Il latitante accolto a Rossano e l’aiuto di Matalone: il gip esclude l’aggravante mafiosa
Il soggiorno di Giuseppe Bevilacqua nell’agosto 2021: il giudice riconosce gravi indizi e riqualifica il fatto in favoreggiamento personale
«Eh allora aspetta che ti vengo a prendere io». Annibale Matalone risponde così a Giuseppe Bevilacqua, appena arrivato a Rossano in treno. È la mattina del 20 agosto 2021 e il giovane, ricercato dopo l’evasione dagli arresti domiciliari, dice di trovarsi nei pressi di un albergo sul lungomare. Non ricorda come raggiungere un bar, dove Matalone gli ha proposto di incontrarsi. Alla fine della telefonata, con la comunicazione ancora aperta, si sente un’altra domanda, rivolta a qualcuno vicino: «Lo prendiamo a questo?».
Da quel contatto prende forma la ricostruzione dell’assistenza che, secondo l’accusa, Matalone avrebbe assicurato a Giuseppe Bevilacqua durante due giorni di permanenza a Rossano: la ricerca di una stanza, gli spostamenti, gli acquisti di vestiti, i pasti e le informazioni per un nuovo viaggio in treno. Il soggiorno si conclude il 22 agosto 2021, quando i carabinieri individuano e arrestano Bevilacqua nel centro storico.
Il secondo capo d’imputazione
La vicenda costituisce il capo 2 dell’inchiesta Ginestra. La Procura aveva contestato a Matalone la procurata inosservanza della pena, prevista dall’articolo 390 del codice penale, con l’aggravante mafiosa. Il gip riconosce i gravi indizi sull’aiuto al ricercato, ma riqualifica la condotta in favoreggiamento personale ed esclude l’aggravante mafiosa.
La prima telefonata documentata è delle 10:32 del 20 agosto. Matalone tenta di raggiungere un’utenza intestata a Bevilacqua, ma nessuno risponde. Durante gli squilli viene registrata una conversazione con un uomo non identificato: «Dove cazzo è andato quest’altro… ha detto “sono venuto”… un napoletano». Alle 10:34 prova nuovamente, ancora senza ottenere risposta.
Corigliano Rossano e la ‘ndrangheta: «Abbiamo messo questo ragazzo come guardiano». Le richieste e il rifiuto ricostruiti nell’ordinanza del gipAlle 10:43 è l’interlocutore a richiamare. «Sono Giuseppe», esordisce, spiegando di essere già a Rossano e di essere arrivato in treno. Dice di trovarsi nei pressi di un hotel. Matalone gli domanda se ricorda il nome del bar, indicato dagli investigatori come uno dei luoghi di incontro del gruppo rossanese guidato da Salvatore Galluzzi. Bevilacqua risponde di no e Matalone si offre di raggiungerlo.
Gli investigatori leggono il dialogo come il segnale di una conoscenza precedente e di un incontro organizzato: il giovane sarebbe già stato al bar, pur non ricordando la strada.
Nel primo pomeriggio Matalone cerca una sistemazione. Alle 14:56 telefona a una struttura ricettiva e domanda se sia disponibile «una stanza». La donna che risponde gli comunica che entrambe le camere sono occupate. Secondo la ricostruzione, un alloggio viene comunque trovato nelle ore successive. Una telefonata delle 19:18 documenta un nuovo contatto per passare a prendere Bevilacqua nel luogo dove si è sistemato, ancora non individuato in quella fase dalla polizia giudiziaria.
Gli accertamenti sull’utenza e sul suo intestatario permettono intanto di ricostruire la posizione del giovane. Il 24 marzo 2021, dopo l’arresto e il giudizio direttissimo, il Tribunale di Napoli lo aveva condannato in primo grado a un anno e quattro mesi di reclusione e duemila euro di multa, per un fatto di droga di lieve entità.
Stasi ai domiciliari, depositato un ricorso al Riesame: memoria con tutti gli atti dell’amministrazione contro la ‘ndranghetaContestualmente gli era stato imposto l’obbligo di dimora a Casoria, con il divieto di lasciare l’abitazione tra le 21 e le 6. Dopo la violazione delle prescrizioni, il 30 aprile 2021 la misura era stata sostituita con gli arresti domiciliari e con il divieto di comunicare con persone estranee al nucleo familiare convivente.
All’evasione era seguito un ulteriore aggravamento: il 14 agosto 2021 la Corte d’appello di Napoli aveva disposto la custodia in carcere. I tentativi di rintracciarlo erano risultati vani e il 17 agosto era stata depositata la dichiarazione di latitanza.
