Frana a Belvedere Marittimo, sei famiglie senza casa: «Quarant’anni cancellati in una notte»
Contrada San Nicola devastata dal maltempo: abitazioni lesionate e residenti evacuati. Il dramma di due fratelli costretti a lasciare tutto
A Belvedere Marittimo il maltempo dei giorni scorsi ha lasciato ferite profonde. Non solo nel terreno, ma nelle anime dei residenti. In contrada San Nicola una frana ha costretto sei famiglie ad abbandonare le proprie case. Tra loro ci sono Ciriaco e Mario Grosso Ciponte, due fratelli che qui avevano costruito il loro futuro, mattone dopo mattone. Ora guardano quelle mura con nostalgia. Da giorni alloggiano in un albergo perché le loro abitazioni sono lesionate, ovunque, nel pavimento e nel soffitto, come squarciate da un lampo.
La terra continua a cedere
Quando li incontriamo, il terreno continua a cedere davanti ai nostri occhi. La terra scivola lenta, inesorabile, nel vallone sottostante. E con essa scivolano certezze, sacrifici, sogni.
«Cosa si prova? Dopo 40 anni di lavoro ti ritrovi in mezzo a una strada ed è come se non avessi fatto niente», dice Ciriaco, con la voce rotta dalla rabbia. Ciriaco ha lavorato quarantacinque anni, è andato via giovane, è emigrato al Nord, ad Alessandria, prima di tornare in Calabria e ottenere il posto fisso come infermiere. Aveva costruito la sua dimora con sudore, rinunciando a tante cose, pur di guadagnarsi un tetto sulla testa e garantire stabilità alla sua famiglia. Ma la vita l’ha tradito, sul più bello. Dal 1° gennaio è andato in pensione; doveva essere il tempo della serenità, invece è diventato il tempo dell’incertezza e della sofferenza atroce, che gli ha tolto pure l’appetito. «Stamattina ho preso solo un caffè. Non ho neanche pranzato. Non me ne frega niente di mangiare».
Abitazioni a rischio demolizioni
La casa che ieri era il simbolo del riscatto, ora è pericolante e rischia di essere demolita. Il Comune, guidato dal sindaco Vincenzo Cascini, si è attivato subito, ha disposto l’evacuazione e garantito ospitalità temporanea all’Hotel Belvedere. «L’amministrazione è presente», riconosce Ciriaco. «Il sindaco, la polizia municipale, sono sempre disponibili. Questa è la nostra speranza».
Ma la paura resta. Ogni tanto in lontananza si sente uno scricchiolio. La frana avanza. «Ogni giorno peggiora – continua Ciriaco -. Se le istituzioni non ci aiutano, lascio la Calabria. Non posso permettermi altre spese». Piange ancora, piange lacrime amare. L’ospitalità in albergo non durerà a lungo e a breve dovrà trovarsi un altro posto dove stare. Non ha alternative. Ma non può crollare, lo deve a sua moglie, ai suoi figli e ai suoi due nipotini: «Sono loro la mia forza», ci dice.
Il dramma del fratello Mario
Accanto a lui c’è il fratello Mario. Lui la sua casa ha cominciato a costruirla nel 1983, dalle fondamenta. L’ha costruita per restare, per i genitori, per i fratelli, per quell’affetto familiare che li aveva voluti tutti vicini, nello stesso lembo di paese dove erano nati, la contrada di San Nicola, un angolo di paradiso stretto tra cielo e mare che adesso per sei famiglie è diventato l’inferno: «Dopo quarant’anni di lavoro mi ritrovo senza niente». Mario non ha perso solo la casa, ha perso la tranquillità. Si sente imprigionato in un limbo. «Stare senza casa è brutto. Dove vai? In mezzo alla strada?».
L’estenuante attesa
Ora l’attesa è tutta per le verifiche tecniche. Serviranno interventi strutturali, fondi e tempo. Forse anni. La burocrazia, in Calabria, è lenta, nonostante le solite rassicurazioni. Intanto, sei famiglie dormono altrove con le loro vite sospese, con lo sguardo rivolto verso quella collina che continua a muoversi e a sgretolarsi e che invece, una volta, era il loro porto sicuro.
E in quella terra che scivola c’è il peso di una domanda che non forse non troverà mai una risposta: come può una notte di maltempo cancellare quarant’anni di sacrifici?