.

Le lesioni e le condizioni tossicologiche

Il medico legale richiama anche le lesioni rilevate alle mani, agli avambracci, alla mucosa del labbro inferiore e alla regione cervicale.

Secondo la consulenza, queste lesioni dovrebbero essere valutate unitariamente per stabilire se siano tutte riconducibili all’impiccamento e ai successivi movimenti del corpo oppure se alcune possano derivare da meccanismi diversi. La famiglia chiede una nuova analisi che, per ogni lesione, ne definisca natura, vitalità, epoca e possibile mezzo produttivo.

Un ulteriore approfondimento viene richiesto sul quadro tossicologico. La questione sollevata non riguarda soltanto la possibilità che Giordano fosse in grado di muoversi, ma la compatibilità delle sue condizioni con una successione di attività che avrebbe richiesto coordinazione, motricità fine e ripetute manipolazioni del cavo.

La richiesta di consulenti terzi

Gli avvocati Greco e Siciliano sostengono che il contrasto tra le conclusioni dei consulenti della Procura e quelle dei tecnici delle persone offese renda prematura l’archiviazione.

Nell’atto viene contestata anche la scelta di confermare, durante le indagini suppletive, alcuni dei professionisti che avevano già partecipato agli accertamenti precedenti e sostenuto la natura suicidaria della morte.

I familiari chiedono quindi che gli approfondimenti siano affidati a un collegio di esperti terzi. Tra gli accertamenti indicati figurano la ricostruzione del sistema di ancoraggio, il riesame genetico e istologico, le verifiche sulle microabrasioni, l’analisi biomeccanica delle spire cervicali e della posizione del corpo, una nuova valutazione delle lesioni e dell’epoca della morte e un approfondimento tossicologico-forense.

Spetterà ora al gip decidere se accogliere la richiesta di archiviazione avanzata dalla Procura, fissare l’udienza camerale o disporre nuove investigazioni.