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29/04/2026 ore 19.00
Cronaca

Evasione milionaria a Montalto, le misure interdittive applicate dopo gli interrogatori preventivi

Ecco il provvedimento del gip di Cosenza nei confronti dei tre indagati accusati dalla Procura di Cosenza di aver costituito un’associazione a delinquere

di Antonio Alizzi
La sede della Guardia di Finanza di Cosenza

Il gip di Cosenza Giusy Ferrucci ha rigettato la richiesta di arresti domiciliari avanzata dalla Procura nei confronti di quattro indagati, applicando invece misure interdittive per tre di loro e disponendo nessuna misura per la quarta posizione, ritenuta marginale. Il provvedimento è arrivato all’esito degli interrogatori preventivi, durante i quali gli indagati hanno respinto gli addebiti e hanno sostenuto di aver agito in buona fede, nella convinzione di svolgere una lecita attività di rappresentanza fiscale per società estere operanti in Italia nel commercio online.

I tre indagati e i difensori

Nel procedimento risultano indagati Michele Volpintesta, difeso dall’avvocato Nicola Rendace (foro di Cosenza), Antonio Massali, difeso dagli avvocati Roberto Le Pera (foro di Cosenza) e Annalisa Massali (foro di Paola), e Marco Pasquale Chiappetta, difeso dagli avvocati Giovanni Maria Cirio e Massimiliano De Rose (foro di Cosenza).

Le dichiarazioni negli interrogatori preventivi

Secondo quanto riportato nell’ordinanza, tutti gli indagati, sentiti in sede di interrogatorio preventivo, hanno negato consapevolezza di condotte illecite e hanno ricondotto l’attività svolta a una collaborazione ritenuta regolare con soggetti esteri, attraverso la figura del rappresentante fiscale.

Uno dei quattro indagati non sottoposto a misura interdittiva, in particolare, ha dichiarato di non aver svolto alcuna attività effettiva nella rappresentanza fiscale di soggetti economici esteri, sostenendo di aver assunto solo formalmente e per breve periodo il ruolo di legale rappresentante della società costituita dal convivente Michele Volpintesta, in una fase in cui lui sarebbe stato impossibilitato a intestarsi conti correnti per protesti cambiari. Quanto ai pochi messaggi emersi dalle chat, ha riferito che non sarebbero stati inviati da lei, ma dal convivente per suo conto.

Michele Volpintesta ha confermato le dichiarazioni rese in sede di verifica fiscale, evidenziando - sempre secondo il provvedimento - di avere collaborato con gli inquirenti. Ha riferito di conoscere da tempo Marco Pasquale Chiappetta e di avergli chiesto di poter lavorare dopo aver notato che frequentava lo studio del dottor Antonio Massali. Ha sostenuto di aver costituito la società solo dopo aver acquisito un parere legale e di aver operato ritenendo regolari le procedure. Ha aggiunto che, con l’arrivo degli avvisi di accertamento, avrebbe compreso che “forse” vi fosse qualcosa di anomalo e, tra il 2023 e il 2024, avrebbe interrotto i rapporti con lo studio inglese e con gli altri indagati, determinando la cessazione della società.

Marco Pasquale Chiappetta ha riferito di aver conosciuto in Inghilterra i coniugi Julia e Paul Shaw e di aver iniziato a collaborare con loro in buona fede, ritenendo che si trattasse di uno studio strutturato nel supporto alle imprese straniere – soprattutto cinesi – interessate a vendere prodotti sulle piattaforme online. Ha sostenuto di aver svolto attività di intermediazione tra lo studio inglese e la società costituita da Volpintesta, affidando il compito di consulenza fiscale al dottor Massali, senza sospettare una presunta evasione fiscale.

Antonio Massali ha confermato quanto già dichiarato in un precedente interrogatorio del 18 febbraio 2025. Secondo la sua versione, nel 2018 avrebbe conosciuto Chiappetta e un altro soggetto e avrebbe avviato una consulenza fiscale a supporto di operatori esteri, con rapporti curati da Chiappetta; nel 2019 gli sarebbe stato presentato Volpintesta e, con l’aumento delle posizioni, sarebbe stata costituita la società amministrata da Volpintesta. Massali ha sostenuto di aver agito rispettando la normativa e di aver consegnato alla Guardia di Finanza tutta la documentazione in suo possesso. Ha inoltre difeso la legittimità dell’apertura telematica delle partite IVA e ha dato una lettura diversa di alcune chat richiamate dall’accusa. Nel provvedimento si dà atto anche del riferimento, sostenuto dalla difesa, a una prima parte di posizioni per le quali la Guardia di Finanza non avrebbe rilevato discordanze tra transazioni accertate e dati dichiarati, con versamenti IVA corrispondenti.

La decisione del gip: interdittive per tre

Il gip Ferrucci, pur valutate le argomentazioni difensive, ha ritenuto sussistente – allo stato – un quadro indiziario grave in relazione ai reati contestati, ricostruendo l’esistenza di una organizzazione stabile per la gestione della rappresentanza fiscale in Italia di molte società estere non residenti, con irregolarità formali e con un contributo ritenuto consapevole alla commissione di reati fiscali.

Sul piano delle esigenze cautelari, il giudice ha condiviso in generale le valutazioni dell’accusa sul pericolo di recidiva, desumibile – secondo quanto riportato – dalla reiterazione delle condotte e da conversazioni in chat in cui emergerebbe la disponibilità a riproporre il “business” con altri partner. Tuttavia, per I. A. S., ritenuta coinvolta in modo marginale e con pochissimi messaggi in chat, il gip ha escluso un concreto e grave pericolo di reiterazione, rigettando la richiesta di misura cautelare.

Per gli altri tre indagati, invece, il giudice ha ritenuto adeguata una misura meno afflittiva rispetto ai domiciliari, disponendo una misura interdittiva per la durata di sei mesi per Antonio Massali (divieto di esercitare l’attività professionale di commercialista) e per Michele Volpintesta e Marco Pasquale Chiappetta (divieto di svolgere attività imprenditoriale come titolari di ditte individuali o amministratori/legali rappresentanti di imprese, con interdizione delle attività inerenti).

La nota difensiva e il comunicato della Guardia di Finanza

Nelle note difensive si evidenzia che la Guardia di Finanza di Cosenza avrebbe svolto due anni di accertamenti su una presunta associazione finalizzata all’evasione fiscale, contestando l’uso della figura del rappresentante fiscale come schermo di operazioni irregolari, e che in sede di interrogatorio preventivo le difese avrebbero depositato documentazione a sostegno della legittimità dell’attività svolta.

Nel comunicato, la Guardia di Finanza ricostruisce – sul piano indiziario e nella fase delle indagini preliminari – un articolato meccanismo di evasione fiscale legato al commercio online, indicando una base imponibile sottratta a tassazione per oltre 82 milioni di euro e un’evasione complessiva superiore a 34 milioni (IVA e imposte dirette) per le annualità 2019-2021.