Il nome utilizzato nelle telefonate, l’intestazione del numero, l’accento campano e il riferimento di Matalone a «un napoletano» portano gli investigatori a individuare proprio in Bevilacqua l’uomo arrivato a Rossano.
Per spiegare la scelta di raggiungere la città, la richiesta cautelare ripercorre i rapporti del padre di Bevilacqua, assassinato il 23 ottobre 2007 davanti a un bar di Arzano. L’uomo era stato coinvolto nell’operazione Ombra, relativa a un’associazione dedita al traffico di stupefacenti nell’area rossanese nel 2003, ed era stato indicato tra i partecipi e i principali fornitori del gruppo guidato da Galluzzi.
Il procedimento aveva portato alle condanne di Galluzzi, Giuseppe Ferrante, Sergio Esposito e Carmine Morello, divenute irrevocabili nel maggio 2010.
Una telefonata del 29 aprile 2003, richiamata nella richiesta, viene utilizzata per descrivere la vicinanza tra Galluzzi e Pasquale Bevilacqua. Quest’ultimo manifestava preoccupazione per l’arrivo di un provvedimento definitivo e Galluzzi prospettava un sostegno alla famiglia: «Digli a tua moglie per farsi sentire»; «se non ci resti, fammelo sapere così facciamo come prima».
Le rapine e le pressioni: il percorso di Cufone nelle carte dell’inchiesta su Corigliano RossanoUlteriori riferimenti provengono dalle dichiarazioni del collaboratore di giustizia Vincenzo Curato, raccolte nell’ottobre 2010 nell’indagine Stop. Curato aveva indicato Pasquale Bevilacqua come un canale di rifornimento della cocaina per Galluzzi già dal 2001. Sosteneva di aver assistito ad alcune consegne e descriveva scambi nei quali il fornitore avrebbe ricevuto mobili antichi in cambio dello stupefacente.
Anche Gaetano Solferino, nel gennaio 2011, aveva parlato dei rapporti tra Galluzzi e Pasquale Bevilacqua per le cessioni di droga e armi. Gli atti presenti nel fascicolo precisano però che Solferino aveva successivamente ritrattato le dichiarazioni e rinunciato alla collaborazione con la giustizia, riportando la sua condanna definitiva a sei anni per partecipazione alla cosca Acri.
Vengono richiamati inoltre un periodo di comune detenzione di Galluzzi e Pasquale Bevilacqua nel carcere di Castrovillari nel 1998 e un controllo effettuato a Napoli il 29 settembre 2001, nel quale Bevilacqua era stato identificato insieme a Nicola Acri e ad altre persone.
Sono i precedenti sui quali la Procura costruisce l’ipotesi di una continuità dei rapporti con l’ambiente di provenienza del ricercato. Il gip Fabiana Giacchetti, nelle conclusioni, distinguerà però questi legami storici dalla prova di una finalità mafiosa nell’aiuto assicurato al figlio.
Gli altri movimenti
Durante il soggiorno dell’agosto 2021, accanto a Matalone compare un altro soggetto che accompagna Bevilacqua negli acquisti e nelle uscite, aggiornando Matalone sulle sue necessità. Anche il nome di quest’uomo era emerso nelle dichiarazioni, poi ritrattate, di Solferino sullo spaccio per conto di Galluzzi.
Il 21 agosto, alle 13:06, Matalone lo chiama per sapere dove si trovino. L’uomo gli riferisce di essere a Rossano scalo con «Peppe», impegnato a comprare vestiti e a verificare il prezzo e gli orari di un treno in partenza il lunedì successivo, 23 agosto, alle 12:58.
Gli accertamenti individuano un collegamento regionale diretto a Sibari, stazione di scambio per proseguire verso altre località. La destinazione finale non viene accertata.
Alle 13:14 Matalone domanda se Bevilacqua abbia pranzato. Pedace racconta degli acquisti di abbigliamento per il mare, delle informazioni ferroviarie e del pasto consumato in una pasticceria-panetteria. Matalone si offre di comprare il biglietto, il cui costo viene indicato in 25 euro.
’Ndrangheta, tra matrimoni di gala e "buste" milionarie la diplomazia mafiosa si fa (anche) nelle sale ricevimentiNel pomeriggio l’uomo chiama Bevilacqua per invitarlo a fare un giro e a prendere un gelato. Alle 19:30 aggiorna Matalone: hanno trascorso parte del pomeriggio a Rossano e poi l’ospite è stato riaccompagnato nell’alloggio. Matalone chiede che venga avvisato del suo arrivo e che si faccia trovare pronto in strada.
