Furti di rame all’Unical, sentenza ribaltata in appello: assoluzioni e prescrizioni | NOMI
Sconfessato l’impianto accusatorio nella parte in cui veniva contestata l’associazione a delinquere (anche) alla ricettazione e riciclaggio
Ribaltone nel processo “Black out”. Nella sentenza di primo grado erano arrivate tredici condanne su tredici. In appello, però, il quadro è cambiato in modo netto: la terza sezione penale della Corte d’Appello di Catanzaro, nella giornata odierna, ha riformato in parte la decisione del Tribunale di Cosenza del 1° marzo 2023, pronunciando assoluzioni e dichiarando prescrizioni per diversi imputati, pur confermando nel resto e lasciando ferme le statuizioni civili.
Le assoluzioni in appello
La Corte d’Appello ha assolto: Francesco Bartucci (difeso dagli avvocati Luca Acciardi e Nicola Carratelli), Fabio Angelo Perri, Giuseppe Lucchino, Rosario Bandiera e Giovannino Gallo, tutti “dal reato loro ascritto al capo a) per non aver commesso il fatto”, ovvero la contestazione di associazione a delinquere finalizzata al traffico di rame, ricettazione e riciclaggio.
Le prescrizioni
La Corte ha poi dichiarato non doversi procedere per intervenuta prescrizione nei confronti di Franco Carriere (difeso dall’avvocato Nicola Rendace), Silvio Ciardullo, Daniel Adam, Andrei Cotet (difeso dall’avvocato Amelia Ferrari), Marcello Munegato e Linda Belsito (difesa dagli avvocati Luca Acciardi e Nicola Carratelli), sempre “in ordine ai reati loro rispettivamente ascritti”, perché estinti per prescrizione.
Inoltre, la Corte ha dichiarato la prescrizione anche per specifici capi residui contestati ad alcuni imputati: Bartucci (capi i e j), Perri (capi b, c, d, i, j), Lucchino (capi b, c, d, j), Bandiera Rosario (capi b, c, d, i, j) e Gallo Giovannino (capo c). Confermate le altre posizioni.
Nel processo, Telecom era l’unico soggetto ad essersi costituito parte civile, con un risarcimento da quantificare in sede civile. La motivazione verrà depositata entro 90 giorni.
Nel collegio difensivo figurano anche gli avvocati Giorgia Greco, Angela d’Elia, Aldo Ferraro, Alessandro Parisi, Antonio Quintieri, Giorgia Medaglia, Aurelio Sicilia, Francesco Gelsomino e Vincenzo Galeota.
L’inchiesta “Black out”: perché si chiamava così e cosa contestava l’accusa
Il processo nasce dall’indagine denominata “Black out”, avviata anni fa su un presunto circuito di acquisto e gestione di rame di provenienza furtiva, in particolare cavi elettrici attribuiti – nella contestazione – a sottrazioni ai danni di Enel, Telecom e Rfi, con conseguenze sul piano dei disservizi: energia, comunicazioni e trasporti.
Secondo la ricostruzione investigativa il rame – definito spesso “oro rosso” – sarebbe transitato in più passaggi fino a rientrare nel mercato “pulito”, con l’ipotesi di un meccanismo che avrebbe consentito la reimmissione nel circuito legale attraverso attività del settore, come autodemolizioni e canali di recupero.
Da dove parte tutto: 127 chili vicino all’Unical
L’indagine risale al 2014, quando la Polizia rinvenne 127 chili di rame nei pressi dell’Università della Calabria: un gruppo di cittadini romeni venne sorpreso vicino a un’auto con quel carico e – secondo quanto ricostruito – non sarebbe stata fornita una giustificazione ritenuta attendibile sulla provenienza. Da lì sarebbero partiti ulteriori approfondimenti che avrebbero portato, nel tempo, a ricostruire un giro più ampio.