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18/06/2026 ore 11.27
Cronaca

La Cassazione annulla la confisca da 22 milioni all’imprenditore Giuseppe Borrelli di Altomonte

Accolto il ricorso degli avvocati Guido Siciliano e Francesco Iacopino: gli atti tornano alla Corte d’Appello di Catanzaro per un nuovo esame

di Antonio Alizzi

La quinta sezione penale della Corte di Cassazione ha accolto il ricorso proposto nell’interesse dell’imprenditore Giuseppe Borrelli, originario di Altomonte, e ha annullato con rinvio il decreto con cui la Corte d’Appello di Catanzaro aveva confermato la confisca di beni per circa 22 milioni di euro e l’applicazione della misura di prevenzione personale della sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per la durata di cinque anni.

Gli atti tornano ora alla Corte d’Appello di Catanzaro, che dovrà riesaminare la vicenda in diversa composizione.

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Confisca a Borrelli, genesi del procedimento

Il procedimento aveva avuto origine da un’operazione congiunta della Polizia di Stato e della Guardia di Finanza, all’esito della quale erano stati sequestrati beni per un valore complessivo di circa 22 milioni di euro, ritenuti riconducibili all’imprenditore. Il provvedimento aveva riguardato anche undici società con sedi a Roma e in Calabria.

Successivamente, il Tribunale di Catanzaro, sezione Misure di prevenzione, aveva disposto la confisca del patrimonio e applicato nei confronti di Borrelli la sorveglianza speciale con obbligo di soggiorno per cinque anni. La decisione era stata poi confermata in secondo grado dalla Corte d’Appello di Catanzaro.

Contro il decreto d’appello, gli avvocati Francesco Iacopino e Guido Siciliano hanno proposto ricorso per Cassazione, contestando l’impianto posto a fondamento delle misure patrimoniali e personali.

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La linea difensiva

La difesa ha sostenuto l’insussistenza sia della pericolosità generica sia della pericolosità qualificata. In particolare, i legali hanno evidenziato che Borrelli non sarebbe mai stato condannato per reati produttivi di profitti illeciti.

Quanto alla pericolosità qualificata, i difensori hanno contestato il riferimento alla presunta vicinanza dell’imprenditore ad ambienti mafiosi. Secondo la difesa, gli atti di polizia giudiziaria si sarebbero limitati a descrivere Borrelli in termini generici come soggetto «contiguo» o «vicino» a contesti criminali.

Una qualificazione che, secondo l’impostazione difensiva, non sarebbe sufficiente a fondare un giudizio di pericolosità qualificata. Per sostenere una misura di prevenzione di questo tipo, sarebbe infatti necessario individuare elementi idonei a dimostrare l’effettiva partecipazione all’associazione criminale o comunque un contributo concreto e apprezzabile all’attività della consorteria.

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La difesa ha inoltre richiamato la consulenza tecnica del dottore commercialista Ercole Palasciano, sostenendo la compatibilità tra i redditi lecitamente prodotti dall’imprenditore e la consistenza del patrimonio sottoposto a sequestro.

Gli atti del procedimento di prevenzione a carico di Borrelli erano stati richiamati anche nel procedimento che ha portato allo scioglimento per infiltrazioni mafiose del Comune di Altomonte.