Alle 19:31 il soggetto trasmette il messaggio a Bevilacqua, dicendogli che sta passando a prenderlo lo «zio». Un minuto dopo conferma a Matalone di averlo avvertito. Alle 19:36 Bevilacqua riceve un’altra chiamata e chiede alla donna che lo ha contattato di richiamarlo perché sta parlando con una persona. Gli investigatori ipotizzano che Matalone sia arrivato sotto l’albergo.
La mattina del 22 agosto, alle 11:12, Matalone informa l’uomo di essere con Giuseppe nella zona dello scalo e di voler tornare a breve nel centro storico. I due si danno appuntamento dopo circa mezz’ora.
Intorno a mezzogiorno, i carabinieri del Reparto territoriale, allertati della possibile presenza del latitante, lo individuano in un bar di corso Garibaldi. È seduto a un tavolo con Matalone e un altro uomo mentre il soggetto si trova in piedi nelle vicinanze.
’Ndrangheta nella Sibaritide, le rapine da giovanissimi e poi gli omicidi: le dichiarazioni di Cufone prima del suicidioPrivo di documenti, Bevilacqua fornisce generalità diverse dalle proprie e indica come sistemazione temporanea di un hotel. I militari lo accompagnano nella stanza dove effettivamente alloggia. Qui esibisce una denuncia di smarrimento della patente e della carta d’identità, presentata alla Questura di Salerno il 19 agosto con il nome che ha appena dichiarato. La fotografia associata a quell’identità, però, non corrisponde alla sua.
Gli accertamenti foto-dattiloscopici permettono di riconoscerlo come Giuseppe Bevilacqua. Il verbale di arresto viene redatto alle 15. Durante i controlli consegna anche circa tre grammi tra marijuana e hashish, detenuti nella camera.
Per gli investigatori, il soggiorno a Rossano rappresentava una sistemazione transitoria: due notti, prima della partenza prevista per il 23 agosto. Bevilacqua si sarebbe allontanato frettolosamente dalla propria abitazione per sottrarsi alla cattura, arrivando senza neppure una valigia.
Dopo l’arresto, alle 17:33, Matalone telefona all’uomo e gli chiede di incontrarlo entro dieci minuti. Alle 19:21 contatta un avvocato e fissa un appuntamento per il giorno successivo. La richiesta cautelare interpreta questi contatti come il segnale della preoccupazione per possibili conseguenze giuridiche. Non viene riportato il contenuto del successivo incontro professionale.
Nella richiesta compare anche un episodio dell’aprile 2024, richiamato dagli inquirenti per sostenere la conoscenza di Bevilacqua con persone del gruppo rossanese o ritenute a esso contigue. Dopo essere stato trovato in possesso di un cellulare all’arrivo nel carcere di Paola, Bevilacqua denuncia un appartenente non identificato alla polizia penitenziaria, sostenendo di aver acquistato il telefono durante la detenzione a Rossano per 800 euro.
Corigliano Rossano, dal baratto del voto al contratto a tempo indeterminato: tutte le accuse della Dda sul caso Lucisano-MingroneNella prima denuncia indica un uomo come tramite del pagamento; nel successivo interrogatorio davanti ai magistrati di Castrovillari fa invece il nome di Vincenzo Curia. Si tratta delle dichiarazioni del detenuto riportate nella ricostruzione accusatoria. La nota relativa alla precedente vicenda giudiziaria di Curia precisa che nel gennaio 2021 la Cassazione aveva dichiarato l’estinzione dei reati per prescrizione.
Nelle sue valutazioni sul capo 2, il gip ritiene che le telefonate e gli accertamenti documentino l’aiuto prestato da Matalone. Il contributo personale dell’indagato emerge, secondo il giudice, da «dati intercettivi inequivoci» e fonda la gravità indiziaria della condotta di assistenza al ricercato.
Damiano Pepe, il ritorno in libertà del presunto boss e la diffidenza di Leonardo Portoraro nelle intercettazioniIl provvedimento corregge però l’inquadramento giuridico formulato dalla Procura. Il fatto viene ricondotto al favoreggiamento personale, previsto dall’articolo 378 del codice penale, anziché alla procurata inosservanza della pena: la sentenza di condanna di Bevilacqua non era infatti passata in giudicato.
Il giudice esclude inoltre l’aggravante prevista dall’articolo 416-bis.1 del codice penale. La contiguità del padre di Bevilacqua alla cosca investigata non è stata ritenuta sufficiente a dimostrare che l’assistenza al figlio fosse stata assicurata con metodo mafioso o per agevolare l’organizzazione.