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23/09/2023 ore 10.35
Cronaca

L'allarme dei produttori oleari nella Sibaritide: «Non troviamo più operai specializzati»

Il segnale lanciato dall’imprenditore Tommaso Figoli. «Pur offrendo di più nel contratto e con tutte le garanzie sindacali, non si trovano né manovalanza né trattoristi»
di Luca Latella

«Sono disponibile ad assumere con contratti regolari e secondo tariffa, ma non trovo nessuno». A pochi giorni dall’inizio della campagna olearia 2023, Tommaso Figoli non riesce a reclutare personale, nonostante sia disposto a sottoscrivere contratti di lavoro con tutti i crismi sindacali e, addirittura, ad offrire di più del contratto nazionale di categoria. Servono semplici operai per la potatura – ad esempio – ma anche trattoristi, mulettisti, quindi qualificati. Figoli produce olio d’eccellenza, evo, certificato, pluripremiato, nella Sibaritide, a Corigliano Rossano. Il suo è un grido di dolore che si estende anche agli altri campi del settore, come quello agrumicolo.

«Eppure – dice – non è più il lavoro usurante di un tempo perché la filiera può contare sui macchinari lungo tutta la linea di produzione, a partire dalla raccolta delle olive». Niente più schiena spezzata dunque, «manca semplicemente la voglia di lavorare e soprattutto di formarsi». «Io propongo il contratto nazionale, a tariffa sindacale. Ho notato però che non si tratta più di soldi, perché pur offrendo di più non riesco comunque a trovare personale. Anche senza reddito di cittadinanza, una misura che in questi ultimi anni ci ha penalizzati moltissimo, perché la gente preferiva rimanere sul divano». Tommaso Figoli racconta anche un aneddoto accaduto negli anni scorsi.

«Con un gruppo di cinque colleghi imprenditori ci siamo recati al centro per l’impiego, chiedendo di poter assumere 60-70 persone in totale, ma senza esiti. Ci è stato risposto che il reddito di cittadinanza aveva paralizzato il mercato del lavoro e che non si sarebbe presentato nessuno. Il problema, però, oggi è diverso – sottolinea il produttore olieario –. Alle nostre offerte non risponde nessuno perché viene avvertito come un lavoro mortificante. La gente, insomma, si vergogna a lavorare in agricoltura. Anche gli stranieri, un tempo più disponibili degli italiani a svolgere questo genere di mansioni, non si trovano più». La campagna olearia in partenza in questi giorni e quella agrumaria, prevista tra poche settimane, rischia insomma di uscirne fortemente penalizzata nelle produzioni.